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Iolanda Nanni al Consiglio Regionale: criticità e opportunità per la Provincia di Pavia

5 aprile 2013 redazione 1 commento

riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervento della consigliera Iolanda Nanni al Consiglio Regionale lombardo del 4/4/2013 (visionabile al seguente link ) :

di Iolanda Nanni

Iolanda Nanni, portavoce consigliere in Regione Lombardia

Presidente Maroni, Assessori della Giunta, Presidente Cattaneo, Consiglieri tutti,

Abbiamo ascoltato con attenzione il suo programma di governo, come pure il discorso di insediamento del Presidente Cattaneo. Come cittadina eletta al Consiglio Regionale per il M5S, le mie preoccupazioni maggiori vanno alle priorità ed urgenze presenti sul territorio pavese, che sono tuttavia immanenti in ogni area dell’intera Regione Lombardia.

La Provincia di Pavia ha tre vocazioni principali: agricoltura, turismo e ricerca scientifica. Se guardiamo a come le Istituzioni abbiano promosso o meno queste caratteristiche del territorio, possiamo osservare uno spaccato della paralisi di una politica autoreferenziale se non, troppo spesso, connivente con interessi economici dubbi.

La Provincia di Pavia è diventata la “discarica” della Lombardia, in un senso sia metaforico che letterale. Diversi progetti di discariche insistono sul nostro territorio, che vanno ad aggiungersi a quelle abusive già esistenti.

Cito ad esempio il progetto di discarica di amianto di Cava Villa, con una capienza stimata di 550.000 metri cubi, attigua a terreni dedicati a risicoltura. Altre discariche sono progettate a Ferrera e Gambolò. Noi ci opponiamo fermamente al proliferare di simili progetti che garantiscono lauti profitti senza però beneficiare il territorio: supportiamo i numerosi Comitati e Associazioni che si battono per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile ai quali vogliamo fermamente aprire le porte della Regione.

Mentre spuntano come funghi sempre nuove discariche di cemento amianto, dobbiamo constatare l’assenza a tutt’oggi di un serio studio scientifico e quadro normativo vincolante circa i criteri di smaltimento dell’amianto stesso, nonostante Regione abbia legiferato anche recentemente sulla materia.

Soluzioni urgenti per Broni

Raccogliamo l’ S.O.S. del Sindaco di Broni, nell’Oltrepo’ pavese, dove il Sito di interesse nazionale, per la presenza della Ex Fibronit, azienda produttrice di manufatti contenenti amianto, costituisce per la Lombardia un’emergenza assoluta dal momento che sono stati colpiti da malattie asbesto correlate 3.800 ex lavoratori, i loro familiari, direttamente o indirettamente a contatto con la fonte di inquinamento e cittadini che hanno soltanto la colpa di aver respirato -  all’epoca della produzione – l’aria malsana di Broni perché – come noto – la conseguenza del grave inquinamento ambientale causato dalla dispersione di fibre, ha generato conseguenze disastrose a distanza di 35-40anni circa, come previsto dalla medicina.

Parliamo di un’area di circa 13,5 ettari situata all’interno del centro abitato e a poche centinaia di metri da un plesso scolastico. Si tratta dell’unico Sito di interesse nazionale in Lombardia, inquinato da amianto e che necessita oggi una bonifica non più procrastinabile!

Abbiamo la drammatica statistica di un morto al mese da mesotelioma pleurico (patologia causata dall’amianto) con urgente necessità di reperire circa 16 milioni di euro per la bonifica dell’area ex-Fibronit, una cifra minuscola, Presidente Maroni, per il bilancio di Regione, quello che è mancato sino ad ora è stata la volontà politica di reperire risorse per priorità assolute come il problema dell’amianto.

Chiedo a Lei, Presidente Maroni, giacchè la richiesta di intervento da parte del territorio è stata sottoscritta, oltre che dal Sindaco di Broni, anche da Lega Nord Padania, e a Lei Presidente Cattaneo, visto che è stata sottoscritta anche dal Popolo delle Libertà di intervenire insieme con la massima urgenza.

Ci impegneremo affinché la nostra Regione finanzi direttamente o anticipi gli interventi necessari per portare a termine le attività di bonifica del Sito di Broni e di smaltimento del materiale contenente amianto.

Il denaro dei contribuenti viene sperperato in opere faraoniche a beneficio dei grandi costruttori, e al contempo si negano cifre ben più modeste, come quella occorrente per la bonifica dell’ex Fibronit, per interventi essenziali e urgentissimi volti a garantire un diritto primario e inalienabile come quello alla salute.

Una Lombardia malata di mafia

A proposito di opere faraoniche, Presidente Maroni e Presidente Cattaneo, la Commissione Antimafia del Parlamento Europeo, in una serie di audizioni nell’ottobre 2012 a Milano, ha dichiarato: «Non esiste un solo grande cantiere pubblico lombardo che non abbia problemi di criminalità e che non sia stato oggetto di un provvedimento di interdizione da parte dell’Antimafia».

Tra le grandi opere che hanno visto indagini su interventi della criminalità troviamo Expo, i lavori all’Ospedale San Paolo e, nel settore trasporti e viabilità, Brebemi, Tav, Pedemontana, la nuova metropolitana 5 e la SS42 a Bergamo. Le indagini mostrano un quadro inquietante in cui, secondo i magistrati inquirenti, la ’ndrangheta opererebbe non solo nel settore dei subappalti ma anche in quello del movimento terra e delle cave, ambiti strettamente connessi alle grandi opere lombarde, e il tutto avverrebbe anche con gravi rischi ambientali e sanitari (rifiuti tossici illegalmente accumulati sotto le autostrade Bre.Be.Mi e Brescia-Padova).

Il M5S intende fermamente opporsi a tutte quelle infrastrutture che, oltre ad essere inutili, come ad esempio la Broni-Mortara, TEM, Pedemontana, la Rho-Monza, abbiano un alto impatto ambientale ed intende invece dedicarsi e chiedervi un fermo intervento sulla riqualificazione, manutenzione e il pieno efficientamento della rete stradale attuale, provvedendo contestualmente al potenziamento dell’offerta e della qualità degli standards del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma per alleviare i drammatici disagi vissuti da migliaia di pendolari tutti i giorni.

No alla Broni-Pavia-Mortara

Proprio le Associazioni e i Comitati si interessano ogni giorno di una serie di criticità della Provincia di Pavia, sulle quali daremo battaglia. Ho già citato il caso Fibronit: l’altra grande problematica è connessa all’autostrada Broni-Pavia-Mortara. Quest’opera non risolve il problema della mobilità nel pavese, che interessa principalmente l’asse sud-nord e non quello est-ovest, peraltro già servito da un’autostrada che correrebbe parallela a quella progettata, e andrebbe ad aggravare pesantemente l’inquinamento dell’aria. Inoltre la Broni-Pavia-Mortara andrebbe a danneggiare il tessuto agricolo, soprattutto in Lomellina, terra di eccellenze nella risicoltura. Abbiamo bisogno di migliorare la manutenzione del tessuto viario già esistente, non certo di nuovi ecomostri. Abbiamo bisogno di promuovere l’agricoltura e di fermare il consumo di suolo: l’agricoltura non solo è come ovvio essenziale per garantire la sovranità alimentare, un bene che sta venendo eroso, ma anche per i suoi intrecci col turismo. L’Oltrepò merita di veder valorizzato il suo potenziale turistico, ricco come è di aziende vinicole e agricole di eccellenza.

La nostra Provincia necessita di un modello di sviluppo incentrato sulle piccole e medie imprese che sia sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale. Vediamo subito un esempio concreto: il ciclo dei rifiuti. Dicevo prima che la nostra Provincia sta diventando la discarica della Lombardia: vi operano ben due inceneritori, a Corteolona e Parona, il primo dei quali è attualmente oggetto di un progetto di triplicamento. I nostri inceneritori importano rifiuti dal resto della Lombardia e d’Italia, a fronte dell’assenza di un piano coordinato a livello provinciale e regionale per l’implementazione del ciclo della raccolta-riciclo-riuso del rifiuto. Invece di favorire i grandi speculatori del rifiuto, che senza i contributi pubblici garantiti dal meccanismo dei Cip6 chiuderebbero i battenti domani, dobbiamo creare una rete virtuosa di piccole e medie imprese della raccolta differenziata, del riciclo, del riuso.

Per una cittadinanza attiva

Ho parlato di “ascolto della cittadinanza”. Ebbene, prima di candidarmi in Regione sono stata la fondatrice del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, e ho fatto parte di numerosi comitati e coordinamenti civici di cittadini che si spendono per il bene comune. Quando parlo di partecipazione e di ascolto, sto parlando anche della mia personale esperienza di lavoro sul territorio, dal basso, per portare la voce dei cittadini nelle Istituzioni. Produrre dossier, interfacciarsi con Regione, coordinare gli attivisti, è stato per anni il mio pane quotidiano. Spesso i 5 stelle vengono raffigurati come neofiti della politica. Noi, 9 consiglieri lombardi, così come i tanti altri consiglieri e parlamentari eletti, non siamo neofiti. Di politica ci occupiamo da anni lottando contro gli inceneritori, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile, denunciando le infiltrazioni mafiose. Veniamo da un lungo percorso, e portiamo ora queste nostre esperienze e testimonianze direttamente nelle Istituzioni. Troppo a lungo le Istituzioni hanno ignorato e tenuto a distanza l’associazionismo, i comitati, le libere organizzazioni di cittadini. E’ ora che Regione cambi, che diventi una casa di vetro, accogliente e capace di dare risposte effettive e concrete ai cittadini. I cittadini e le loro libere organizzazioni non dovranno più essere il soggetto passivo di scelte calate dall’alto, dovranno anzi essere consultati a monte del processo deliberativo, affinché il loro punto di vista venga integrato nel processo stesso di decision making. Altrimenti parole come partecipazione e sussidiarietà rimarranno mere invocazioni prive di contenuto. E noi favoriremo questo processo di partecipazione diretta per il bene comune.

Costruendo Libera a Pavia

Costruendo Libera a Pavia

Alla presentazione di giovedì 27 di “Costruendo Libera” abbiamo visto tanto entusiasmo e soprattutto la determinazione di persone oneste che vogliono svegliare la sonnolenta Pavia sulla questione antimafia. Costruendo Libera è l’associazione che sta lavorando per costruire un presidio pavese di Libera, la rete di associazioni per una cultura antimafia. Fra loro molti studenti universitari che ci hanno raccontato la loro esperienza come volontari nei campi di Libera: l’associazione prende in gestione beni e terreni confiscati alla mafia per farli rinascere e renderli nuovamente disponibili alla collettività. Trasformano case comprate coi soldi della droga e del traffico di esseri umani in agriturismi, lavorano i campi confiscati per far ripartire l’agricoltura del Sud.

Molti campi di Libera esistono anche al Nord (dopo l’introduzione della legge sulla confisca dei beni mafiosi, il primo bene confiscato in Italia fu a Vigevano). Il lavoro dei ragazzi e delle ragazze di Libera crea un’economia sana e partecipata contro la soffocante gabbia dell’economia illegale di stampo mafioso.

Lorenzo Frigerio, referente regionale di Libera Lombardia, ci ha raccontato come i soldi rapinati dalle mafie nel Sud vengano reinvestiti al Nord, soprattutto in Lombardia, dove la criminalità organizzata ha infiltrato ormai da tempo l’edilizia, la gestione dei rifiuti, il settore degli appalti a cooperative, il gioco d’azzardo. Ricordiamo che proprio il mercato ortofrutticolo di Milano, secondo la Direzione Investigativa Antimafia, è uno degli epicentri della criminalità organizzata!

Lorenzo Frigerio

Davide Mattiello, dell’Ufficio nazionale di Libera, ci ha messi in guardia contro i “carciofi” (in dialetto siciliano, “cosca” significa “carciofo”), cioè contro la mentalità clientelare che non è la stessa cosa della mafia ma piuttosto il retroterra che consente l’infiltrazione mafiosa stessa. Il “familismo amorale” italiano tende a creare reti clientelari dominate dalla logica protezione in cambio di ubbidienza, dove ognuno per farsi strada deve agganciarsi a una cordata e riconoscersi in un gruppo di appartenenza, sia questo di tipo religioso, politico, ideologico o di qualsiasi altra natura. La mentalità clientelare non solo tarpa le ali alla meritocrazia, ma distorce anche la tutela e promozione del soggetto/individuo sancita dalla Costituzione. E inoltre favorisce l’infiltrazione mafiosa nella società, che segue esattamente la medesima logica.

Combattere le mafie è allora un impegno etico e al contempo un progetto di rinnovamento culturale.

Salutiamo gli amici di Costruendo Libera con un caloroso augurio di buon lavoro!

Cesare Del Frate, Anna Venturini

MoVimento 5 Stelle Pavia

Senza peli sulla lingua, Cesare Del Frate , MoVimento 5 Stelle Pavia , parla chiaro sugli intrecci poco chiari fra politica e ‘ndrangheta. Da non perdere !!!

10 ottobre 2010 redazione Nessun commento

prima parte

seconda parte

terza parte

ultima parte

IL SILENZIO E’ ‘NDRANGHETA

30 settembre 2010 annaventurini Nessun commento

Giulio Cavalli ieri sera a Pavia

Cesare Del Frate, moderatore del dibattito

Ieri sera si è tenuto il dibattito dal tema IL SILENZIO E’ ‘NDRANGHETA. Nell’Aula Magna dell’Università Giulio Cavalli ha risposto alle tre domande sulle mafie a Pavia, e più in generale, in Lombardia: come sono organizzate le mafie a Pavia, quali sono i referenti politici, cosa chiedere alla politica.
Quanto prima, su youtube sarà disponibile il video della serata.
Grazie a quanti, numerosissimi, hanno partecipato e una promessa: faremo in modo che non cali il silenzio sulla mafia e, in modo particolare, sulle vicende che coinvolgono la nostra città ed emerse grazie al lavoro della Procura di Milano. Continueremo a parlarne, fatelo anche voi, con tutti. La mafia si nutre di silenzio, di connivenze, di favori e parole non dette.

“Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’e’ nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci” (Rita Atria).

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Mafie e veleni: Tedesi si dimetta!

L’area Montecity S. Giulia da tempo è nel mirino dei PM, che hanno arrestato Grossi, l’imprenditore re delle bonifiche, e Rosanna Gariboldi (moglie di Abelli, ha patteggiato 2 anni per riciclo di denaro). Ora anche Tedesi, direttore di ASM Pavia e ASM Vigevano, e già che c’è titolare di due studi privati, è coinvolto. Il PDL secondo quali criteri fa le nomine? Chiriaco, presidente ASM multipoltronaro (non si contano le sue poltrone nei cda di svariati enti), lo difende dicendo che è indagato per vicende non relative al suo incarico ad ASM. Se ammazzi la moglie, tranquillo, basta che la moglie ammazzata non fosse dipendente ASM e la poltrona te la tieni… Tedesi non è indagato per aver rubato le caramelle, ma perché coinvolto nel mega affare delle bonifiche farlocche: Grossi si è intascato milioni di euro, ma le sostanze velenose sono ancora lì, e stanno inquinando le falde acquifere con sostanze cancerogene, per la gioia dei residenti che se le bevono. Intanto Gaetano Pecorella, parlamentare, lancia l’allarme: nell’operazione S. Giulia potrebbero essere stati investiti capitali mafiosi.

Tedesi chiarirà la sua posizione in tribunale, la Gariboldi l’ha già chiarita, patteggiando e quindi riconoscendo la fondatezza dell’accusa. Peccato che il conto a Montecarlo su cui riciclava i fondi neri dell’operazione s. Giulia fosse cointestato al marito, Abelli. Guarda caso, il suo nome spunta anche qui. Ma lui, ovvio, non sa mai nulla… [ndr].

Da La Provincia Pavese:

«Asm revochi l’incarico di direttore generale a Claudio Tedesi»: la richiesta arriva dal Pd che mette in discussione il coinvolgimento di Tedesi nell’inchiesta sulla bonifica dell’area di Santa Giulia a Milano. Ma il presidente Asm rimanda la richiesta al mittente.
Tedesi, oltre che direttore generale di Asm Pavia, è anche direttore generale di Asm Vigevano e titolare di uno studio privato di ingegneria ambientale e consulenze. E sui numerosi incarichi mette l’accento Massimo Depaoli a nome di tutto il gruppo consiliare del Pd.
«All’atto della nomina di Claudio Tedesi a direttore generale di Asm Pavia ci eravamo chiesti come una persona potesse svolgere nello stesso tempo in modo efficiente i ruoli di direttore di Asm Pavia e Vigevano, nonché di titolare di due studi privati. Accanto a questa riflessione, la considerazione che il suo avere affiancato Grossi in molti lavori di bonifica non lasciasse del tutto tranquilli, viste le inchieste in corso. Dunque, la notizia dell’indagine su Santa Giulia non ci stupisce molto. Quello che ci stupisce è come a questa sola persona con consistenti impegni privati in un settore delicato come le bonfiche siano stati affidati due incarichi così rilevanti per le nostre aziende pubbliche. Vogliamo sapere a Pavia chi, nella sostanza, la abbia scelta come tecnico di fiducia: il sindaco Alessandro Cattaneo o il presidente di Asm Giampaolo Chirichelli? E hanno scelto da soli o consultando qualcuno in più alto loco? In ogni caso, la notizia dell’indagine mette un altro pesante macigno sulla credibilità delle scelte di questa giunta di centrodestra. Data la delicatezza dei passaggi che attendono la nostra Asm, vogliamo affidarne la dirigenza a tecnici indagati per la mancata bonifica di un’area? Chiediamo che in nome della trasparenza l’ingegner Tedesi renda pubblici tutti i propri incarichi privati e professionali legati agli ambiti in cui opera Asm. E chiediamo al Cda di Asm che ne valuti la posizione nella prospettiva di revocare il suo incarico».
Ipotesi, quella di una revoca dell’incarico, che il presidente di Asm Giampaolo Chirichelli non prende nemmeno in considerazione.
«L’indagine che coinvolge Tedesi non riguarda l’attività di Asm – ribatte al consigliere del Pd -. Di conseguenza non c’è motivo di ipotizzare la revoca dell’incarico. Quanto alla scelta di Tedesi per la direzione generale, è evidente che ne ho parlato con il sindaco che rappresenta l’azionista di maggioranza di Asm. Perchè Tedesi a Pavia e Vigevano? Lo sanno anche i sassi che il doppio incarico va nella direzione di una sinergia tra le Asm in vista dell’azienda provinciale unica».

Il sistemone pigliatutto. Lorsignori: se li conosci li eviti

Ecco qua il sistemone pigliatutto che descrive le relazioni pericolose fra sospetti ndranghetisti, amministratori pubblici e politici pavesi, per come sembra emerge dalle intercettazioni pubblicate sulla stampa, in cui si cinguetta di appalti, bustarelle, voti comprati, poltrone, estorsioni. Gnamm!!

Il processo farà il suo corso, e non sta a noi accusare nessuno. Di sospetti politici, invece, ne parliamo eccome, e facciamo nomi e cognomi. Intanto Carlo Chiriaco, direttore di ASL per meriti sul campo (ex indagato per estorsioni e truffe sanitarie, che gli sono valse a mo’ di titoli onorifici nella scalata al potere), nonché uomo di spicco del PDL locale. Amico un po’ di tutti, anche se oggi lo evitano come la peste, è agli arresti con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: come si vede nella mappa, lui è il vero collante del sistemone pigliatutto. È assiduamente in contatto sia con Pino Neri, accusato di essere nientemeno che il boss dei boss, il vertice del cupolone della ’ndrangheta lombarda, e sostiene di fare da tramite fra Neri ed esponenti della giunta, nonché, ci arriveremo, il Faraone: la cupola incontra la piramide.

“Uomini di Neri”, così li definiscono i PM, sono Francesco Del Prete, candidato in “Rinnovare Pavia”, e Salvatore Ilacqua, candidato in “Rinnovare Vigevano” (entrambi partiti della famiglia Filippi). Allora, la questione è questa: Pino Neri e le famiglie a lui collegate da tempo fanno affari in provincia, e ora vogliono fare il salto, mettere i loro uomini direttamente nei consigli comunali. Si rivolgono allora ad Ettore e Luca Filippi, che accettano le candidature, ma poi arriva il cattivo Centinaio (oggi vicesindaco di Pavia), che dice di no, qualche sospetto gli è venuto. Ecco che Chiriaco allora chiama in soccorso l’angelo custode Angelo Ciocca (allora assessore provinciale e oggi consigliere regionale leghista), e magicamente la cosa si sblocca: Del Prete viene candidato ma, mannaggia, non viene eletto. Oggi Ettore Filippi lo difende sostenendo che era il candidato dell’oratorio di S. Carlo Borromeo, d’altronde quanti uomini d’onore sono stati trovati in bunker ripieni di santini e acqua benedetta?

In seguito alla delusione elettorale, Chiriaco torna alla carica e chiede per Del Prete una poltrona ad ASM, Luca Filippi gli risponde picche, la poltrona è già prenotata per lui: “come cazzo fai perchè papà, scusami facciamo noi!” (4/12/09). Contentino: Del Prete si aggiudicherà una consulenza ad ASM, pare di 12.000 euro lordi l’anno, da cui si è dimesso dopo le inchieste.

Arrivano le regionali, e si cerca di ricucire lo strappo fra le famiglie delle cosche e i Filippi. Tocca sempre a Chiriaco far da tramite, poraccio. Neri vuole puntare su Abelli (prima scometteva sulla moglie, ma poi è arrivato er gabbio), ne parla al telefono con un compare:

“noi conosciamo FILIPPI, lei (riferito ad ABELLI) lo conosce meglio di noi, per carità, è un ottima persona, non ho dubbi … non intendiamo però farci sminuire da lui…(inc)… noi non chiediamo niente…(la radio ed i rumori sovrastano la voce di NERI)…Carlo ci tiene che dico questa parola qua, anche perché tramite Carlo (CHIRIACO) …(inc)…è bene che lei (inteso ABELLI) sappia che il nostro gruppo l’appoggia…non le chiediamo niente e facciamo capo a Carlo (CHIRIACO), che noi lavoriamo per lei (sempre ABELLI), e che manifestiamo un impegno maggiore, perchè se qui… se possiamo valere dieci in città…in provincia… molto di più!!…  abbiamo queste capacità…. sta di fatto che noi non votavamo lì!… e quindi, già noi… i nostri nuclei famigliari…”

Chiriaco manda pure Del Prete a promettere il loro sostegno da Abelli, Abelli lo riceve, e Del Prete se ne torna contento da Pino Neri, e gli racconta:

“gli ho detto sono un amico del Dott. CHIRIACO, l’avvocato NERI, amico del Dott. CHIRIACO, gli aveva chiesto di presentarmi…di cercare un candidato….loro…. ma loro invece conoscendomi …hanno deciso di puntare ….di darmi una mano..come per dire….sono stati bravi… però non è che si è… mi ha detto…me lo dovevi dire 15 giorni fà …guardi che io non sono venuto per chiederle……

N: no no

D: …io volevo solo dirle che saremmo contenti di darle una mano e se poi c’è la possibilità di fare un percorso all’interno del PDL….

N: lui ha il compito di coordinare…non è che può pensare…(inc.)

D: no no..per carità….credo di aver fatto una buona impressione..

N: penso di si…”.

Si è presentato come amico di un sospetto boss ’ndranghetista e di un trafficone, e gli ha fatto buona impressione, meno male! Abelli spera di prendere 12.000 preferenze, Neri punta a 18.000: alla fine ne prenderà metà di quelle che si auspicava, un terzo delle speranze ’ndranghetiste, e se ne rimarrà a Roma, nonostante la minaccia “sono tornato” con cui, tramite cartelli elettorali neri, ha tormentato i pavesi per tutta la campagna elettorale. E chi cazzo gliel’aveva chiesto di tornare?!?!

Oggi Abelli difende l’indifendibile sostenendo che se il suo nome è nelle bocche di sospetti ’ndranghetisti è solo perché lui è “persona nota”. Infatti da 15 anni il suo nome è sulla bocca di tantengisti, di corrotti e, pare, di ndranghetisti, ma lui non c’entra nulla, è che a loro piace pronunciare il suo nome, ci fanno i gargarismi e lo canticchiano sotto la doccia. È una questione di stile, una licenza poetica (il suo nome emerge in tantissime carte processuali, anche se lui non è mai stato condannato). A Scajola gli compravano casa a sua insaputa, ad Abelli procacciavano i voti, ma lui era ignaro di tutto. Chiriaco ci mette l’anima, e il Faraone neanche un grazie:

giuro che farei la campagna elettorale per lui come fosse la prima volta… con la pistola in bocca… perché chi non lo vota gli sparo”.

abelli chiriaco

E la giunta? Beh, il solito Chiriaco è pizzicato in imbarazzanti conversazioni con Dante Labate, Pietro Trivi ed Ettore e Luca Filippi (per i quali “ammorbidisce” i controlli dell’ASM sui loro locali, dopo che Luca al telefono gli intima “…mi hai rotto i coglioni !… tutti i giorni mi mandi l’ASL nei locali…”, al che lui chiama un tal Gigi “ascolta… oggi quelli devono andare li’ no…gli dici di andare con …. molta benevolenza…. il problema e’ anche di carattere politico … nei limiti della… decenza”). Nelle intercettazioni spunta fuori pure una mega speculazione a Piazzale Europa, la costruzione di un Motel, un’operazione fognaria per la quale cercano di ottenere più soldi, e in una delle speculazioni promettono di riservare una quota del 20% a Dante Labate, il quale viene giudicato da Neri e Chiriaco alquanto esoso (conversazione avvenuta l’1/7/09):

Chiriaco:  Dante ( ndr. Labate Dante) è fuori di testa completo”

NERI: “ma completamente,  anche… ,  io dico ma chissà cosa fa, lui si sta rovinando con le proprie mani “

CHIRIACO: “perchè ABELLI come dire è perplesso, dice ma che cazzo di comportamenti sono questi”

NERI: “ma no, ma non…guarda che …”.

CHIRIACO: “guarda CON QUELLO CHE MI COSTA LUI  IO PAGO TUTTI GLI  ALTRI e lui ….inc…  se ne fotte,  questo mi ha detto”

NERI:”ma si..  “

CHIRIACO: “vuole SAN MATTEO per lui, poi vuole che si tiene l’ALER “

NERI: “Si tiene l’ALER pure ..cazzo ….. inc..  ma è pazzo “

CHIRIACO: “sì …poi vuole alla SP vuole “

NERI: “a MUSOLINO”.

CHIRIACO: “Musolino… e qualche altra cosa “.

Molti di questi favori e speculazioni pare siano rimasti solo promesse: mentre le telefonate erano in corso, sono arrivati i carabinieri. Ciò che comunque emerge dalle intercettazioni è la spregiudicatezza con cui politici locali si interfacciavano con un uomo, Chiriaco, dietro il quale l’ombra di Pino Neri era ben visibile. I quattro moschettieri Labate, Trivi e i Filippi telefonano, telefonano, spendono intere ricariche discutendo di tutto tranne che del bene pubblico o degli interessi della città: son già troppo affaccendati nei loro, di interessi.

Intanto uno di loro è indagato, Pietro Trivi, per corruzione elettorale. Cattaneo si è affrettato ad esprimergli “solidarietà politica”. L’aveva già fatto con la Gariboldi: il giorno dopo sono arrivati i carabinieri alle 4 del mattino e l’hanno portata a S. Vittore. Trivi, per ora, si è solo dimesso.

C’è o non c’è un sistema clientelare e nepotistico di spartizione della cosa pubblica? Gli appalti, le consulenze, il PGT vengono decisi con i criteri della trasparenza e del bene comune oppure con quelli degli amichetti del quartierino? A queste domande la maggioranza non ha ancora risposto: eppure, se prendiamo anche solo le nomine nelle società partecipate, troviamo mogli di, figli di, tesserati di partito. Il PD chiede la sua parte di poltrone, e il PDL si aggiudica la fetta più grosse. E i cittadini onesti, che non sono amici di Tizio o figli di Caio, e che non hanno la tessera del PDL o del PDmenoelle?

A furia di ragionare con una mentalità clientelare e privatistica, può capitare di imbattersi in personaggi come Pino Neri. E a volte, in questo monopoli di lottizzazioni, si pesca la carta “andate in prigione senza passare dal via”, come è successo a Carlo Chiriaco e Rosanna Gariboldi.

Per ora non c’è stata risposta né reazione: il sindaco ha dichiarato che “Pavia si è dimostrata impermeabile alle infiltrazioni mafiose”, e nulla ha detto sul sistema clientelare tratteggiato dalle intercettazioni. Il PD si è ben guardato dal chiederne le dimissioni, in quanto responsabile di cotanta maggioranza. Solo le formazioni di sinistra e i 5 stelle denunciano questo tragico degrado.

In compenso, durante la manifestazione antimafia di venerdì scorso, Dante Labate ha deriso i cittadini che chiedevano legalità porgendo il dorso delle mani, ad imitazione di un famigerato gesto mafioso, mentre Luca Filippi li provocava fino a quando non è intervenuta la polizia a farlo desistere.

Pavia merita una maggioranza al di sopra, e non al di sotto, di ogni sospetto. Il Sindaco e la giunta si dimettano immediatamente!!

MoVimento 5 Stelle Pavia

p.s.1: scarica e diffondi la mappa del sistemone pigliatutto, qui!

p.s2.: abbiamo qui ricostruito a grandi linee solo la parte di intercettazioni uscite sulla stampa che riguardano i politici, ma le indagini contengono moltissimo di più, lo vedremo nei prossimi mesi!

Beppe Grillo ed Everyone: i diritti dei migranti

24 gennaio 2010 redazione Nessun commento

Il blog è andato a Rosarno tra la sua gente e tra gli immigrati. Ha trovato una guerra tra poveri, disoccupazione e una totale assenza dello Stato. Le voci degli africani e dei calabresi sembrano venire da un altro mondo, da un Paese lontano dalla Civiltà, da un luogo estraneo che non ci riguarda. Sembra di ritornare nell’Italia appena uscita dal dopoguerra, ma senza gli aiuti del Piano Marshall e con le mafie che controllano mezzo Paese (o forse di più). La figura più odiosa che emerge in situazioni come quella di Rosarno, sempre più frequenti come riportato nella lettera dell’associazione Everyone, è quella dello scaricabarible, del politico, del pubblico ufficiale; dal Governo all’ultima Istituzione. Non sapevano, non vedevano, non parlavano. In Italia c’è, a cielo aperto, la tratta degli schiavi da almeno un decennio, ma la colpa è solo degli schiavi.

“Situazione attuale dei migranti di Rosarno” di www.everyonegroup.com
“Le Istituzioni distruggono le prove della schiavitù e pianificano la deportazione di più di mille migranti. Gruppo EveryOne: “Sono fuggiti da Paesi in crisi umanitaria e sono caduti nelle mani della mafia in Italia, come migliaia di altri profughi“. E’ importante offrire loro protezione e la speranza di un futuro dignitoso. Intanto, secondo i timori da noi espressi ieri, le operazioni di deportazione sono già iniziate e stamattina il centro di Crotone è stato completamente svuotato.
Roma, 11 gennaio 2010. Sono stati arrestati e rinchiusi nei centri di Bari e Crotone 1.125 migranti provenienti da Rosarno (mentre altri, per un totale che supera i 2.000, sono in arrivo negli stessi e in altri centri)*, alcuni con permesso di soggiorno o asilo politico (6/7% del totale) , altri “clandestini“, ma provenienti in gran parte da da Paesi in crisi umanitaria: sono per il 94% africani sub-sahariani, per l’87% in giovane età, inferiore ai 30 anni. Il 90% è entrato in Italia in maniera irregolare. Nessuno possiede un contratto di lavoro. Sono tutti in stato di schiavitù, alle dipendenze di una ‘ndrina (famiglia mafiosa) che detta legge a Rosarno: lavorano dodici-quattordici ore al giorno festività comprese. Paga base due euro l’ora. Base perché dal compenso sono detratte la quota pasti (zuppa di cipolle con pane) e soggiorno (squallide e malsane baracche, ognuna delle quali ha 4-5 posti letto).
Nonostante le baracche siano la prova della condizione inumana in cui vivono i migranti, le autorità le hanno già distrutte con le ruspe. Il Gruppo EveryOne è convinto che vi siano, riguardo al caso di Rosarno, precise politiche e strategie xenofobe e razziste da parte delle Istituzioni italiane e ritiene che con la distruzione delle prove riguardanti la schiavitù e gli abusi (situazione ben conosciuta e tollerata dalle Istituzioni), l’arresto di oltre 1.000 migranti, il progetto di deportarli – evitando il controllo dell’Alto Commissario ONU – nei Paesi di origine, si voglia cancellare l’evidenza di gravi violazioni sia da parte del caporalato gestito dalla ‘Ndrangheta, che da parte delle autorità nazionali, che fin dall’inizio hanno cercato di gettare la responsabilità dei moti di protesta sui migranti, evitando di sollevare un allarme-mafia.
Riteniamo che i migranti arrestati e detenuti nei centri di Bari, Crotone, Capo Rizzuto e altri debbano essere ascoltati dall’Alto Commissario e protetti, sia perché fuggiti da Paesi in crisi umanitaria, sia perché sottoposti a schiavitù e abusi gravissimi in territorio italiano, dove sono rimasti nelle mani della mafia calabrese nonostante le Istituzioni e le autorità a tutti i livelli sapessero perfettamente quello che capitava a Rosarno, come dimostra la rivolta (definita “anti-mafia” dai media italiani) avvenuta più di un anno fa. Nel Sud Italia, ma anche nel Centro e nel Nord, i migranti senza permesso si soggiorno cadono nelle mani della ‘Ndrangheta, di Cosa Nostra e della Camorra. Se l’anno scorso la situazione di tale condizione di schiavitù era grave (come dimostrano numerosi casi, fra cui quello tragico di Castelvolturno) ora, dopo l’approvazione della legge razziale 94/2009, detta “pacchetto sicurezza” (da noi denunciata in ogni sede giuridica nazionale e internazionale per il suo contenuto antidemocratico, razzista e disumano) è divenuta gravissima, perché i “clandestini” non possono regolarizzarsi né avere casa o lavoro regolare e sono costretti a sopravvivere con qualsiasi mezzo. Molti di loro avrebbero diritto all’asilo politico o a protezione internazionale, provenendo da Paesi in crisi umanitaria.
Il Gruppo EveryOne si sta impegnando in queste ore, a stretto contatto con l’Alto Commissario per i Diritti Umani, quello per i Rifugiati e la Commissione europea, affinché venga fermata la deportazione degli “schiavi di Rosarno“, attuato il rientro immediato di quelli già espulsi da Crotone e previsto un permesso di soggiorno a tempo indeterminato (in attesa di asilo politico) nonché un serio piano di accoglienza umanitaria per tutti loro.” Gruppo Everyone

Beppe Grillo

Beppe Grillo su Rosarno

24 gennaio 2010 redazione Nessun commento

Cosa ci fanno più di diecimila immigrati irregolari nelle campagne calabresi? E’ ovvio, portano benessere a chi li sfrutta. Per farlo vivono in condizioni igieniche da porcile, sono pagati poco e in nero, non hanno nessun tipo di assistenza. La risposta cieca pronta e assoluta del solito coglione terzomondista è sempre la stessa: “Sono qui da noi perché fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare!“. Tutto il contrario, pagate gli italiani il giusto e ci sarebbe la fila di calabresi disoccupati per prendere il loro posto.
Gli immigrati lavorano in condizioni disumane che gli italiani non possono più tollerare, per questo sono qui. E allora, ancora, chi ci guadagna? I nuovi latifondisti, la criminalità in cerca di mano d’opera a basso costo, chi affitta dei tuguri a peso d’oro? Questa è solo la prima fascia, quella più visibile. Gli immigrati sono un bacino elettorale, portano voti sia a destra che a sinistra. Sono uno strumento di distrazione di massa usato dai partiti. La Lega e il Pdl vivono dell’uomo nero, del babau. Il Pdmenoelle e dintorni del buonismo a spese delle fasce più deboli della popolazione che vivono a diretto contatto con gli emigrati e si disputano le risorse. Voti a destra, voti a sinistra. In uno Stato dove migliaia di irregolari sfilano esasperati in una cittadina, Rosarno, e la mettono a ferro e a fuoco è evidente che lo Stato non c’è più. Africani contro calabresi, in mezzo il nulla di chi non si è mai fatto carico dei flussi migratori, dell’accoglienza, dell’integrazione.
Voglio l’immigrato a chilometro zero o l’immigrato integrato. Non abbiamo bisogno di nuovi schiavi, ne abbiamo a sufficienza di autoctoni. E così, una rivolta di Spartacus neri, diventa SOLO un problema di ordine pubblico, di controllo del territorio. Maroni, dico a lei anche in rappresentanza dei ministri degli Interni precedenti: “Dove erano, dove sono, le Forze dell’Ordine in Calabria, le stesse che riescono a sequestrare con occhiuta precisione un cartello 30 x 50 cm contro Schifani a un cittadino, ieri a Reggio Emilia?“.
Gli africani irregolari sono sempre stati lì, splendenti nel sole dei campi del Sud e a marcire nelle topaie. E dov’erano, dove sono le varie istituzioni che fracassanno i coglioni all’ultima bancarella del mercato per l’igiene, lo scontrino, la licenza, la tassa di occupazione, dove sono? E soprattutto perché le paghiamo se vedono sempre e solo il fuscello e non la trave? L’Italia è un piccolo Paese, con poche risorse e un tasso di disoccupazione da far paura. Dobbiamo avere il coraggio di dirci che gli immigrati sono in prevalenza forza lavoro sfruttata, merce per imprenditori senza scrupoli e per politici e giornalisti con la erre moscia che cianciano di pozzi avvelenati. Una risorsa preziosa per i politici che li lasciano al loro destino. E’ in corso una guerra, che qualche volta esplode, tra poveri: immigrati e cittadini italiani, entrambi presi per i fondelli. Lo Stato si è fermato a Rosarno.

Beppe Grillo

Milano capitale delle mafie

23 dicembre 2009 Cesare Del Frate 1 commento

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Salvatore Borsellino al No Berlusconi Day

No Berlusconi Day Pavia: la nascita del Popolo Viola. Il pornopedonano, massoni e mafiosi, il cuscinetto, in una giornata di democrazia

6 dicembre 2009 Cesare Del Frate 1 commento

I ragazzi del No Berlusconi Day Pavia

I ragazzi del No Berlusconi Day Pavia

“E che diavolo, adesso mi devo pure alzare alle 3 del mattino per sto’ stronzo?”: mi chiede Teresa mentre incespichiamo mezzi addormentati verso il pullman. “Fanculo”, rispondiamo insieme. Ma come mancare a una manifestazione storica, in cui i cittadini, autonomamente dai partiti, si riprendono la politica e la voglia di un’Italia normale?

Siamo in tanti da Pavia, grazie all’ottimo lavoro degli organizzatori: due pullman. Lela e Valentina hanno portato fiori e corone viola, nonché lo striscione (retto dalle sbarre della zanzariera rotta), Vincenzo i cartelli e il megafono. Altri ragazzi si portano tamburi di latta, altri dei cartelli, in molti hanno fischietti e tutto l’ambaradan dell’attivista incazzato. Ma solo Teresa ha il gadget salvasonno dell’attivista perfetto: il mistico, magico Cuscinetto!

Un cuscino piccolo piccolo, soffice soffice, ti stampi seduto sul pullman, ci appoggi la testa ed è fatta. E’ versatile, l’amico cuscinetto, puoi anche usarlo ai banchetti del sabato mattina: lo appoggi ad un’asta del gazebo, e Morfeo ti aspetta.

Loredana fa la conta, bene, ci siamo tutti, Psiconano arriviamo!, partiamo. Papi sta per avere un incidente frontale, senza airbag, con altri 700 pullman, due treni, un traghetto dalla Sardegna, chissà quante macchine e secondo me anche qualche tir di camionisti incazzati, che stanno partendo insieme a noi da tutta Italia. Un frontale epico che neanche The Fast and the Furious. CRUSH!!!

Durante il viaggio ci sfoghiamo, ci chiediamo in che modo ridare un senso alla politica, ci facciamo la brioche all’autogrill, decidiamo di candidare Spatuzza segretario del PD. Incrociamo tantissimi pullman viola, che salutiamo dal finestrino. E anche uno nero: comincio a fare ciao ciao con la manina, poi vedo una testa rasata, un’altra, un’altra ancora, un giubbotto col gagliardetto dell’Italia, uno che si tira giù le brache e invece che la faccia ci mostra il culo, che tanto sono uguali. Chiamiamo amici e parenti: “A Roma c’è mica una partita di quelle che richiamano i fasci di Verona? No? E’ forse l’anniversario della prima volta che la fata dentina ha portato il primo soldino sotto il cuscino di Mussolini? No? Non sarà che Gasparri ha organizzato a Roma la festa dei fasci colla bava alla bocca, tutti in costume da Satanasso? No? Vuoi vedere che stan venendo proprio per noi…”.  Al che la mitica Loredana chiama la polizia e segnala targa e posizione del pullman degli sfasciati, che nel frattempo continuano a lanciarci segnali di sfida: nel giro di 15 minuti arrivano due volanti che li fanno accostare. Ride bene chi ride per ultimo.

Vincenzo

Vincenzo

Eccoci arrivati! Scendiamo, disincricchiamo gambe e ginocchia, fuori tamburi e cartelli. Io mi metto al collo “Lo psiconano, lo stalliere mafioso, le parlamentari veline: non vorresti crederci, ma è una storia vera”. Vincenzo: “Ci pisciano addosso e dicono che piove”. Giù in metropolitana. Arrivati a Termini, mentre risaliamo le scale mobili come i 7 nani le miniere, iniziano i cori: “Berlusconi, dimissioni!”, “Chi non salta Berlusconi è, è!”. Sbuchiamo a Termini urlando e fischiando, e via in Piazza della Repubblica, già gremita. C’è di tutto, dagli Anarchici Bakuniniani Okkupazionisti, alle Pantere di Quartoggiaro, fino al Partito del Gelato (giuro, c’era uno che aveva rubato il cartello dal gelataio, e ci aveva scritto sopra W il gelato, vota Gelato!).

Bersani è rimasto a casa a giocare a burraco con baffetto D’Alema e Latorre, ma non ci mancano. Bindi è venuta, e tutti ricordiamo il suo “Non sono una donna a sua disposizione” con cui ha messo KO il pornopedonano. C’è Piero Ricca, ci sono i comunisti (ognuno con 5 bandiere, le tenevano anche fra i denti e coi piedi), Travaglio è lì col suo mefistofelico taccuino degli appunti, De Magistris e Di Pietro non potevano mancare, i No Ponte con lo striscione, i ragazzi dell’Onda, i lavoratori di Eutelia, c’è una valanga di grilli mannari, fra cui Giovanni Favia, ma senza bandiere se non quella viola. Ma, soprattutto, ci sono i cittadini in viola, una marea, i veri PROTAGONISTI: quando parte il corteo non se ne vede né l’inizio né la fine.

Eccoci qua! No Berlusconi Day Pavia arriva a Roma

Eccoci qua! No Berlusconi Day Pavia arriva a Roma

Parte il corteo, lento ma inarrestabile, non ho mai visto così tanti cittadini riuniti e determinati. Vincenzo e Loredana lanciano gli slogan col megafono: “Governo di nani, arriva lo tsunami!” (uno dietro di me commenta: “Si si, non ce ne bastava uno, adesso è arrivato pure il nano malefico 2, il pittbull incazzato”), “Berlusconi, dimissioni!”, “Fatti processare!”. Imperversa la citazione di Pertini: “La politica la si fa con le mani pulite”, mai come ora fresca ed attuale. I cittadini mostrano la loro indignazione, chiedono il rispetto della Costituzione, urlano il loro no alla mafia e alla massoneria nello Stato. Giovani ma non solo: un sacco di signori e signore, di mamme coi bambini, di coppie che fanno il corteo mano nella mano. C’è anche una simpaticissima signora pasionaria che fa la foto al mio cartello, e poi mi dice “vai così!”. Urca, le nostre nonne turbo sono pronte a metterlo al suo posto, il mafiosetto di hardcore, come hanno già sistemato il capetto che venne prima.

Chiediamo legalità e rispetto della Costituzione. Chiediamo un governo decente, chiediamo decoro morale e istituzionale. Chiediamo che venga sventato il patto scellerato fra le mafie e i settori deviati della politica. Quando urliamo: “Berlusconi, sei indegno! Sei un corrotto e un corruttore! Fatti processare”, la Carfagna porta le mani al petto e sospira. Senza Papi, le tocca tornare a strusciarsi bagnata sul cofano di una macchina alle fiere di paese. Quando invochiamo il diritto allo studio e la laicità dello Stato, Gelmini ha un brivido lungo la schiena. Senza Papi, con chi mai potrebbe giocare alla maestrina sadomaso col frustino e gli occhialetti da stronzetta? Quando urliamo che la loro crisi non la pagheremo noi, Tremorti fa un gridolino fesso. Senza Papi, chi mai lo lascerebbe indebitare gli italiani a colpi di 1 miliardo di euro al giorno?

Arriviamo al palco: Piazza S. Giovanni non ci contiene tutti, le vie vicine intasate da una folla immensa, indignata e gioiosa. Siamo più di un milione. Sul palco non saliranno politici, ma solo uomini e donne della società civile. Franca Rame e Dario Fo li salutiamo con affetto, e li ascoltiamo rivivere le loro battaglie e speranze. I No Ponte ricordano che il ponte altro non è che l’ennesimo regalo alle mafie: unirà non due coste ma due cosche. Il blogger Alessandro Gilioli dice che Berlusconi è un relitto del passato, un televisore scassato da rottamare per fare spazio ad internet.  Liisa Liimatainen, giornalista finlandese, ci porta il punto di vista europeo, lo sconcerto dei concittadini europei di fronte allo scandalo permanente. Ulderico Pesce urla contro il caporalato e le nuove forme di schiavitù razzista, la sofferenza dei migranti messi a lavorare nei campi per 2 euro l’ora, grazie alla Bossi-Fini e alla legge sul reato di clandestinità. Moni Ovadia ci infervora. Il saluto più affettuoso va a Salvatore Borsellino e al popolo delle agende rosse: Salvatore ha la voce commossa, piena di rabbia ma anche di felicità di fronte allo spettacolo della piazza gremita, commosso dalla volontà di democrazia di tutti, parla di “quel fresco profumo di libertà” che deve scacciare il puzzo dell’accordo fra lo stato e la mafia, del piano di rinascita della P2 che sta sostituendo la Costituzione.

Siamo qui perché vogliamo democrazia, perché il nostro eroe non è Mangano, sono Falcone e Borsellino, perché sappiamo quali sono le origini del potere, prima economico e poi politico, di Joker Berlusconi, perché vogliamo un Paese normale, perché vogliamo una cittadinanza piena. Siamo consapevoli che dobbiamo spazzar via non solo lo psiconano, ma il berlusconismo: la politica ridotta ad un comitato d’affari fra politicanti, mafiosi e imprenditori corrotti, la giustizia negata, il vilipendio di uomini indegni che occupano le più alte cariche, il lavoro umiliato, la casta che si crede al di sopra di tutti. Borsellino ci ammonisce: la mafia l’ha messo al potere, e ora vuole rimuoverlo perché non ha rispettato gli accordi (si, solo lui poteva riuscire a fregare anche la mafia!). Ma non dobbiamo lasciare che sia la mafia a farlo cadere: lo cacceremo noi! E cacceremo insieme a lui la sua corte di servi e ballerine, la sua concezione affaristica, privatistica, autoritaria della politica e della vita civile.

I cittadini si sono ripresi la politica, spezzando quel monopolio che la casta custodisce gelosamente, anche grazie all’inciucio permanente fra PDL e PDmenoelle. Il popolo viola testimonia l’Italia che non si vede nella TV di regime, l’Italia che vuole un futuro. La più grande manifestazione autoconvocata! Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che c’erano, e a tutti coloro che non erano a Roma ma erano comunque con noi!

cesare del frate

BENI CONFISCATI ALLA MAFIA…QUANDO LO STATO TRADISCE LA VOLONTA’ POPOLARE

28 novembre 2009 annaventurini 1 commento

“La mafia restitusce il maltolto”. Con questo slogan la rete di associazioni contro le mafie LIBERA inaugurò nel 1995 una petizione popolare per sostenere il disegno di legge firmato da Giuseppe Di Lello, già componente del famoso pool antimafia palermitano. Il disegno di legge chiedeva la riforma della normativa vigente sul tema della confisca dei beni alle organizzazioni mafiose. Le firme raccolte – 1 milione – e la partecipazione promossa nella società civile contribuì all’emanazione della L. 109/1996.

La novità assoluta della legge riguardava la destinazione dei beni immobili confiscati alle mafie: essi infatti possono essere mantenuti al patrimonio dello Stato oppure trasferiti al patrimonio del comune dove l’immobile è situato per finalità istituzionali o sociali.

Il valore materiale e simbolico della legge 109 è più che evidente. Oltre a restituire materialmente allo Stato il “maltolto”, la trasformazione dell’immobile per fini istutizionali-sociali incarna e rende visibile il potere dello Stato sulle mafie, contribuisce alla riconquista del territorio, diventa simbolo di una cultura centrata sulla legalità e sulla partecipazione.

In Finanziaria è stato introdotto un emendamento che prevede la possibilità di vendere i beni confiscati. E’ chiaro il pericolo che potrebbe comportare: quei beni potrebbero tornare in mano alle mafie. Il Ministro Maroni ci tranquillizza. Il principio della vendita vale solo per quei beni che attualmente “non si riescono ad assegnare a fini sociali per una serie di motivi restando a deperire.  Solo in questi casi, che sono eccezionali  con le dovute precauzioni che prendera’ il Prefetto, quei beni potranno essere messi all’asta. Ma certamente sara’ evitato accuratamente che ritornino nelle mani della criminalita’ organizzata come qualcuno paventa”.

Naturalmente, non bastano le sue parole per farci credere nella buona fede dell’emendamento e soprattutto crediamo che in questo modo venga tradita la volontà popolare, che nel 1995 si era espressa chiaramente. 

Sul sito di Libera sono segnalati i posti in cui è possibile firmare contro l’emendamento.

Aderiamo al No Berlusconi Day

25 novembre 2009 Lista 5 stelle Pavia 1 commento

Il No Berlusconi Day è una manifestazione nata spontaneamente dall’iniziativa di blogger e cittadini, e chiama tutti coloro che trovano inaccettabile essere governati da Berlusconi a scendere in piazza, il 5 Dicembre a Roma. Il MoVimento nazionale delle Liste a 5 Stelle ha aderito all’iniziativa, e così noi della Lista di Pavia. Sabato scorso, quando l’ufficio traffico negò un banchetto agli organizzatori del No B Day, li ospitammo nel nostro banchetto. Siamo stati onorati di ospitare dei cittadini senza tessere di partito che organizzano un così grande evento di democrazia e libertà.

A Berlusconi bisogna dire No. No ad un governo immobile di fronte alla crisi e al dilagare della disoccupazione, no alla privatizzazione dell’acqua, no alle leggi ad personam che, per salvare lui, sfasciano la giustizia. No al razzismo dei respingimenti in mare e del reato di clandestinità. No al ritorno al nucleare, in spregio alla volontà popolare di un referendum.

Berlusconi ha definito un suo ex collaboratore, il mafioso pluriomicida Mangano, “un eroe”: per noi gli “eroi” sono Falcone e Borsellino. L’Italia, oggi, ha bisogno di liberi cittadini pronti a ribellarsi alla corruzione, al malgoverno, ai rapporti torbidi fra mafie e politica. Ha bisogno di cittadini che scendano in piazza per dire No, per esternare la loro indignazione, per difendere la Costituzione, per reclamare che l’Italia si merita il buongoverno. Ci vediamo a Roma, il 5 dicembre, al no Berlusconi Day!

per adesioni: noberlusconidaypavia [@] gmail.com

Ecco il testo dell’appello per il No Berlusconi Day:

A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi e riteniamo che il finto “Fair Play” di alcuni settori dell’opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera ce definisce la nostra “una dittatura”- e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell’ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento.

Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell’Utri.

Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte.

http://www.noberlusconiday.org

Pax mafiosa: noi sappiamo, sono anni che sappiamo…

1 novembre 2009 Cesare Del Frate 1 commento

Pubblichiamo il testo dell’intervento di Barbara Spinelli letto dall’autrice a Contromafie 2009, la seconda edizione degli “Stati Generali dell’Antimafia” convocati da Libera nei giorni scorsi a Roma.

di Barbara Spinelli

Sono anni che ci domandiamo come tutto ciò sia potuto accadere: il senso della legge che si sfibra, lo Stato che suscita timore o disprezzo perché s’accomoda con l’illegalità e rinuncia al controllo del territorio, che non interviene prima delle catastrofi ma solo ai funerali.

E la democrazia che si perverte, divenendo qualcosa di prevaricatore: come un diritto divino che si dà all’Unto delle urne. Il diritto a giocare con le leggi come il dittatore-Charlot gioca con il mappamondo: a considerare legittimo quello che è illegale, illegittimo quello che è legale, dunque a sovvertire categorie, istituzioni, leggi che nella Repubblica sono ferme, durevoli, non legate alla durata effimera delle maggioranze e delle legislature. Sono considerati illegittimi i poteri legali di controllo sul governo, perché non eletti direttamente dal popolo; è considerata illegittima la separazione tra i vari poteri dello Stato, perché controbilanciandosi a vicenda minacciano di fare quel che ogni costituzione liberale prescrive: frenare l’abuso della forza cui tende ogni potere che non trovi davanti a sé un limite. Prosegui la lettura…

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Si all’antimafia

Cesare Del Frate

La commissione antimafia si farà, il Sindaco ha sciolto le riserve dopo l’incontro con il Prefetto, presente anche Davide Ottini, il consigliere comunale (PD) che ha proposto il relativo ordine del giorno. Nella precedente consigliatura erano stati i fratelli Veltri ed Irene Campari i principali sostenitori dell’istituzione della commissione antimafia, infine votata all’unanimità dal Consiglio (qui), ma mai effettivamente insediatasi per via, scrive Il Settimanale Pavese, “delle perplessità dell’ex Sindaco Piera Capitelli”.

In campagna elettorale e anche in seguito la commissione antimafia è stata uno dei progetti che più abbiamo portato avanti, e su cui più abbiamo cercato di informare: siamo quindi estremamente contenti che grazie a Davide Ottini verrà finalmente costituita. Il Sindaco ha mostrato in quest’occasione la saggezza di riconoscere l’importanza della commissione, facendosene a sua volta promotore. Prosegui la lettura…

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