Archivio

Archivio per la categoria ‘Senza categoria’

Orellana sul caso Merck

16 giugno 2013 redazione Nessun commento

di Luis Alberto Orellana, cittadino portavoce in Senato

Giovedì 6 di questo mese, per la prima volta, la dirigenza dello stabilimento Merck di Pavia ha incontrato le Istituzioni locali e nazionali a un tavolo di confronto per comunicare la decisione di chiudere o vendere lo stabilimento entro dicembre 2014. La decisione è stata da loro definita “irrevocabile”. Lo stabilimento Merck è insediato a Pavia dal 1961, produce fra l’altro l’antidiabetico Januvia con monopolio mondiale (con brevetto in scadenza, a seconda dei Paesi, fra il 2018 e il 2020). Questo farmaco viene esportato in oltre 90 Paesi nel mondo: come rivendicato dagli stessi dirigenti aziendali, lo stabilimento Merck di Pavia è uno dei “gioielli” del network Merck, all’avanguardia per processi produttivi, innovazione, tecnologie, professionalità. Ha 270 dipendenti, tenendo conto dell’indotto dà lavoro a 400 cittadini.

Se molto Merck ha dato a Pavia e all’Italia, questo è stato un rapporto reciproco. Nello stabilimento Merck lavorano professionalità che si sono formate nel sistema educativo italiano, i brevetti e gli altri diritti proprietari sono tutelati dalle leggi e dalle Istituzioni italiane, la commercializzazione interna ed all’estero dei farmaci prodotti si avvale della rete infrastrutturale e logistica italiana. Lo stabilimento Merck, per oltre 50 anni, ha beneficiato di beni e servizi del mercato pubblico e privato italiano, così come ha beneficiato dell’accesso al mercato farmaceutico italiano, di cui detiene un ragguardevole 5%.

Tale relazione simbiotica fra il territorio e la società produttrice sembra non essere percepita dalla casa madre della multinazionale, la quale, senza previamente aver iniziato un dialogo e un confronto con le parti sociali e con i rappresentanti istituzionali locali e nazionali, ha freddamente comunicato la decisione definita “irrevocabile” di vendere o trasferire all’estero la produzione. Come se non avesse responsabilità sociale, come se non esistesse alcun rapporto col territorio e i cittadini, come se Merck non avesse ricevuto così tanto, per così tanti decenni, dal pavese e dall’Italia. Come se una decisione così capitale, e così drammatica, potesse essere presa ex abrupto al di fuori di qualsiasi confronto con le parti sociali, col territorio, con le Istituzioni. Per il M5S, tale comportamento è semplicemente assurdo e ingiustificabile. Tanto più se consideriamo che lo stabilimento Merck di Pavia non è certo improduttivo, al contrario esporta in 90 Paesi ed è caratterizzato da un alto tasso di innovazione ed efficienza dei processi produttivi, come testimoniato fra l’altro dagli investimenti in loco della stessa società madre negli ultimissimi anni.

La decisione di vendere o delocalizzare ricorda ciò che Papa Francesco chiama la “deformità” della cultura dello “scarto”: citando le sue parole: “La crisi mondiale che tocca la finanza e l’economia sembra mettere in luce le loro deformità e soprattutto la grave carenza della loro prospettiva antropologica, che riduce l’uomo a una sola delle sue esigenze: il consumo. E peggio ancora, oggi l’essere umano è considerato egli stesso come un bene di consumo che si può usare e poi gettare. Abbiamo incominciato questa cultura dello scarto”. I lavoratori dello stabilimento pavese sono forse “usa e getta”? Persone che non vengono nemmeno consultate quando si tratta di prendere decisioni così importanti? Anche le istituzioni locali e nazionali sono “usa e getta”, non meritorie di ascolto e confronto?

Forse alcuni diranno: è la “globalizzazione”. Come se non avessimo responsabilità politiche, morali ed umane. Come se la globalizzazione fosse un destino piovuto dal cielo, e non un sistema di regole, trattati, leggi, che i governi italiani e non solo hanno sottoscritto, istituito, creato, alimentato. Forse oggi è il momento in cui dovremmo chiederci quale globalizzazione vogliamo, se vogliamo una globalizzazione delle culture e della fratellanza fra i popoli o una globalizzazione fondata sull’idolatria dei mercati e dei profitti e sulla riduzione degli esseri umani a “scarti” residuali, come ci ricorda Papa Francesco.

Logo di Merck Sharp and Dohme

Fatte queste considerazioni, non possiamo credere, o permettere, che le decisioni “irrevocabili” della dirigenza Merck rischino di schiantare la vita di 400 lavoratori nonché il tessuto economico, produttivo e sociale del pavese e dell’Italia, dato che lo stabilimento Merck pavese è l’ultimo rimasto nel nostro Paese.

Chiediamo come M5S che il Governo convochi al più presto la dirigenza Merck: non solo quella nazionale, che non ha il potere di cambiare queste decisioni, ma la dirigenza della multinazionale stessa, come di recente ha fatto ad esempio con i vertici Fiat. Il Governo ha l’autorità e la possibilità di chiedere la revoca della decisione di vendere o delocalizzare lo stabilimento, trattando per scongiurare questo scenario. Affinché sia una trattativa vera, e non di facciata, il Governo deve mettere sul tavolo tutte le opzioni in modo forte e autorevole: dalla vendita dello stabilimento a soggetti privati mantenendo gli attuali livelli occupazionali e produttivi, tramite un accordo che consenta la produzione di Januvia in loco e la distribuzione tramite la rete commerciale internazionale di Merck, fino alla nazionalizzazione dello stabilimento ricorrendo, facciamo un’ipotesi, alla Cassa Depositi e Prestiti. Il Governo italiano ha tutti gli strumenti e l’autorevolezza per garantire la permanenza dello stabilimento produttivo in loco, sia che la proprietà rimanga la medesima sia che venga ceduta ad altri privati sia, infine, che venga rilevata dallo Stato.

Inoltre ho chiesto, quale rappresentante istituzionale eletto sul territorio, di essere reso partecipe dell’istituendo tavolo di trattative MiSE. Chiediamo, come M5S, che oltre il tavolo di trattative MiSE venga reso operativo anche un tavolo di trattative regionale per consentire alle Istituzioni di attivare gli ammortizzatori sociali di rispettiva competenza, nel caso sia necessario.

Quella che il Premio Nobel Joseph Stiglitz ha definito “l’assurda religione per cui i mercati hanno sempre ragione” deve finire: la Repubblica italiana ha precisi obblighi e doveri nei confronti dei suoi cittadini. Come recitano l’articolo 41 della Costituzione: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali”, e 35: “La Repubblica tutela il lavoro in tutte le se sue forme e applicazioni”. La Costituzione deve essere applicata, il lavoro e la produzione devono essere tutelati e indirizzati a fini sociali: non ci aspettiamo nulla di più e nulla di meno nell’affrontare il caso Merck di Pavia.

Gli scenari della politica

16 giugno 2013 redazione Nessun commento

di Bruno Amoroso

Merkel, Monti, Euro

Il dibattito politico in corso in Italia e in Europa non è rivolto ai problemi del presente, alle paure e alle difficoltà attuali dei cittadini, ma agli scenari possibili. In una situazione di grave disagio sociale creata con la decurtazione del reddito dei cittadini attuata con il rapporto di cambio concordato per l`entrata del paese nell’Euro, e dalla distruzione delle loro possibilità di lavoro e di reddito ottenuta con l`espropriazione dei loro risparmi grazie alla speculazione finanziaria, si preferisce evocare scenari drammatici di crollo dell`economia nell`ipotesi di un`uscita dall`Euro e di applicazione di proposte diverse da quelle dettate dalla Commissione europea. Qualunque proposta critica o alternativa al governo presente dell`economia, il governo della finanza e delle banche, viene tacciata di antipolitica e di populismo. Nel frattempo stiamo assistendo alla devastazione dei sistemi sociali e produttivi e dei sistemi di welfare considerata un male minore.

Questo genera tre tipi di risposte. Gli indignati, cioè coloro che non solo respingono al mittente la richiesta di fare sacrifici, ma che urlano la propria rabbia per aver scoperto il carattere predatorio assunto sia dal capitalismo sia dai governi insediati a rappresentarlo. Mai come oggi è evidente il ruolo di «comitato di affari della borghesia predatoria» assunto dai governi nazionali in Europa. Per questo gli indignati – nelle forme più organizzate come il movimento Occupy e il Movimento Cinque Stelle e in quelle più spontanee e decentrate presenti sui territori – hanno saputo unire alla protesta l`assunzione degli obiettivi e delle politiche che possono riorientare le nostra comunità e società a partire dai beni comuni, dal lavoro, dalle città, ecc. Questi movimenti e queste persone sono la Politica oggi.

Poi abbiamo gli indifferenti, cioè gran parte delle persone che per le loro origini storiche nella sinistra e nei movimenti cattolici, avvertono il disagio sociale crescente, ma credono all`allarmismo del «peggio che verrà» ed hanno difficoltà a riconoscere apertamente che i predatori dominano oggi non solo nell`economia ma anche nella politica, nella loro politica. Il potere della finanza, come quello della mafia, si è infiltrato nelle istituzioni e nei partiti sia con la campagna acquisti della Goldman Sachs sia, indirettamente, favorendo la dipendenza dei partiti e delle istituzioni dal sistema finanziario nelle forme del finanziamento della politica ben noto. Questo è quanto gli indifferenti ignorano, o fanno finta di ignorare, rendendosi complici del presente insostenibile e del «peggio che verrà».

Il Partito Unico PDL/PDmenoelle

Con il loro comportamento di accettazione del meno peggio, gli indifferenti lasciano il campo aperto agli indecenti, cioè a quelle forze economiche e politiche che elaborano, diffondono e sostengono i veri strumenti dell`antipolitica, le armi di distruzione del buon governo e del buon senso creati dalla cultura della solidarietà durante decenni di lotte. Gli indecenti, cioè l`antipolitica, sostengono che la politica, cioè l`esercizio del potere da parte dei cittadini, non è utile, anzi è dannosa; per questo preferiscono governi «tecnici». Gli indecenti sostengono che il “bene comune” non esiste perché riflette troppo le preferenze politiche dei cittadini; meglio è fidarsi dei mercati finanziari. Gli indecenti non amano la funzione pubblica e il buon governo, impossibile dicono se pubblico; a questo preferiscono il privato, cioè il loro potere indisturbato e occulto che impedisce perfino di individuarli e punirli. Gli indecenti pensano che gli italiani siano in grado di pagare per i propri e altrui misfatti, ma non di governare, e i politici migliori e da preferire sono in non-politici, meglio se non eletti. Gli indecenti, infine, sono convinti che i «mercati finanziari» sono migliori dei parlamenti e dei governi e quindi più legittimati al governo dell`economia. Insomma, la democrazia fondata sul mercato finanziario.

Questa è l’antipolitica – degli indecenti e degli indifferenti – che spetta a tutti noi indignati di respingere e rimuovere rapidamente con tutti gli strumenti a disposizione prima che questi vengano dichiarati incostituzionali.

Trasparenza: mese di maggio

13 giugno 2013 redazione Nessun commento

Caso Merck, Orellana e Nanni

8 giugno 2013 redazione Nessun commento

Comunicato stampa congiunto della Consigliera Nanni e del Senatore Orellana

“Siamo pronti a percorrere ogni via istituzionale, senza escludere la richiesta di nazionalizzazione dello stabilimento”.

Per il M5S Pavia, di fronte all’agghiacciante annuncio della futura chiusura dello stabilimento Merck pavese, l’unica risposta adeguata è che il Governo convochi i vertici della multinazionale per trattare la permanenza dell’attività produttiva a Pavia.

Secondo la Consigliera regionale Iolanda Nanni “la delocalizzazione non ha una reale giustificazione economica, dato che lo stabilimento pavese detiene il monopolio mondiale della produzione del farmaco Januvia, lo esporta in decine e decine di Paesi nel mondo e, a detta degli stessi dirigenti, rappresenta uno dei gioielli del network Merck. Se fosse l’ennesima operazione in cui si specula con delocalizzazioni pur in presenza di utili, il M5S si opporrà con forza”.

Anche secondo il Senatore Orellana “Il Governo deve intervenire convocando immediatamente i vertici della multinazionale, che a differenza dei vertici locali hanno l’autorità di revocare la decisione. In assenza di un’azione decisa che apra una vera trattativa coi vertici della multinazionale, tutto il resto sarebbe solo un palliativo nei confronti di ciò che potrebbe diventare un dramma per la città e per moltissime famiglie”.

Se la società dovesse sottrarsi a tale trattativa o non recedere dalla decisione presa, bisognerà esplorare ogni scenario utile a preservare la produzione e i posti di lavoro. Nel primo incontro fra i vertici dell’azienda e le Istituzioni, è emerso che la proprietà è disposta a vendere lo stabilimento pavese a un acquirente consentendo poi la distribuzione dei prodotti tramite la propria rete commerciale, stipulando un apposito contratto. Le Istituzioni devono immediatamente mobilitarsi per trovare un acquirente e, se ciò non fosse possibile, si studi la possibilità di nazionalizzare un impianto produttivo di cui Pavia non può fare a meno.

IL SENATORE ORELLANA PRIMO FIRMATARIO DELLA MOZIONE PER LA BONIFICA DELL’AMIANTO DI BRONI

6 giugno 2013 redazione Nessun commento

Comunicato Stampa M5S Pavia

Il Senatore Luis Alberto Orellana ha presentano al Senato una mozione (mozione broni) per chiedere al Governo gli stanziamenti finanziari necessari a completare la bonifica dell’amianto di Broni, Sito di Interesse Nazionale. Oltre 40 Senatori del M5S hanno già firmato la mozione e il Senatore Orellana chiede che anche gli altri gruppi parlamentari intervengano sul caso di Broni sostenendo la mozione, in particolare gli altri Senatori e Deputati eletti nella Provincia di Pavia, e a riguardo dichiara:

“Confido che riusciremo a costruire una convergenza con gli altri gruppi parlamentari, a partire dal Senatore Centinaio e dai Deputati Ferrari e Scuvera, per affrontare il tragico caso dell’inquinamento da amianto a Broni. Dopo anni di promesse non mantenute da parte della politica, questa mozione è un atto concreto che impegnerebbe il Governo a stanziare i finanziamenti necessari con tempistiche certe, entro 6 mesi dall’approvazione della mozione stessa, Broni non può più aspettare”.

La mozione non riguarda solo i finanziamenti ma anche altri aspetti della bonifica:

-          Impegna il Governo a scadenze temporali precise: il finanziamento della bonifica dovrà essere predisposto entro 6 mesi dall’approvazione della mozione stessa.

-          Impegna il Governo a garantire che la bonifica non diventi occasione di speculazione, assicurandone la gestione da parte di una azienda speciale in house (azienda pubblica quindi e non privata).

-          Impegna il Governo a garantire il principio di autonomia territoriale, affinché il sito di smaltimento dell’amianto di Broni riceva solo ed esclusivamente l’amianto di Broni e non di altri territori.

Assemblea M5S Pavia: Venerdì 31 Maggio

Venerdì 31 Maggio si terrà un’assemblea pubblica del M5S per discutere sia la presenza sul territorio del MoVimento sia l’interfaccia con i cittadini portavoce nelle Istituzioni: alle 21 presso la sala di S. Martino di Tours, Corso Garibaldi numero 69. La cittadina consigliera regionale Iolanda Nanni riferirà sulle sue attività in Regione Lombardia.

Vi aspettiamo!

stay tuned

Categorie:Senza categoria Tag:

Festa delle diversità 2013

Week end ricco di appuntamenti per il M5S Pavia: venerdì 24 alle 21 presso S. Maria Gualtieri (Piazza della Vittoria, Pavia) si terrà Pavialeaks, spettacolo di informazione dal basso sui retroscena della politica pavese. Tutte le info qui.

Sabato pomeriggio invece ci sarà la Festa delle diversità, organizzata da Coming-aut Arcigay Pavia insieme alle Associazioni di disabili e migranti, e più in generale dalle Associazioni operanti nel campo delle pari opportunità.

Partecipate numerosi!

Ecco il messaggio degli organizzatori:

Il 25 maggio dalle ore 14.30 sfilerà a Pavia la voglia di eguaglianza e l’orgoglio delle diversità.

Per andare oltre al limite.

Dalle 14.30 ti aspettiamo per il Corteo alla Stazione di Pavia che confluirà in Piazza Vittoria dove ci aspetteranno musiche, testimonianze, canti, fantasia: di chi ha scelto di vivere controccorente, di chi ha scelto d’essere parte di un movimento per la felicità.

L‘iniziativa è al suo quarto anno, ha ottenuto il patrocinio del Comune di Pavia, della Provincia di Pavia e dell’UNAR (l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri)

Giuseppe Polizzi

Arcigay Pavia

Festa delle diversità 2013

Comanda Cetto

di Cesare Del Frate

L’utilizzatore finale del PDmenoelle governa per procura tramite il nipote di Letta e il vertice del PDmenoelle si dissocia dai lavoratori che sono scesi nelle piazze a rivendicare il diritto a una vita dignitosa. Capisco sempre di più i militanti che in lacrime hanno bruciato le tessere nelle scorse settimane. Bisognerebbe attivare un telefono verde di sostegno psicologico a chi aveva votato contro il pedonano e se lo ritrova al governo con in più Nitto Palma a presiedere la Commissione giustizia. Chi vivrà vedrà…

Cetto Laqualunque

Pavialeaks: venerdì 24 maggio, vi aspettiamo!

Riparte Pavialeaks, spettacolo di informazione dal basso sulla politica pavese e non solo targato M5S.

L’appuntamento è per venerdì 24 Maggio alle 21 a S. Maria Gualtieri, Piazza della Vittoria, Pavia.

Gli interventi:

Iolanda Nanni: Portavoce M5S in Regione Lombardia
Cesare Del Frate: Reddito di cittadinanza, equità e rilancio dell’economia
Giorgia Lomartire: Ndrangheta lombarda
OSPITI
Nicola Lamberti: il Centro Commerciale di Borgarello
Giovanni Giovannetti: Slot e ludopatie
Giuseppe Polizzi: Quale democrazia?

Categorie:Senza categoria Tag:

Trasparenza: la busta paga di Iolanda Nanni

16 maggio 2013 redazione 5 commenti

Il M5S dice quello che fa e, soprattutto, fa quel che dice. Abbiamo promesso l’autoriduzione delle indennità dei Consiglieri regionali.

In attesa (vana?) che i partiti facciano lo stesso, autoriducendo le indennità e benefits dei Consiglieri regionali, ecco allora l’autoriduzione dell’indennità di Iolanda Nanni, Consigliera eletta nella circoscrizione pavese.

Pubblichiamo la busta paga e le note spese di Marzo e Aprile.

INCASSATO EURO 16.384 = RESTITUITO EURO 10.909,89

Indennità della Consigliera Iolanda Nanni

Nota Spese Aprile 2013

Nota Spese Marzo 2013

Nicola Lamberti: per far rinascere Borgarello

Nicola Lamberti

Affianco alla Certosa di Pavia, monumento meraviglioso che accoglie un milione di visitatori l’anno, potrebbe sorgere un enorme centro commerciale. Oppure potrebbe rimanere un’area verde, bella, ospitale, centro nevralgico e vitale del turismo nel pavese. Questo dipende dalle prossime elezioni comunali di Borgarello. Nicola Lamberti, candidato Sindaco con la lista “Progetto civico”, porta avanti una battaglia di civiltà. I cittadini che vogliono un’economia sostenibile, un territorio preservato e l’esercizio dell’etica nel governo della cosa pubblica, sono con lui.

Borgarello: centro commerciale, affari, elezioni comunali

15 maggio 2013 redazione Nessun commento

di Giovanni Giovannetti

Centro Commerciale di Borgarello

L’ex sindaco comunista di Borgarello Donato Rovelli (avvincente primo sponsor politico del mega-centro commerciale alle porte del paese, ora candidato nel centrodestra) figura quale acquirente di uno dei terreni agricoli presso Certosa sopra cui dovrebbe passare la variante alla strada provinciale 35, asfalto “di servizio” per il Centro commerciale.
Una storia a tratti odiosa. Nell’aprile 2012, Rovelli e il promotore finanziario Emanuele Forte di Certosa sottoscrivono il preliminare di compravendita a prezzo di favore per un terreno che la GE srl di Forte gestisce per procura in nome di un inconsapevole imprenditore agricolo affetto da retinite pigmentosa, una malattia ereditaria degenerativa. L’ex sindaco sa che – una volta approvata la variante alla ex statale dei Giovi per il Centro commerciale – il valore di quel terreno è destinato a lievitare (come potesse il Rovelli manifestarsi tanto sicuro dell’approvazione provinciale rimane tuttavia un mistero).
Così la racconta Maria Fiore sul quotidiano locale il 9 maggio: «A causa del peggioramento delle condizioni di salute dell’agricoltore, la sorella dell’uomo viene a conoscenza della vendita dei terreni e dell’esistenza della procura, che sarebbe stata usata anche per portare avanti una serie di operazioni finanziarie di cui l’agricoltore non era a conoscenza. A questo punto l’agricoltore decide di revocare la procura a Forte. Ma una settimana più tardi, attraverso quella stessa procura, davanti ad un notaio il promotore finanziario sottoscrive un contratto preliminare di compravendita a favore di Donato Rovelli […]. Inoltre, l’accordo prevede che il prezzo sarebbe stato pagato solo al momento del rogito, da fare nei 5 anni successivi», senza alcuna caparra e sulla buona fede, garantendosi l’acquisto futuro senza esborsi preliminari, aspettando il Centro commerciale.
Ora siamo in campagna elettorale. A Borgarello si fronteggiano il sindaco uscente Nicola Lamberti di “Progetto civico” – risolutamente contrario all’ipermercato – e Donato Rovelli, candidato di Pdl e Lega Nord che invece lo vuole (e si principia a intuirne il motivo…).
A prestare orecchio alle malelingue, tra gli sponsor occulti di Donato Rovelli e Centro commerciale, figurerebbero il Presidente della Provincia Daniele Bosone (PD) e l’assessore provinciale a mobilità infrastrutture e lavori Pubblici Maurizio Visponetti, stesso partito. Non sembri strano: a riprova citeremo l’indebita e semiclandestina “Osservazione” provinciale al Pgt pavese, a firma di Bosone: l’allacciamento alla tangenziale della variante stradale alla provinciale 35 (ovvero tra il Centro commerciale e la tangenziale pavese) avrebbe in questo modo fatto fare un significativo passo avanti all’invasivo progetto che, a parole, il Presidente della provincia sostiene di avversare. Una “Osservazione” peraltro illecita più volte, che nemmeno è passata dal Consiglio provinciale, come invece s’imponeva. Una “Osservazione” che ignora il Piano territoriale di coordinamento della Provincia (nemmeno citato, Piano che, da quelle parti, semmai prevede «il consolidamento delle attività agricole e dei caratteri connotativi»). Una “Osservazione” che risulta in palese contrasto col Piano territoriale regionale d’area Navigli lombardi (Ptra), Piano che estende e rafforza i vincoli ambientali della zona.
Tuttavia senza l’approvazione della variante non è ammessa alcuna Conferenza dei servizi. Insomma, eludendo, forzando o giocando con le norme si è palesato questo bel ginepraio.
E qui, tra destra e sinistra, non ci si raccapezza più: a Borgarello la Lega Nord, a parole contraria al Centro commerciale, nei fatti è in cordata con chi lo vuole; così come a sinistra (sì, beh, sinistra…) sembrano della partita il presidente Bosone e l’assessore Visponetti. All’opposto, nell’udienza del 2 maggio scorso presso il TAR della Lombardia, gli avvocati dei Comuni di Pavia e di San Genesio (centrodestra) hanno chiesto con forza l’annullamento dell’autorizzazione commerciale.
Saranno voci, ma lo strabismo bosoniano pare lo si possa misurare dispiegando il metro dei bottegai, quale conseguenza del presunto mancato sostegno elettorale da parte di Lamberti e del locale circolo Pd alle recenti elezioni regionali, perse da Bosone e vinte da Giuseppe Villani. Insomma, a Borgarello, un clan Pd ora intenderebbe presentare il conto al candidato sostenuto dallo stesso partito, operando sottobanco in favore di Rovelli e di un Centro commerciale dannosissimo per economia e ambiente, un ecomostro che nessuno vuole a parte lorsignori, i loro amici e gli amici degli amici. Roba da asilo Mariuccia.

Ius soli, emigrazione e caporalato

12 maggio 2013 Cesare Del Frate 6 commenti

Il reato di clandestinità favorisce il caporalato

C’è qualcosa di schizofrenico nello sbandierare lo ius soli mentre, al contempo, si massacra il diritto al lavoro e si invitano i giovani italiani laureati ad emigrare, ma è ciò che sta avvenendo in Italia, e non da oggi. Le due questioni sono strettamente correlate: le politiche di progressiva de-industrializzazione per essere realizzate hanno bisogno di

1)      Giovani laureati che emigrano all’estero per non rimanere disoccupati: la nuova emigrazione dei talenti è una valvola di sfogo del disagio sociale.

2)      Immigrazione dequalificata e ricattabile (grazie al reato di clandestinità) da impiegare nel caporalato semi-schiavile delle imprese a bassa tecnologia ed innovazione (vedi il caso di Rosarno).

3)      L’introduzione di sempre maggiore precarietà per le giovani generazioni, spaccando l’Italia fra chi ha un lavoro dipendente “sicuro” da un lato e dall’altro una generazione di diseredati (grazie ai vari Treu, Biagi, Fornero) pronti a lavorare con paghe da fame.

La partitocrazia italiana ha venduto corpo ed anima al mondo dell’alta finanza che da decenni, per sopravvivere, dissangua l’economia reale. Ripercorriamo allora i vari passi verso la desertificazione della società italiana inaugurata da governi di centrosinistra: il Pacchetto Treu del 1997, con cui il precariato diviene legge. Sempre il governo Prodi, pochi mesi dopo, con la legge Turco-Napolitano (1998) apre i moderni lager dei Centri di permanenza temporanea e inizia il percorso che porterà alla criminalizzazione della clandestinità con la legge Bossi-Fini. Il lavoratore clandestino, minacciato dalla spada di damocle della denuncia penale, è legato mani e piedi al caporalato più feroce. Non è casuale che lo smantellamento del diritto al lavoro vada di pari passo con la persecuzione degli immigrati a norma di legge: si creano così due eserciti di lavoratori, giovani italiani senza quasi più diritti e stranieri clandestini per il caporalato. Sempre i primi governi di centro-sinistra e pseudo-tecnici nel frattempo avviano la svendita del patrimonio industriale italiano che viene preso, divorato e risputato dalla grande finanza e dai capitani coraggiosi amici di D’Alema & company (vedi il caso Telecom).

L’agghiacciante silenzio dell’ex Premier Monti di fronte alla domanda di un giornalista su cosa avesse da dire a un italiano pronto ad emigrare per farlo rimanere in Patria, va a braccetto con quanto scritto nero su bianco nel DEF 2013, il documento di programmazione economica del Governo Letta: “L’Italia ha bisogno di investire nei suoi talenti, e per questo la mobilità sociale e geografica diventano le migliori alleate, non solo all’interno del Paese, ma anche e soprattutto nel più ampio orizzonte del mercato del lavoro europeo e globale”. Tradotto dal politichese: “mobilità geografica non solo all’interno del Paese” significa: “cari giovani italiani invece di protestare e chiedere un cambiamento andatevene da questo Paese perché non avete e non avrete un lavoro. Tanti saluti e levatevi dai coglioni”. Quando un Governo invita i propri cittadini ad emigrare ha tradito la Repubblica.

Insomma il Governo Letta sbandiera lo ius soli mentre contemporaneamente “sollecita” i figli degli italiani ad emigrare. In perfetta coerenza con i disgraziati governi degli ultimi venti anni.

Tanto per non sbagliare nel ripetere sempre gli stessi errori, i nostri illuminati governi dei salvatori della Patria hanno vincolato la Repubblica a una serie di trattati capestro dagli esiti sociali devastanti: a partire dal Trattato di Maastricht fino al Fiscal Compact e al MES, per non parlare della cessione della sovranità economica a un sistema di banche straniere (la BCE). Come dice Mario Draghi: “il welfare europeo è morto. Non possiamo più permetterci di pagare la gente per non lavorare”. E se lo dice Draghi, i Letta/Monti/Papademos/Rajoy e collaborazionisti vari eseguono. Ce lo spiega in altri termini Roberto Fassina, viceministro dell’Economia targato PD: “se non puoi svalutare la moneta, devi svalutare il lavoro”. Missione compiuta, è dai tempi di Prodi che svendono le industrie, “svalutano” il lavoro precarizzandolo, criminalizzano gli immigrati per trasformarli in docili schiavi del caporalato, svendono la sovranità economica repubblicana.

Mentre lorsignori discettano di ius soli nei salotti televisivi, i Centri temporanei di accoglienza traboccano di prigionieri trattati come bestie e i clandestini si spaccano la schiena a Rosarno e nei moderni campi di sfruttamento, la disoccupazione giovanile esplode e i talenti fuggono dal Paese.

Lo ius soli è un tema che deve essere affrontato insieme alla questione sociale e del lavoro, per ricostruire da capo un sistema economico e sociale equo e sostenibile, al posto dell’attuale incubo senza futuro. Non ci sono diritti nella miseria: come sostiene Rodotà, dobbiamo ricostruire una società dei diritti con fondamenta economiche solide, e che garantisca il pieno impiego come ricordato ancora recentemente dai parlamentari M5S.

Il cambiamento arriverà perché lo stiamo costruendo tutti insieme, e quando arriverà saranno loro ad emigrare, e non più i figli degli italiani.

Da Ruby a Borgarello, storie italiane di “conflitti di interessi”

di Giorgio Boatti

A volte una sola lezione non basta: per capire come davvero funzionano le cose bisogna andare a ripetizione. Da chi? Dal ripetersi dei fatti che si svolgono sotto gli occhi.
Prendiamo ad esempio il “conflitto di interessi”: ovvero il confliggere tra il tornaconto di un solo cittadino e gli interessi presenti e futuri della più vasta comunità di cui quel singolo è parte.
Ci sono confini tra i diritti inalienabili del cittadino e i doveri che questi, al pari di tutti gli altri concittadini, deve rispettare. Questo confine è indicato dalle leggi a cui tutti siamo sottoposti, perché “la legge è uguale per tutti”.
Ma se un imputato qualsiasi, in vista del verdetto che deve sancire l’esito di un processo in corso a suo carico, decidesse di far valere – alla vigilia della sentenza – la sua ricostruzione dei fatti davanti a una platea di milioni di telespettatori, platea di cui può disporre quale proprietario di una delle maggiori reti televisive, potremmo ancora dire che “la legge è eguale per tutti”?
O saremmo davanti a una lacerazione gravissima proprio sul nodo dell’eguaglianza dei cittadini davanti alla legge?
Se poi il protagonista di questo fallo plateale, che cerca di intimidire il collegio giudicante, è anche un uomo politico di primo piano non sarebbe il caso che chi ha il compito di garantire il rispetto delle regole, a qualsiasi livello, fischiasse un sonoro rigore? E che i cittadini esprimessero tutta la loro indignazione?
Domani sera, a Canale 5, i telespettori de “La guerra dei vent’anni: Ruby, ultimo atto” vedranno andare in scena, con l’auto-fiction berlusconiana prodotta negli studi Mediaset, l’ennesimo capitolo di un “conflitto di interessi” intollerabile. Poichè in qualsiasi Paese democratico non sarebbe consentito, come invece è stato permesso a Sua Emittenza, di calcare il palcoscenico politico pur continuando a tenere il tasca la proprietà di televisioni che così poderosamente decidono dell’informazione, e dell’opinione, dei cittadini.
Evidentemente noi italiani, ad ogni livello, abbiamo la testa dura. In particolare sui “conflitto di interessi” abbiamo bisogno di ripetizioni, di ampie casistiche, a ogni livello, per afferrarne la grave portata.
Dopo il macro-esempio offerto dal Cavaliere è opportuno rifarsi ad un micro-esempio che sboccia in quel di Borgarello, confermando la convinzione – già espressa tempo fa su questo giornale – che questa interessante località del Pavese è il set ideale per un “italian tabloid”. Un luogo capace di riassumere, in pochi chilometri quadrati, le modalità dell’evolversi della nostra società in questi anni.
A Borgarello, come sapete, da tempo ci si contrappone attorno al progetto insediamento di un imponente Centro Commerciale, da catapultare su quelle che erano aree agricole di pregio.
Paladino da sempre del Centro Commerciale è Donato Rovelli, sindaco comunista in anni lontani e ora, con l’appoggio del PdL e della Lega, ricandidatosi alle elezioni di fine maggio contro la lista “Progetto Civico” di Nicola Lamberti, il più recente sindaco di Borgarello. Una navigazione, quella di Lamberti, silurata da chi non digeriva una visione di sviluppo sostenibile ed equilibrato del paese, preferendo piuttosto puntare ancora e sempre sul Centro Commerciale.
Dieci o quindici anni fa l’idea del Centro Commerciale, pur non condivisibile, poteva essere comprensibile: prima che Pavia fosse circondata a ogni lato dagli ipermercati. Ora, come dicono gli esperti, per i centri commerciali “la corsa allo spazio è finita”. La crisi azzoppa la sensatezza di ogni nuovo insediamento. Non a caso la società proponente è piuttosto vaga sui capitali degli investitori: l’ultima versione è che i soldi, approvato il progetto, giungerebbero da miliardari russi. Trasparenza e affidabilità tutta da verificare. Rovelli però insiste. A lungo non ho compreso il perché. Ora è emersa la notizia di una sua opzione, sua o di un familiare, acquisita anni fa, su terreni interessati al progetto. Da questa nuova angolazione la sua attuale candidatura a sindaco pone un problema che per qualcuno potrebbe definirsi un conflitto d’interesse. Dunque Borgarello, come volevasi dimostrare, si pone ancora come un emblematico “italian tabloid”.

da La Provincia Pavese

Consiglieri M5S: autoriduzione degli stipendi e fondo per le PMI

Rispettato l’impegno elettorale, già accumulati 100mila euro per le piccole imprese «Disponibili quando una legge stabilirà le modalità». Confartigianato: «Se va in porto è lodevole».
da La Provincia Pavese
di Anna Ghezzi

Iolanda Nanni, portavoce consigliere in Regione Lombardia

I consiglieri regionali del Movimento 5 stelle tentano di restituire parte dello stipendio perché sia destinato a un fondo di sostegno per le piccole imprese lombarde gestito dalla Regione. E mentre attendono risposte dall’ente hanno depositato quasi 100mila euro su un conto corrente di Banca Etica. Dal 17 marzo al 30 aprile ogni consigliere ha percepito dai 16.384,76 ai 17.065 euro: a questa somma i 9 consiglieri 5 stelle hanno tolto i 5mila euro lordi che terranno per sé e le spese sostenute (a 10 a 668 euro). Il resto, come promesso in campagna elettorale, lo vogliono destinare a un fondo di sostegno per le piccole imprese della Lombardia. I consiglieri avevano chiesto ai funzionari come fare questa restituzione, richiesta ripresentata il 24 aprile con una lettera al presidente Roberto Maroni, all’assessore all’Economia Massimo Garavaglia, al segretario generale Andrea Gibelli, al presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo e al segretario generale Marina Gerini. «Finché non sarà data la possibilità concreta di restituirli, i fondi rimarranno nel conto – spiegano i 5 stelle – Aspettiamo di vedere chi ci seguirà».
«Mi sembra più onesto approvare la legge a cui stiamo lavorando con tutti i gruppi sulla riduzione dei costi dei consiglieri – afferma Angelo Ciocca, Lega – Non annunciare provvedimenti demagogici che nessuno può controllare. La legge sarà approvata, spero all’unanimità, entro il 15, saremo modello per tutte le Regioni». «Nelle due passate legislature abbiamo ridotto gli stipendi del 20% – dice Giuseppe Villani , Pd – entro giugno diminuiremo del 75% i costi di funzionamento. Noi diamo il 10% di quel che guadagnamo al Pd nazionale, altrettanto al provinciale. La nuova legge regionale prevederà comunque un tetto di 6mila euro al mese».
«Questa riduzione è dettata da Monti, e non una scelta – ribatte Iolanda Nanni, M5S – Noi invece chiediamo oltre al ridimensionamento dell’indennità a 5mila lordi, che i rimborsi spese siano rendicontati e visibili a tutti, altrimenti non è vero regime di trasparenza». Le associazioni delle piccole imprese apprezzano il gesto di M5S. «Se va in porto è lodevole – dichiara Renato Perversi, presidente Confartigianato Pavia – Per piccole e medie imprese da 10 a 45 dipendenti un milione di euro all’anno si potrebbe fare poco. Invece in provincia una ditta su 2 è individuale, 9 su 10 hanno 3 dipendenti: si faccia microcredito a queste ditte da cui trae sostegno un’intera famiglia, lì 10mila euro possono consentire l’acquisto di un furgone necessario». Paolo Galassi, presidente di Confapi conferma: «Chi guadagna tanti soldi pubblici e ne destina una parte dove ci sono le difficoltà è degno di nota. Col fondo si potrebbe decidere di salvare una piccola azienda che chiude perché non riesce a pagare i contributi o l’Imu su un capannone ormai troppo grande. Oppure finanziare imprese individuali dove 50mila euro possono fare la differenza».