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Iolanda Nanni al Consiglio Regionale: criticità e opportunità per la Provincia di Pavia

5 aprile 2013 redazione 1 commento

riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervento della consigliera Iolanda Nanni al Consiglio Regionale lombardo del 4/4/2013 (visionabile al seguente link ) :

di Iolanda Nanni

Iolanda Nanni, portavoce consigliere in Regione Lombardia

Presidente Maroni, Assessori della Giunta, Presidente Cattaneo, Consiglieri tutti,

Abbiamo ascoltato con attenzione il suo programma di governo, come pure il discorso di insediamento del Presidente Cattaneo. Come cittadina eletta al Consiglio Regionale per il M5S, le mie preoccupazioni maggiori vanno alle priorità ed urgenze presenti sul territorio pavese, che sono tuttavia immanenti in ogni area dell’intera Regione Lombardia.

La Provincia di Pavia ha tre vocazioni principali: agricoltura, turismo e ricerca scientifica. Se guardiamo a come le Istituzioni abbiano promosso o meno queste caratteristiche del territorio, possiamo osservare uno spaccato della paralisi di una politica autoreferenziale se non, troppo spesso, connivente con interessi economici dubbi.

La Provincia di Pavia è diventata la “discarica” della Lombardia, in un senso sia metaforico che letterale. Diversi progetti di discariche insistono sul nostro territorio, che vanno ad aggiungersi a quelle abusive già esistenti.

Cito ad esempio il progetto di discarica di amianto di Cava Villa, con una capienza stimata di 550.000 metri cubi, attigua a terreni dedicati a risicoltura. Altre discariche sono progettate a Ferrera e Gambolò. Noi ci opponiamo fermamente al proliferare di simili progetti che garantiscono lauti profitti senza però beneficiare il territorio: supportiamo i numerosi Comitati e Associazioni che si battono per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile ai quali vogliamo fermamente aprire le porte della Regione.

Mentre spuntano come funghi sempre nuove discariche di cemento amianto, dobbiamo constatare l’assenza a tutt’oggi di un serio studio scientifico e quadro normativo vincolante circa i criteri di smaltimento dell’amianto stesso, nonostante Regione abbia legiferato anche recentemente sulla materia.

Soluzioni urgenti per Broni

Raccogliamo l’ S.O.S. del Sindaco di Broni, nell’Oltrepo’ pavese, dove il Sito di interesse nazionale, per la presenza della Ex Fibronit, azienda produttrice di manufatti contenenti amianto, costituisce per la Lombardia un’emergenza assoluta dal momento che sono stati colpiti da malattie asbesto correlate 3.800 ex lavoratori, i loro familiari, direttamente o indirettamente a contatto con la fonte di inquinamento e cittadini che hanno soltanto la colpa di aver respirato -  all’epoca della produzione – l’aria malsana di Broni perché – come noto – la conseguenza del grave inquinamento ambientale causato dalla dispersione di fibre, ha generato conseguenze disastrose a distanza di 35-40anni circa, come previsto dalla medicina.

Parliamo di un’area di circa 13,5 ettari situata all’interno del centro abitato e a poche centinaia di metri da un plesso scolastico. Si tratta dell’unico Sito di interesse nazionale in Lombardia, inquinato da amianto e che necessita oggi una bonifica non più procrastinabile!

Abbiamo la drammatica statistica di un morto al mese da mesotelioma pleurico (patologia causata dall’amianto) con urgente necessità di reperire circa 16 milioni di euro per la bonifica dell’area ex-Fibronit, una cifra minuscola, Presidente Maroni, per il bilancio di Regione, quello che è mancato sino ad ora è stata la volontà politica di reperire risorse per priorità assolute come il problema dell’amianto.

Chiedo a Lei, Presidente Maroni, giacchè la richiesta di intervento da parte del territorio è stata sottoscritta, oltre che dal Sindaco di Broni, anche da Lega Nord Padania, e a Lei Presidente Cattaneo, visto che è stata sottoscritta anche dal Popolo delle Libertà di intervenire insieme con la massima urgenza.

Ci impegneremo affinché la nostra Regione finanzi direttamente o anticipi gli interventi necessari per portare a termine le attività di bonifica del Sito di Broni e di smaltimento del materiale contenente amianto.

Il denaro dei contribuenti viene sperperato in opere faraoniche a beneficio dei grandi costruttori, e al contempo si negano cifre ben più modeste, come quella occorrente per la bonifica dell’ex Fibronit, per interventi essenziali e urgentissimi volti a garantire un diritto primario e inalienabile come quello alla salute.

Una Lombardia malata di mafia

A proposito di opere faraoniche, Presidente Maroni e Presidente Cattaneo, la Commissione Antimafia del Parlamento Europeo, in una serie di audizioni nell’ottobre 2012 a Milano, ha dichiarato: «Non esiste un solo grande cantiere pubblico lombardo che non abbia problemi di criminalità e che non sia stato oggetto di un provvedimento di interdizione da parte dell’Antimafia».

Tra le grandi opere che hanno visto indagini su interventi della criminalità troviamo Expo, i lavori all’Ospedale San Paolo e, nel settore trasporti e viabilità, Brebemi, Tav, Pedemontana, la nuova metropolitana 5 e la SS42 a Bergamo. Le indagini mostrano un quadro inquietante in cui, secondo i magistrati inquirenti, la ’ndrangheta opererebbe non solo nel settore dei subappalti ma anche in quello del movimento terra e delle cave, ambiti strettamente connessi alle grandi opere lombarde, e il tutto avverrebbe anche con gravi rischi ambientali e sanitari (rifiuti tossici illegalmente accumulati sotto le autostrade Bre.Be.Mi e Brescia-Padova).

Il M5S intende fermamente opporsi a tutte quelle infrastrutture che, oltre ad essere inutili, come ad esempio la Broni-Mortara, TEM, Pedemontana, la Rho-Monza, abbiano un alto impatto ambientale ed intende invece dedicarsi e chiedervi un fermo intervento sulla riqualificazione, manutenzione e il pieno efficientamento della rete stradale attuale, provvedendo contestualmente al potenziamento dell’offerta e della qualità degli standards del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma per alleviare i drammatici disagi vissuti da migliaia di pendolari tutti i giorni.

No alla Broni-Pavia-Mortara

Proprio le Associazioni e i Comitati si interessano ogni giorno di una serie di criticità della Provincia di Pavia, sulle quali daremo battaglia. Ho già citato il caso Fibronit: l’altra grande problematica è connessa all’autostrada Broni-Pavia-Mortara. Quest’opera non risolve il problema della mobilità nel pavese, che interessa principalmente l’asse sud-nord e non quello est-ovest, peraltro già servito da un’autostrada che correrebbe parallela a quella progettata, e andrebbe ad aggravare pesantemente l’inquinamento dell’aria. Inoltre la Broni-Pavia-Mortara andrebbe a danneggiare il tessuto agricolo, soprattutto in Lomellina, terra di eccellenze nella risicoltura. Abbiamo bisogno di migliorare la manutenzione del tessuto viario già esistente, non certo di nuovi ecomostri. Abbiamo bisogno di promuovere l’agricoltura e di fermare il consumo di suolo: l’agricoltura non solo è come ovvio essenziale per garantire la sovranità alimentare, un bene che sta venendo eroso, ma anche per i suoi intrecci col turismo. L’Oltrepò merita di veder valorizzato il suo potenziale turistico, ricco come è di aziende vinicole e agricole di eccellenza.

La nostra Provincia necessita di un modello di sviluppo incentrato sulle piccole e medie imprese che sia sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale. Vediamo subito un esempio concreto: il ciclo dei rifiuti. Dicevo prima che la nostra Provincia sta diventando la discarica della Lombardia: vi operano ben due inceneritori, a Corteolona e Parona, il primo dei quali è attualmente oggetto di un progetto di triplicamento. I nostri inceneritori importano rifiuti dal resto della Lombardia e d’Italia, a fronte dell’assenza di un piano coordinato a livello provinciale e regionale per l’implementazione del ciclo della raccolta-riciclo-riuso del rifiuto. Invece di favorire i grandi speculatori del rifiuto, che senza i contributi pubblici garantiti dal meccanismo dei Cip6 chiuderebbero i battenti domani, dobbiamo creare una rete virtuosa di piccole e medie imprese della raccolta differenziata, del riciclo, del riuso.

Per una cittadinanza attiva

Ho parlato di “ascolto della cittadinanza”. Ebbene, prima di candidarmi in Regione sono stata la fondatrice del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, e ho fatto parte di numerosi comitati e coordinamenti civici di cittadini che si spendono per il bene comune. Quando parlo di partecipazione e di ascolto, sto parlando anche della mia personale esperienza di lavoro sul territorio, dal basso, per portare la voce dei cittadini nelle Istituzioni. Produrre dossier, interfacciarsi con Regione, coordinare gli attivisti, è stato per anni il mio pane quotidiano. Spesso i 5 stelle vengono raffigurati come neofiti della politica. Noi, 9 consiglieri lombardi, così come i tanti altri consiglieri e parlamentari eletti, non siamo neofiti. Di politica ci occupiamo da anni lottando contro gli inceneritori, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile, denunciando le infiltrazioni mafiose. Veniamo da un lungo percorso, e portiamo ora queste nostre esperienze e testimonianze direttamente nelle Istituzioni. Troppo a lungo le Istituzioni hanno ignorato e tenuto a distanza l’associazionismo, i comitati, le libere organizzazioni di cittadini. E’ ora che Regione cambi, che diventi una casa di vetro, accogliente e capace di dare risposte effettive e concrete ai cittadini. I cittadini e le loro libere organizzazioni non dovranno più essere il soggetto passivo di scelte calate dall’alto, dovranno anzi essere consultati a monte del processo deliberativo, affinché il loro punto di vista venga integrato nel processo stesso di decision making. Altrimenti parole come partecipazione e sussidiarietà rimarranno mere invocazioni prive di contenuto. E noi favoriremo questo processo di partecipazione diretta per il bene comune.

Lettera aperta al Presidente della Provincia di Pavia Bosone per una mobilitazione contro l’autostrada e a difesa del territorio, dell’agricoltura e della salute.

Sulla Provincia Pavese di oggi è pubblicata la lettera del Coordinamento No all’autostrada Broni-Mortara e della Rete ambientalista pavese. La pubblichiamo sul blog: il progetto dell’autostrada è al fotofinish: chi si oppone deve informare i cittadini e chiedere che le Istituzioni adottino scelte responsabili (C.D.F.)

Lunedì 27 Febbraio la Provincia di Pavia ha incontrato il Coordinamento di Comitati e Associazioni contro l’autostrada Broni-Mortara e la Rete dei Comitati e delle Associazioni per Salute, Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia di Pavia. All’evento hanno partecipato anche numerosi imprenditori agricoli, il settore economico maggiormente minacciato da un progetto che prevede una colata di cemento su oltre sei milioni di mq. di pregiato terreno agricolo.

Secondo i proponenti, sull’autostrada viaggerà una media di 45.000 veicoli al giorno, di cui circa il 30% saranno camion, con il conseguente impatto ambientale in termini di emissioni di polveri sottili e diossine. Gran parte dei veicoli arriveranno dal traffico della zona Sud della Provincia di Milano. Il costo complessivo dell’opera supera il miliardo di euro e sarà ripagato dai pedaggi, 35 km. sulla Broni Mortara costeranno 4 euro a fronte ad esempio di 2,2 sull’A7, per un ricavo complessivo previsto di 2.657 milioni di euro……

I costi economici e l’impatto ambientale dell’autostrada sono imponenti, a fronte di benefici quasi nulli, le esigenze della mobilità in provincia di Pavia vanno da sud a nord e non da est a ovest come l’autostrada Broni-Mortara (in realtà Redavalle-Castello d’Agogna) e vanno quindi risolti diversamente. Per questo motivo siamo assolutamente contrari al progetto, e con questa lettera aperta invitiamo il Presidente Bosone la Giunta e il Consiglio Provinciale ad affiancare, alle osservazioni tecniche in corso di elaborazione, una presa di posizione politica forte che ribadisca il parere negativo espresso lunedì nell’incontro con i Comitati e le Associazioni evidenziando le criticità ai Comuni e alla Regione.

Invitiamo inoltre la Provincia a farsi promotrice di un’opera pervasiva e partecipata di informazione e sensibilizzazione nei confronti sia degli Enti locali sia – è cruciale – della cittadinanza.

I cittadini della Provincia hanno il diritto di conoscere gli effetti ambientali, gli impatti sull’agricoltura e i rischi per la salute di quest’opera faraonica di cui sfugge il senso e l’utilità.

E’ inoltre opportuno che la  Provincia prenda contatto con le altre Province lombarde interessate da progetti autostradali simili per denunciare queste politiche infrastrutturali che incidono pesantemente sul debito pubblico, sull’ambiente e sulla salute ignorando al contempo le ragioni della mobilità sostenibile (adeguamento della viabilità esistente, trasporto merci su ferro, mobilità personale tramite trasporti pubblici e soluzioni innovative).

Abbiamo bisogno di una grande mobilitazione dal basso e chiediamo che la Provincia continui ad essere disponibile per difendere il territorio, l’ambiente e la salute.

Nicola Ghisilieri

Portavoce Coordinamento di Comitati e Associazioni

contro l’autostrada Broni-Pavia-Mortara

Alda La Rosa e Cesare Del Frate

Referenti Rete dei Comitati e delle Associazioni

per l’Ambiente, lo Sviluppo Sostenibile e la Salute

Un solo territorio visto da due occhiali differenti

11 marzo 2012 redazione Nessun commento

Riportiamo volentieri questo articolo pubblicato oggi dalla Provincia Pavese e a firma di Giorgio Boatti. Fa riflettere sull’uso sconsiderato del territorio provinciale e ben si innesta nella discussione sulla necessità o meglio sull’inutilità di una nuova autostrada che attraverserebbe la nostra provincia.

Dalla Provincia Pavese di domenica 11 Marzo 2012

Il territorio della provincia di Pavia è uno solo, ma a volte si ha l’impressione che a seconda di chi lo guarda, e degli occhiali che si usano, cambi aspetto, proponendosi in due versioni divergenti. Eppure questa provincia non rappresenta una realtà particolarmente complessa. E’ una media provincia italiana, di antiche tradizioni e con caposaldi di eccellenza nella produzione agricola, in alcuni residui spicchi industriali, in presidi di ricerca e cura e formazione universitaria. Il suo territorio si riassume in un dato essenziale: quasi 3.000 kmq di superficie, 548 mila abitanti e dunque una densità di 184 abitanti a kmq. Forse è proprio qui, nella densità – che ci pone in coda (con Mantova e Sondrio) al fitto insediarsi abitativo e alla conseguente cementificazione che contraddistingue la Lombardia – l’origine degli occhiali diversi che si inforcano nell’osservare il territorio pavese. Per qualcuno tutto questo spazio “residuo” è una manna del cielo. Un’occasione imperdibile di affari e profitti che va colta al più presto. Chi primo arriva – come dice il proverbio – meglio alloggia. Dunque qualunque cosa ci si possa piazzare – dalle discariche alle logistiche, dai centri commerciali ai parchi acquatici, dalle autostrade ai piani di governo del territorio che costruiscono insensatamente prevedendo di moltiplicare per due o per tre gli abitanti in dieci anni – tutto va bene. Purché si faccia in fretta. Paracadutate dove capita e giustificate in qualsiasi modo, tutte queste proposte scrutano il territorio della provincia con sguardo da rapina, calcolano rapidamente il profitto che può derivare dal posarci uova di cemento, discariche di amianto, colate di asfalto e subito si danno un gran daffare per convincere quelli che stanno laggiù in basso, coi piedi posati nella realtà quotidiana della provincia, che tutte queste opere “non si possono non fare”. Quanto siano congrue con le vocazioni economiche e sociali di una località, come si inseriscano nella vita delle comunità, in che misura confliggano con progetti di valorizzazione che si giocano sulla lunga durata e sulla qualità da conseguire con meditata fatica: tutto questo sembra non avere voce in capitolo. A lungo, negli ultimi anni, è andata così. Traccia di queste ricognizioni dall’alto sono rimaste – quando non misteriosamente sparite dagli archivi perché forse troppo imbarazzanti – sulle mappe urbanistiche di tanti comuni della provincia. Poi qualcosa è cambiato. La partecipazione delle persone alle scelte collettive e la maggiore consapevolezza delle comunità sul loro futuro ha fatto qualche passo avanti. I custodi della Legge hanno finalmente cominciato a tener d’occhio i troppi bracconieri di territorio: qualcuno è stato preso con le mani nel sacco, altri – intuendo di essere sotto osservazione – non sanno bene cosa fare. Se mollare il carniere o rischiare per fare l’ultimo bottino, così da garantirsi, se va bene, una vecchiaia serena. Per il territorio della provincia di Pavia questo è un momento cruciale: soprattutto se avanza la consapevolezza che, rifiutando le razzie speculative che divorano aree, bisogna puntare alle vocazioni più preziose di queste terre, anche in vista dell’occasione dell’Expo. Capitale del riso, con Vercelli e Novara, Pavia e la sua provincia può giocare un ruolo significativo se la rassegna del 2015 sul nutrimento rifiuterà il ridicolo del voler ricostruire negli hangar di cemento della fiera di Rho gli habitat delle coltivazioni pregiate distanti poche decine di chilometri. Le produzioni agro-alimentari di qualità, il sistema irriguo lomellino con la bella proposta del Museo delle Acque, l’ambiente naturale del fiume e delle colline, i castelli e le cascine abbinate al sapere dell’antico polo universitario pavese, sono la strada da percorrere con serrato gioco di squadra. Mettendo fine alle razzie che hanno ferito, più di quanto sia tollerabile, questo territorio.

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LA RETE AMBIENTALISTA INCONTRA IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA BOSONE

6 novembre 2011 redazione 1 commento

i rappresentanti dei comitati e delle associazioni all'incontro con l'amministrazione provinciale

Nella ex sala consiglio della Provincia di Pavia, in piazza Italia, sabato è andato in scena il secondo incontro tra la Rete Ambientalista (costituita da 33 associazioni ambientaliste e comitati del territorio provinciale pavese) e l’amministrazione provinciale di Pavia in persona del Presidente Bosone, l’assessore ai trasporti e alla programmazione del territorio Bozzano e l’assessore all’ambiente Lasagna.

In apertura, il Presidente Bosone ha focalizzato l’attenzione sull’Oltrepò, sottolineando l’emergenza di porre rimedio al profondo dissesto idro-geologico occorrente su questa parte del territorio pavese, anche mediante fondi stanziati da Regione Lombardia e dal Ministero dell’Ambiente. Ha poi evidenziato la necessità di rivolgere le attività ad un incremento della vocazione agro-turistica dell’Oltrepo, che non sia solo a pannaggio di turisti della domenica, ma nell’ottica di consentire una più ampia fruizione di queste terre, mediante valorizzazione del paesaggio, itinerari turistici e piste ciclabili (cenno alla Greenway, pista ciclopedonale da creare nel tratto da Salice Terme a Varzi).

Il Presidente ha poi rivolto l’attenzione sulla Lomellina, per la quale prevede una diversa idea di sviluppo; non più legato ad un’idea di costruzione di impianti a biomasse, inceneritori, nuovi tracciati autostradali, centri commerciali, gigantesche discariche di amianto e così via, ma si punterà anche qui sul piano turistico (creando percorsi a tema), sul piano agricolo (appoggiare Coldiretti e promuovere cooperative agricole gestite da giovani), puntando sulle peculiarità del territorio e su uno sviluppo più sostenibile.

Alda La Rosa (Futuro Sostenibile) si rivolge a Bosone a nome della Rete

Confermando la sua contrarietà al progetto della Broni-Mortara, progetto privo di un’utilità e al contempo portatore di danni ambientali sicuri, ha tuttavia informato i presenti che al progetto è stato dato il via (notizia – dichiara – di cui è venuto a conoscenza solo ieri).

della provincia si chiede fondamentalmente di collaborare in maniera forte e decisa con tutti i comitati, i cittadini e le associazioni; di adottare misure per far primeggiare il territorio e di agire in tempi brevi; lavorare fianco a fianco su tematiche delicate e importanti come amianto, aria, acque, smaltimento e recupero dei rifiuti.

La parola è poi passata ad Alda la Rosa in qualità di portavoce della Rete Ambientalista (nonchè presidentessa di Futuro Sostenibile) la quale ha letto un comunicato della Rete in cui chiede alla Provincia se è disponibile a collaborare in maniera forte e decisa con la Rete Ambientalista e con quali modalità, nonchè richiede alla Giunta di adottare con urgenza tutte le misure necessarie affinchè la provincia di Pavia, ora fanalino di coda della Lombardia (ultima per raccolta differenziata ed oppressa dalla presenza di impianti altamente inquinanti, centri logistici e commerciali, viabilità in stato di degrado, etc), diventi invece la prima in Lombardia per Virtuosità.
Dopo gli interventi di alcuni rappresentanti di associazioni che hanno esposto le loro problematiche, l’amministrazione provinciale si dice pronta ad attuare con la Rete Ambientalista una collaborazione ad ampio raggio, formando delle aree di lavoro su temi specifici (come già fatto con l’osservatorio sulla mobilità), in modo da essere più vicini al territorio e più concreti a lungo termine.
Grazie al sollecito intervento della Rete, e alla serietà e competenza del suo lavoro, il Presidente ha accettato di istituire tavoli permanenti di confronto: questa è una grande novità per la Provincia e potrebbe costituire un punto di svolta per riscattare un territorio da tempo abbandonato alle speculazioni e alla cementificazione selvaggia. Vedremo col passare del tempo se queste saranno le solite promesse da marinai o se finalmente le istituzioni si uniranno ai cittadini per affrontare insieme temi fondamentali per la vita di tutti: noi rimarremo come sempre col fiato sul collo!
Riccardo Carini

Rifiuti, tangenti e inceneritori: ancora guai per la Riso Scotti

7 giugno 2011 redazione Nessun commento

Dario Scotti e la Riso Scotti

Da “La Provincia Pavese” online del 7 Giugno 2011

PAVIA. Arresto per Dario Scotti. Questa mattina quattro ordinanze di custodia sono state notificate all’amministrativo della Riso Scotti (e vicepresidente di Scotti Energia), al suo commercialista milanese e a tre funzionari del Gse, il gestore dell’energia nazionale.

L’ordinanza di arresti domiciliari, che riguarda Scotti e le altre person, è stata emessa dal gip di Milano Stefania Donadeo

La guardia forestale, su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Milano, ha anche sequestrato somme di denaro dai conti correnti degli indagati. Otto milioni di euro sono stati congelati alla società e altri sette dal conto personale di Dario Scotti.

Tra le altre tre persone finite agli arresti domiciliari, assieme ad Angelo Dario Scotti, ci sono un
funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma, Andrea Raffaelli, un consulente esterno di Assoelettrica, Elio Nicola Ostellino, e Nicola Farina, commercialista di fiducia del Gruppo Scotti. In carcere invece è finito Franco Centili, funzionario del Gestore dei Servizi Energetici di Roma.

Sono accusati tutti, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, truffa ai danni di ente pubblico, frode in pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri dell’ufficio, per fatti commessi tra il 2005 e il 2010.

Si tratta di uno sviluppo dell’inchiesta ‘Dirty energy’, cioè energia sporca, che lo scorso novembre aveva portato a Pavia al sequestro dell’impianto della Riso Scotti Energia spa, un’azienda del gruppo Riso Scotti creata per produrre energia pulita dagli scarti di produzione del riso e da fonti rinnovabili, ma dove in realtà – secondo le risultanze dell’inchiesta – venivano bruciati anche rifiuti come legno, plastiche, imballaggi e pure fanghi di depurazione delle acque reflue urbane e industriali con livelli troppo alti di concentrazione di metalli pesanti, fra cui cadmio, piombo, mercurio e nichel.

Erano state in tutto 12 le persone indagate, sette (incluso il presidente dell’azienda Giorgio Radice, il direttore tecnico e il responsabile dell’impianto Massimo Magnani e Giorgio Francescone) quelle finite agli arresti domiciliari, 60 le perquisizioni effettuate e 46 i mezzi sequestrati.

Le indagine coordinate dalla Procura di Pavia – sviluppate dal Corpo Forestale di Pavia in collaborazione con la Polizia scientifica – avevano preso il via nel 2007 da una  segnalazione della Procura di Grosseto. Quello che è stato appurato è che nessuno dei carichi che arrivavano da impianti di trattamento dei rifiuti di Puglia, Piemonte, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Toscana (circa 40mila tonnellate) è mai stato respinto anche se non conforme alle norme. Anzi, l’accusa era che i certificati di analisi fossero stati falsificati grazie a laboratori compiacenti, e che alla Riso Scotti Energy alla lolla (cioè la parte del riso che racchiude i chicchi) venivano mischiati anche questi rifiuti e le scorie di combustione.

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Poma, Invernizzi e la salute dei cittadini

23 aprile 2011 Cesare Del Frate 1 commento

“Ecco pertanto la raccolta differenziata, inteso come processo in grado di alimentare questo circolo virtuoso di avvio a riutilizzo dei nostri scarti, consentendo il recupero di materia prima preziosa e riducendo le necessità di smaltimento finale, che inevitabilmente comportano impatti sull’ambiente”. Firmato Vittorio Poma (ex-presidente provinciale) e Ruggero Invernizzi, ex-assessore alla TUTELA ambientale, oggi entrambi candidati Presidente (dal Rapporto gestione rifiuti 2008). Ricordiamoci queste facce e queste firme, siamo la Provincia maglia nera in Lombardia per la raccolta differenziata (maggiori info sul MeetUp). In compenso, per tasso di tumori, siamo i primi in Lombardia e fra i primi al mondo, ce la giochiamo con Shangai. Gli inceneritori non ci mancano, e nemmeno le uova alla diossina. Sono curioso di sapere che argomenti useranno Poma e Invernizzi in campagna elettorale, spero proprio non abbiano il coraggio di parlare di differenziata o di salute dei cittadini!

Cesare Del Frate

Riso Scotti Energia, arresti per traffico illecito di rifiuti. Inceneritore sequestrato.

17 novembre 2010 redazione 2 commenti

Pavia ancora nell’occhio del ciclone! La notizia di oggi è però un segnale ancora più preoccupante ed inquietante di ciò che sta accadendo nella nostra città dove una Giunta miope e poco propensa a guardare al futuro della collettività non vede, non sente e non parla, dove in una delle poche realtà imprenditoriali pavesi, nota anche sul territorio nazionale, vengono arrestate 7 persone e 12 indagati con l’accusa di traffico illecito dei rifiuti. Pare che nell’inceneritore della Riso Scotti Energia venisse smaltito di tutto senza alcun criterio in osservanza della normativa vigente e servendosi di un sistema di corruzione e certificazioni false per aggirare la legge. E scommettiamo che non è finita qui! Pavesi svegliatevi, il marcio è in casa nostra!

Da La Provincia Pavese di oggi 17 novembre 2010

L’inchiesta conta sette arresti e dodici indagati. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate al presidente della società Giorgio Radice e all’amministratore delegato e responsabile dell’impianto Giorgio Francescone. Nell’inceneritore, secondo l’inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. La struttura è stata sequestrata

PAVIA. Sette arresti sono scattati questa mattina, intorno alle 7, in relazione all’inchiesta avviata tempo fa sull’inceneritore della Riso Scotti Energia. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate all’attuale presidente della società Giorgio Radice e all’amministratore delegato e responsabile dell’impianto Giorgio Francescone. L’accusa è di traffico illecito di rifiuti.

L’impianto di coincenerimento è stato sequestrato. I sigilli sono stati messi dalla Forestale intorno alle 8, subito dopo la notifica delle ordinanze di custodia cautelare ai dieci che erano già indagati. Risultano anche dodici nuovi indagati. Oltre al sequestro dell’impianto e di una quarantina di automezzi, sono state perquisite le abitazioni degli indagati dove è stata acquisita della documentazione.

Tra gli arrestati ci sono anche Massimo Magnani, l’ex responsabile dell’inceneritore di Pavia, Marco Baldi, titolare del laboratorio Analytica di Genzone incaricato di fare le analisi sui rifiuti, Silvia Canevari, tecnico del laboratorio, Cinzia Deilacqua, Alessandro Mancini.

Sono tutti agli arresti domiciliari.

Nell’inceneritore, secondo l’inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. Venivano utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura, legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti, che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri, previsti dalle autorizzazioni.

L’ingresso delle circa 40mila tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente nell’impianto veniva reso possibile attraverso la falsificazione dei certificati d’analisi, con l’intervento di laboratori compiacenti e con la miscelazione con rifiuti prodotti nell’impianto, così da celare e alterare le reali caratteristiche dei combustibili destinati ad alimentare la centrale.

Si ipotizza anche una frode in pubbliche forniture e una truffa ai danni dello Stato, visto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto destinato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni. Tra i materiali combustibili impiegati anche la lolla di riso, proveniente dall’adiacente riseria e convogliata nell’impianto attraverso una condotta aerea, che veniva miscelata con polveri provenienti dall’abbattimento dei fumi, fanghi, terre dello spazzamento strade ed altri rifiuti conferiti da ditte esterne. A seguito della miscelazione la lolla perdeva le caratteristiche di sottoprodotto e diventava un rifiuto speciale, anche pericoloso, che non poteva più essere destinato alla produzione di energia pulita, ma bensì essere smaltito presso impianti esterni autorizzati. Ingenti quantitativi di lolla di riso, anche di quella miscelata con i rifiuti, sono stati venduti illecitamente ad altri impianti di termovalorizzazione.

Il giro d’affari era di circa 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009.

L’operazione, denominata “Dirty Energy”, è stata condotta dal corpo Forestale ed è frutto di un anno e mezzo di accurate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pavia. Le indagini hanno preso spunto da una iniziale notizia di reato trasmessa per competenza dalla Procura della Repubblica di Grosseto

(17 novembre 2010)
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NULLA AVVIENE PER CASO

8 luglio 2010 redazione Nessun commento
Basilica di San Lanfranco

Basilica di San Lanfranco

A differenza di un evento improvviso ed inatteso, come un’acquazzone estivo che fa tracimare gronde e canali di casa, il collasso dei prossimi anni dell’alveo stradale di Corso Manzoni e via Riviera lo stiamo costruendo passo dopo passo, lottizzazione dopo lottizzazione, amministrazione dopo amministrazione.
Per un caso come quello dell’aggressione alla Basilica di S. Lanfranco, per il quale la levata di scudi contro la stupidità della proposta, è generale, decine di altre operazioni sono passate sotto silenzio.
Vista l’appetibilità della zona, non si può sperare che le numerose lottizzazioni autorizzate dalla precedente amministrazione ma non ancora iniziate vengano ritirate dal mercato. Se a queste si sommano le velleità espansionistiche di Torre d’Isola e l’intenzione dell’attuale giunta di rendere edificabili vari terreni agricoli compresi tra il raccordo autostradale e la terrazza fluviale, è facile prevedere un netto peggioramento della congestione da traffico verso il centro e, più in generale, della qualità della vita di questa parte di città.
I terreni salvatisi fortunosamente dall’edificazione per la presenza di vincoli e fasce di rispetto, in molti casi inglobati nel tessuto urbano (Navigliaccio, ecc..), sono invece un’opportunità per ricucire frammenti di città vicini ma disconnessi, di ridare senso ad uno sviluppo urbanistico disordinato e confuso ed andrebbero preservati e progettati in un’ottica di sistema invece che visti come aree da svincolare e lottizzare il prima possibile.
Chissà se l’incapacità di avere una visione generale quando si affrontano i singoli progetti urbanistici, la riluttanza a pensare in modo sistemico la mobilità urbana e i servizi cittadini è il frutto della mancanza di sensibilità, del continuo prevalere degli interessi privati rispetto all’interesse pubblico o più semplicemente dell’impreparazione tecnica di chi amministrando una città deve saper compiere scelte strategiche e fondamentali?
Una preoccupante continuità lega precedenti e attuali amministrazioni sempre timorose di danneggiare il comparto edilizio mentre è dimostrato che esistono politiche urbanistiche ispirate al principio del risparmio di suolo e alla cosiddetta “crescita zero” che indirizzano il comparto edile sulla ricostruzione e ristrutturazione energetica del patrimonio edilizio esistente innescando così un circolo virtuoso di maggiore efficienza energetica degli attuali edifici e di mantenimento dei livelli occupazionali nell’edilizia.

La storia dell’acqua in bottiglia . . . .

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No agli inceneritori, sì alla raccolta differenziata

17 maggio 2010 Cesare Del Frate 1 commento

Al Consiglio Comunale di stasera presenteremo un odg contro gli inceneritori e a favore della raccolta differenziata e del riciclo. Se votato dalla maggioranza del Consiglio, vincolerà la Giunta a perseguire buone pratiche di gestione dei rifiuti (puoi leggere qui l’odg).

La giunta ha già fatto marcia indietro sull’ipotesi di un terzo inceneritore in Provincia, si erano scordati che il Comune già possiede delle quote di quello di Parona (attraverso l’azienda partecipata Linea Group), e quindi già ottiene dei profitti da quell’impianto. Perché di questo si tratta: lucrare un pò di euro da impianti che di per sé sarebbero antieconomici, ma grazie alle sovvenzioni statali riescono a far guadagnare quattro soldi a chi li gestisce (anche se il vero affare è costruirli).

Eppure, tutti gli studi scientifici indipendenti dimostrano che gli inceneritori producono nanoparticelle nocive per la salute, e potenzialmente mortali: provocano tumori e neoplasie. Ma di questo i nostri amministratori non si curano.

Il passo indietro sul terzo inceneritore non ci basta! Vogliamo che anche i due già in uso diminuiscano la quantità di rifiuti inceneriti, e quindi di veleni tossici immessi nei nostri polmoni, fino a quando sarà possibile chiuderli.

La strada è un’altra: raccolta differenziata e riciclo. Questa è una strada che non promette speculazioni per i soliti noti, però crea posti di lavoro, crea possibilità economiche per il Comune (la rivendita dei materiali), fa bene all’ambiente ed educa i cittadini allo sviluppo sostenibile.

Non si tratta nemmeno di un’opzione: la Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 19 novembre 2008, recepita nell’ordinamento italiano e quindi vincolante, stabilisce una gerarchia delle misure per il trattamento dei rifiuti. PRIMA la prevenzione, la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio, e solo DOPO, quando già implementate tali misure, è possibile applicare ulteriori forme di smaltimento. Insomma, per legge è vincolante che le amministrazioni si adoperino per la riduzione dei rifiuti, per la raccolta differenziata e per il riciclo, metodologie che vengono prima di qualsiasi altra ipotesi.

Stasera, per conto del MoVimento 5 Stelle, il consigliere Davide Ottini (PD) presenterà il nostro odg sulla raccolta differenziata e sul riciclo: contestualmente, distribuiremo a tutti i consiglieri comunali e ai presenti un dossier sugli inceneritori e sulle buone pratiche di smaltimento e riuso.

Noi non molliamo! Stay tuned!

Le “5 Stelle pavesi” in corsa per le elezioni Regionali

15 marzo 2010 redazione 3 commenti

Conferenza1Articolo di Rossana Trespidi da Il Lunedì del 15 marzo 2010 

Il MoVimento 5 Stelle, con la sua “rete” mossa dal basso attraverso i cittadini comuni e sotto l’egida di Beppe Grillo, tenta la “scalata” al Pirellone per portare una sferzata al tradizionale sistema partitico, come ha sottolineato Cesare Del Frate, portavoce pavese del movimento: “I partiti oggi perseguono solo interessi privati. Non c’è democrazia, solo debiti e crediti da contrarre se si vuol fare carriera. Il sistema è marcio, la corruzione è qualcosa di sistematico. Noi invece ci affidiamo al dialogo e ogni  nostra decisione è frutto di una consultazione interna. Così come il nostro programma nel quale abbiamo cercato di portare le migliori pratiche trovate nel mondo”. Chi sono i 4 candidati pavesi al consiglio regionale?

Iolanda Nanni, Giuseppe Parroco, Lucio Radaelli ed Emanuela Belloni, più Luis Alberto Orellana candidato consigliere regionale per la provincia di Milano, ognuno con una “propria stella” da portare avanti. Così Emanuela Belloni, infermiera al San Matteo, si occupa del tema della salute. “Voler organizzare un ospedale come un’azienda privata è assurdo” ha dichiarato “oggi serve migliorare l’accessibilità alle cure, sì a liste d’attesa pubbliche on line, incentivare l’uso di farmaci generici e delineare i ticket sulle prestazioni mediche in base al reddito, così come è necessario potenziare i consultori familiari ed escludere le mani della politica sulla sanità”. Radaelli, invece, si occuperà di ambiente: “NO al nucleare su tutta la linea perché è dannoso ed anti-economico” ha detto “Ci vogliono 15 anni per costruire una centrale e per poi smantellarla serve più del doppio dei soldi spesi per costruirla, senza dimenticare il problema delle scorie che, in Italia, non si sa mai dove smaltire, tant’è che ne abbiamo di vaganti da oltre 30 anni”. “Il nucleare è solo un business per favorire speculazioni e interessi privati” ha aggiunto Radaelli “Basterebbe risparmiare, ridurre gli sprechi, investire nelle energie rinnovabili. Sole e vento non sono esauribili e non costano niente”. Altro tema forte quello dei rifiuti, dove sappiamo Pavia in particolare risulta deficitaria rispetto a tutta la Lombardia con il solo 27% di raccolta diffenziata. “Oltre ad incentivare la differenziata, dovremmo fare una riflessione sugli inceneritori che buttano nell’aria cenere, CO2 e polveri sottili in quantità inimmaginabili e dannose per la salute”.

Iolanda Nanni è la tenace portavoce del Coordinamento Provinciale dei Pendolari che si batte da tempo per migliorare le condizioni del trasporto pubblico. Prosegui la lettura…

BUS E PARCHEGGI A PAVIA

21 gennaio 2010 Luis 3 commenti

Luis Orellana

Recentemente abbiamo avuto notizia di un paio di interventi che la giunta comunale vuole attuare sulla mobilità in Pavia.
Si tratta della “razionalizzazione” del servizio pubblico di bus attualmente gestito dalla Line S.p.A. che si configura nella riduzione delle corse (loro frequenza e distanze coperte). L’altra notizia è invece la costruzione di un parcheggio sotterraneo di fronte al Castello.
Sentiti e valutati separatamente hanno le loro differenti logiche e motivazioni. La prima scelta ci viene presentata come una scelta obbligata da parte dell’Amministrazione a cui è costretta per il taglio per ben €250.000 da parte della Regione. La seconda scelta dovrebbe servire a risolvere il problema del parcheggio in centro o nelle immediate vicinanze.
Ci sembrano invece POSIZIONI SBAGLIATE.
Il trasporto pubblico andrebbe potenziato poiché riduce il traffico, l’inquinamento acustico e dell’aria, e consente quindi a tutti (sia agli utenti degli stessi bus che agli altri cittadini) di vivere in una città più gradevole e vivibile. Temiamo che in questa scelta si sia persa di vista la utilità sociale del trasporto pubblico e invece si sia guidati unicamente dall’esigenza di garantire il profitto alla S.p.A. (la Line per intenderci) che gestisce il servizio pubblico e, nella cui composizione societaria, vi è anche un socio privato (Migliavacca) che, giustamente, dal suo punto di vista, reclama gli utili.
Il secondo progetto è anche peggiore poiché spinge a incrementare il traffico dirigendolo verso un parcheggio sotterraneo nelle immediate vicinanze del centro città. Inoltre distrugge una deliziosa piazzetta con tanti alberi e panchine. Il progetto vale oltre 9 milioni di euro (finanziato con capitali privati).

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“In questo progresso scorsoio”

17 gennaio 2010 redazione Nessun commento

Zanzotto alza la voce (più bella che abbiamo) e denuncia il brutto
(nella società, nella politica, nel paesaggio)


Il nostro “è un paese dominato da una volgarità fatua e rissosa, inserito senza troppa coerenza e convinzione tra un’Europa invecchiante e le esplosioni demografiche vicine. Come dire che siamo sospesi tra un mare di catarro e un mare di sperma…

Se pensate di aver letto male (o troppo in fretta) il virgolettato, rileggetelo. Più e più volte. Come si fa con la poesia. O con un testo che ha tanti di quei livelli di lettura da poter essere trivellato più e più volte.

Un’immagine dell’Italia, di questa nostra Italia, sospesa tra un mare di catarro e uno di sperma se avesse concretezza visiva avrebbe l’audacia dell’opera d’arte. Ha invece la concretezza (e la magnitudine) delle parole di Andrea Zanzotto. E quindi è arte del pensiero.

A 87 anni, il poeta di Pieve di Soligo, la voce più grande che abbiamo, parla con l’ardore e la tempra di un poeta-guerriero all’apice della prestanza (non solo intellettuale), di politica, ambiente, religione, pregiudizi, paesaggio, sentimento. Insomma di tutto quanto fa vita, dentro e oltre la società contingente.

In una mirabile (ma davvero imperdibile) “conversazione” con Marzio Breda (saggista e giornalista del Corriere della Sera, di origine coneglianese), Andrea Zanzotto affresca il soffitto angusto della società in cui viviamo, guardando giù al “teatrino assurdo della politica globale” che ha tra i protagonisti il “populista mediatico Berlusconi” o “il neozar della Russia, Putin” o osservando ciò-che-resta-del paesaggio. E della nostra identità. La “conversazione”, edita da Garzanti, ha come titolo “In questo progresso scorsoio”, che altro non è se non la metà di un epigramma dello stesso Zanzotto (“In questo progresso scorsoio / non so se vengo ingoiato / o se ingoio”). Il titolo, l’aforisma, fanno riferimento alla corsa (irrefrenabile, in potenza) verso il progresso-a-tutti-i-costi, verso il consumismo senza fine e fine a se stesso.

“Oggi – dice Zanzotto – siamo alla mancanza del limite e alla caduta della logica, sotto il mito del prodotto interno lordo: che deve crescere sempre, non si sa perché. Procedendo così, la moltiplicazione geometrica non basterà più ed entreremo in un’iperbole…” quella – appunto – del “progresso scorsoio”.

Nel volume, suddiviso in sezioni (il paesaggio, la politica e le utopie, la storia, la fede, l’etica, l’eros…), Zanzotto punta il dito sulla fragilità del nostro sistema e delle azioni dei suoi protagonisti: “…le ultime oscillazioni della nostra politica – dice – avviliscono ogni speranza. Le stesse persone che mostrano di essere sensibili a una salvaguardia della propria terra si affidano poi in massa a quella parte politica che nega visceralmente ogni forma di ecologia, a partire da quella morale …” L’Italia? “Il nostro – secondo Zanzotto – era e resta un banalissimo e torvo teatrino con una classe dirigente che si è autosqualificata facendo collassare le stesse strutture dello stato, per il prevalere di una corruzione che ha coinvolto interi ceti, di una classe che ha di fatto osteggiato l’opera di veri e propri eroi lasciati soli contro i pidocchi mafiosi, che anzi vennero distribuiti a metastasi in tutte le regioni”.

Ma nell’ultimo capitolo, dedicato all’eros, la voce di Zanzotto-poeta si fa confessione (“ho composto versi terribili, allora”, cioè negli anni della giovinezza, quando il tema d’amore, “il tema dell’eterno rimpianto, declinato su un registro dolciastro e ultrasentimentale era una..noiosa lacrima”); si fa seduzione (“qualunque sia la faglia di malignità che attraversa la natura, l’amore viene avanti…partecipa della grazia della ginestra che si ostina a fiorire sopra il vulcano”, “l’amore è un fatto fondante, la rivelazione di un’esigenza primaria”), si fa – per me – canto lirico (“la donna è una creatura ricca di sicurezza e stabilità, pur nel suo essere anche una “mutante”).

Nel volume, Zanzotto torna sovente – anche grazie alle sollecitazioni del suo interlocutore-coautore – sul Nordest, sul paesaggio di Pieve: viene ricordata la Pontebbana e la mercificazione del sesso, la desolazione del capannone (inedita la poesia su Marghera), il pregiudizio acconciato secondo l’ottica popolare (l’omosessuale? per la gente qualunque era un “matuzel”…).

Il grande Zanzotto, in questo saggio, è sempre grande ma forse più intelligibile grazie alla lente colloquiale di Marzio Breda, che ci fa sentire la voce del poeta “naturalmente” familiare e limpida e forte. E ferma.

Il libro In questo progresso scorsoio verrà presentato (dagli autori) a Pieve di Soligo venerdì 27 febbraio alle 18, presso il ristorante Da Lino e il 19 marzo all’Istituto veneto di cultura di Venezia.

articolo di Emanuela Da Ros per www.oggitreviso.it

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L’acqua è di tutti. E’ anche per tutti?

1 dicembre 2009 Luis 1 commento

Luis Alberto Orellana

Pragmaticamente ci si domanda: è meglio una gestione pubblica o privata dell’acqua? Prima di tentare di rispondere  facciamo un breve excursus sulla attuale situazione della Regione Lombardia che, in anticipo sul Parlamento Nazionale, aveva già definito un percorso per la modifica della gestione del S.I.I. (Servizio Idrico Integrato = Acqua+Fognatura+Depurazione). Tale percorso ha avuto varie tappe legislative (la legge regionale 23 del 2003, la sua revisione legge 18 del 2006 e infine legge 1 del 2009) che recentemente la Corte Costituzionale ha stravolto dichiarandone la incostituzionalità (sentenza 307 del 20 novembre 2009). La separazione fra gestione e erogazione del S.I.I. prevista in queste leggi regionali è da rivedere quindi. Il percorso già iniziato in Provincia di Pavia sulla base di una legge, rivelatasi poi incostituzionale, aveva portato al susseguirsi di varie fasi: costituzione dell’A.A.T.O. di Pavia (Autorità di Ambito Territoriale Ottimale), costituzione di Pavia Acque s.r.l. quale Società Patrimoniale per la gestione del S.I.I., preparazione e approvazione il 30 Dicembre 2008 del Piano d’Ambito e infine emissione del bando di gara per la scelta di un soggetto (anche privato) per la erogazione del S.I.I. entro fine gennaio 2010.
Ora la sentenza della Corte ha portato alla sospensione della gara. La maggioranza nel Consiglio Regionale nonostante la propria forza numerica non ha saputo fare una legge SEMPLICEMENTE COSTITUZIONALE. Hanno ricevuto lauti compensi da consiglieri regionali quali sono (superiori a quelli di altissimi dirigenti privati, credo poco al di sotto dei 10.000 euro netti mensili) ma non sono stati in grado di fare una legge SEMPLICEMENTE VALIDA. Purtroppo nessuno gliene sta chiedendo conto. Dovrebbero restituire almeno una parte dei compensi in quanto, applicando metodi meritocratici che tutti auspichiamo, hanno prodotto un risultato scadente e in definitiva da buttare via.
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