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Archivio per marzo 2009

Lettere da Facebook……..

Rispetto la posizione presa da Alessandro, ma ritengo altrettanto doveroso inserire la mia opinione in merito alla costituzione di questa lista civica per Pavia.
Sono una cittadina pavese, non mi sono mai iscritta ad alcun partito politico, nè ho mai fatto militanza politica, pur considerandomi un’anima di sinistra. Sono estremamente delusa da come la politica dei partiti stia portando il nostro Paese e, di conseguenza, le nostre città e realtà locali sempre più alla deriva e credo che sia ora di dare spazio alle voci di coloro che, seguendo da vicino gli eventi, gli scandali, la mala gestione, gli “accordi trasversali” di questa o quella “classe politica incapace”, sono stufi di vedere le proprie istanze perennemente deluse da promesse non mantenute che si rivelano solo false illusioni.
Proprio perchè sono intimamente convinta che il concetto di politica non sia astringibile al puro e solo operato dei partiti, ma a quello di un’intera società civile e di ogni suo singolo rappresentante, trovo l’iniziativa di creare questa Lista civica di persone indipendenti una grande chance per la città di Pavia per “ricostruirsi” a nuovo. Non si tratta, almeno non nel mio caso, di assumere posizioni antipartitiche “modaiole” ma semplicemente di avere la possibilità di dare spazio alla propria voce e provare a scuotere questo rassegnato senso di impotenza che attraversa il cittadino pavese, anestetizzato ormai (più o meno consapevolmente) dalla sua stessa città ridotta a dormitorio. Questa città è viva e pulsante ed un cambiamento reale, concreto è ancora possibile, non solo, è dovuto! E siano benvenute persone come Irene Campari che ci mettono la faccia, il tempo, la passione e l’esperienza per dimostrare che un cambiamento è ancora possibile.
Ci sono stadi della vita e cicli della storia umana in cui bisogna ammettere i propri errori e i propri fallimenti e disancorarsi dalla pura ideologia laddove essa porta a non riuscire più a guardare la realtà con trasparenza e schiettezza. La nostra città ha un potenziale culturale, creativo, umano, produttivo immenso ed io credo che questa lista civica abbia tutte le carte in regola per far emergere tutto ciò alla luce del giorno. Un grosso in bocca al lupo a tutti i membri della lista!

Iolanda Nanni

Allevatori in croce

- Nel 2009 oltre 50 mila imprese saranno costrette a chiudere. Servono subito interventi straordinari. Questo il grido d’allarme lanciato a Roma dalla Cia durante il sit-in promosso con la Confagricoltura in piazza Montecitorio, davanti alla Camera, per protestare contro il decreto legge sulle quote latte. Nuovo invito al premier Silvio Berlusconi ad intervenire per un settore in grave emergenza. Va ascoltata anche la «voce» degli imprenditori agricoli. I finanziamenti non possono esserci solo per gli altri comparti del sistema produttivo. L’agricoltura italiana resta senza «soldi veri».

Fonte: www.corriere.it

Categorie:Ambiente, Sviluppo Tag:

La VERA Storia della Centrale Verde : VIGEVANO

 

Video: 

STUPRO E POLITICA

Sempre più spesso arrivano alle cronache giornalistiche notizie riguardanti stupri perpetrati su donne i cui colpevoli sono indicati come rumeni – rom – extracomunitari e clandestini.
Notizie che certo colpiscono nell’intimo, nella parte più profonda della nostra emotività e che suscitano reazioni di rigetto per tali eventi e per chi li compie. Cerchiamo però di andare oltre i titoli urlati da questa ormai misera informazione, misera perché priva di quella fredda analisi e dell’approfondimento che fa di una notizia un’occasione di riflessione collettiva e non di maggior audience o di incremento di vendite di carta stampata.

Iniziamo quindi dalla stima pubblicata dall’Istat nel dicembre 2007 che presenta questi dati:

  • non più del 10 % degli stupri che avvengono in Italia sono compiuti da stranieri;
  • 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati;
  • stupri, 6% sono opera di estranei;
  • In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni.  
  • In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.

Possiamo quindi considerare che il problema della violenza sulle donne è un problema, oltre che delinquenziale, di tipo “culturale” cioè violenze operate da uomini che hanno una considerazione della donna quale “oggetto” sessuale per il soddisfacimento delle proprie “necessità fisiche”.
Violenze che per il ben 69% dei casi avviene ad opera di mariti, fidanzati o partner.
L’immagine che i media diffondono, cioè che gli stupri sono opera di immigrati, non corrisponde alla realtà, alimenta il razzismo e favorisce la promulgazione di leggi e decreti contro di essi senza risolvere il problema.
Alcuni Sindaci, Parlamentari e rappresentanti del Governo chiedono la certezza della pena, la banca del DNA, l’affissione degli identikit dei violentatori sui muri della città ed i più fantasiosi richiedono la castrazione chimica e le ronde di quartiere.
La repressione da sola non risolve nessun problema se non è strettamente legata alla prevenzione
e questa la si fa prima nelle coscienze di ognuno di noi.
Il punto non è la repressione, ma lo sviluppo del rispetto della persona, del vivere civile gli uni con gli altri, dell’educazione civica, della cultura dell’essere e non dell’avere, della non violenza, dell’educazione alla sessualità, fin dalle scuole elementari.
Sono questi valori che fungono da garanti della sicurezza di ognuno di noi perché non saranno portatori di violenza e svilupperanno una società sana.
La trasmissione di questi valori e contenuti richiede certo tempo e impegno ma porterà a buoni risultati così come l’operato di ogni genitore per educare il proprio figlio ha l’obiettivo di far crescere una persona che sarà un domani un adulto consapevole che si inserirà positivamente nella società.
Tale consapevolezza e impegno non può essere omesso da chi ha la responsabilità di governare un paese, il quale proprio per tale ruolo dovrebbe avere a cuore lo sviluppo/evoluzione sociale del nostro paese che non è solo quello economico.
Non abbiamo nulla su cui riflettere in seguito a stupri effettuati da minorenni?
Quali valori sono socialmente trasmessi che portano a tali comportamenti?
Sul tema stupro si è innescato volutamente un clima favorevole all’intolleranza razziale che genera instabilità sociale e quindi occasione buona per la promulgazione di nuove leggi repressive, ma che nulla c’entrano con l’affrontare il problema nel suo complesso.
Gli uomini si interrogano sulla propria sessualità?

Luciana P. Pellegreffi 

Fonte – Redazione GN Milano

Rassegna stampa 2 Il Punto

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Rassegna stampa 1 Il Punto

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Beppe Grillo e Irene Campari a Pavia in Commissione

Invitato da Irene Campari quando era Presidente della Commissione Servizi sociali, il 30 gennaio 2007, Beppe Grillo ha introdotto la relazione del prof. Stefano Montanari sulle nanoparticelle. Nessuno della Giunta era presente, nessun consigliere di maggioranza.

Noi abbiamo aderito…….!!!!

29 marzo 2009 giuseppeparroco 1 commento

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Manifesto

I Comuni decidono della vita quotidiana di ognuno di noi. Possono avvelenarci con un inceneritore o avviare la raccolta differenziata. Fare parchi per i bambini o porti per gli speculatori. Costruire parcheggi o asili. Privatizzare l’acqua o mantenerla sotto il loro controllo. Dai Comuni si deve ripartire a fare politica con le liste civiche. Le liste che aderiranno ai requisiti avranno la certificazione di trasparenza “beppegrillo.it”

5 STELLE

Le 5 stelle presenti nel nostro simbolo rappresentano i 5 punti inderogabili su cui lavoreremo:

-Acqua

-Ambiente

-Trasporti

-Sviluppo

-Energia

I punti dirimenti della Carta di Firenze sono 12

  1. Acqua pubblica
  2. Impianti di depurazione obbligatori per ogni abitazione non collegabile a un impianto fognario, contributi/finanziamenti comunali per impianti di depurazione privati
  3. Espansione del verde urbano
  4. Concessioni di licenze edilizie solo per demolizioni e ricostruzioni di edifici civili o per cambi di destinazioni d’uso di aree industriali dismesse
  5. Piano di trasporti pubblici non inquinanti e rete di piste ciclabili cittadine
  1. Piano di mobilità per i disabili
  2. Connettività gratuita per i residenti nel Comune
  3. Creazione di punti pubblici di telelavoro
  4. Rifiuti zero
  5. Sviluppo delle fonti rinnovabili come il fotovoltaico e l’eolico con contributi/finanziamenti comunali
  6. Efficienza energetica
  7. Favorire le produzioni locali

Le condizioni per essere inseriti nei Comuni a 5 stelle sono:

1. Requisiti

 

  • All’atto della loro candidatura e nel corso dell’intero mandato elettorale, ogni candidato non dovrà essere iscritto ad alcun partito o movimento politico
  • Ogni candidato non dovrà avere riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive
  • Ogni candidato non dovrà avere assolto in precedenza più di un mandato elettorale, a livello centrale o locale, a prescindere dalla circoscrizione nella quale presenta la propria candidatura
  • Ogni candidato dovrà risiedere nella circoscrizione del Comune per il quale intende avanzare la propria candidatura. Per le elezioni comunali dei capoluoghi di provincia, i candidati potranno risiedere in uno dei comuni appartenenti a quella provincia.

 

2. Impegni

 

  • Ogni candidato si impegna a rimettere il mandato elettorale ricevuto, nel caso in cui, nel corso del suo svolgimento perda o si dimostri non abbia posseduto fin dall’origine uno o più dei requisiti minimi sopra descritti. In mancanza, l’intera lista perderà il diritto di qualificare la propria attività con la certificazione del blog
  • All’atto della propria candidatura, la lista provvederà a pubblicare in Rete, in un apposito ed adeguato spazio web, l’elenco dei componenti ed il loro curriculum vitae, con il proprio programma di governo ed istituirà contemporaneamente un blog aperto a tutti i cittadini che consenta il libero scambio di opinioni e critiche con i componenti della lista civica
  • La lista potrà apparentarsi ad altri partiti o liste anche se non certificate dal blog i cui candidati non abbiano riportato sentenze di condanna in sede penale, anche non definitive

Con l’integrazione di questi punti , presto avrete tutti a disposizione il nostro

“PROGRAMMA DI GOVERNO”.

NOI CI PRESENTEREMO PORTANDO IL CERTIFICATO PENALE…LORO NO!!!!

 

 

 

onorevoli-condannati

Tutti i candidati di “Cittadini in Comune” presenteranno il certificato penale per essere ammessi nella lista. L’etica e la trasparenza per noi sono ancora un valore!!!!!!

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Viaggio nelle città

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Dalla Rete del Grillo: “Cose strane a Pavia”

Dalla Rete di Beppe Grillo, news dalla Lista civica di Pavia “Cittadini in Comune”. Raccontare balle su di noi lede solo chi le racconta, pubblicata qui.

Lettere dalla Rete

COSE STRANE A PAVIA

di CITTADINI IN COMUNE – Lista Civica a 5 stelle di Pavia

Caro Beppe,
a Pavia succedono cose strane. Soprattutto in tempi di campagna elettorale, ma non solo. In passato te ne sarai accorto anche tu.
Una volta, infatti, sei venuto in Comune per assistere alla seduta di una Commissione Consigliare sul tema delle nanoparticelle. Tema importante, di grande rilevanza per la salute dei cittadini. Tu non eri che uditore in quella circostanza. Però il sindaco allora in carica ritenne la tua presenza altamente pericolosa tanto da vietare ai propri assessori la partecipazione alla seduta (informatori attendibili garantiscono di averti visto entrare in comune accompagnato da un manipolo di giovani facinorosi, muniti addirittura di telecamera!).
Ti ricorderai anche di un altro episodio, recente. I tuoi spettacoli a Pavia hanno sempre registrato il tutto esaurito, anche, in occasione della tua ultima apparizione, nell’aprile del 2007, quando le date erano state raddoppiate. Nel 2008 richiedi ancora l’utilizzo del Palaravizza per il nuovo tour, ma ti viene negato perché, spiega la giunta, “d’ora in poi il palazzetto ospiterà solo manifestazioni sportive”. Il sindaco (sempre quello delle nanoparticelle…), anche dopo che si è scoperto che la stessa struttura è stata utilizzata, dopo che ti è stata negata, per un spettacolo, restituisce al mittente qualsiasi ipotesi di complotto nei tuoi confronti.
Caro Beppe, preparati, non è ancora finita. Quel gruppo di giovani facinorosi che ti accompagnò in Comune e a cui nel frattempo se ne sono aggiunti molti altri, ha deciso di costituire una Lista Civica a 5 stelle. La Lista dei CITTADINI IN COMUNE, così l’hanno chiamata. Hanno anche un candidato sindaco ben conosciuto in città, Irene Campari, che negli ultimi due anni si è distinta in consiglio comunale per il coraggio e per le battaglie condotte. Irene era presente a quella famosa seduta in Commissione, seduta vicino a te. I membri della Lista lavorano tenacemente, con entusiasmo e con la presunzione di avere delle buone idee per amministrare Pavia. E sai cosa succede in questa strana città? Che un giorno ti svegli e su una delle testate locali leggi che non esisti più, che hai perso la partita ancor prima di giocarla. Marco Vigo, direttore de IL LUNEDI’, afferma infatti nel suo editoriale del 23 marzo 2009 che le ambizioni di Irene Campari sono finite: “la Campari intendeva candidarsi a sindaco della città con una lista sostenuta dagli Amici di Beppe Grillo, ma le difficoltà nel raccogliere i sottoscrittori (ne servono 250) e altro l’hanno costretta alla disdetta”.
La notizia è totalmente priva di fondamento. Pura diffamazione e disinformazione.
FALSA, buttata lì senza una richiesta di conferma da parte dei diretti interessati, senza far valere la stessa misura anche per gli altri soggetti politici. Non abbiamo ancora cominciato a raccoglierle, le firme.
FALSA come falsa e deviata è la “disinformazione” contro cui ci siamo battuti durante il V2Day. Non gridiamo al complotto, perché non vogliamo vestire i panni delle vittime e sentirci di questo accusati, ma denunciamo con forza la cattiva informazione fatta da chi, avendo il dovere deontologico di andare a fondo, ha preferito fidarsi di qualche informatore male-informato/intenzionato, fai tu.
Infine, caro Beppe, la notizia è FALSA perché il giornalista parla di “disdetta”, ma non sa che noi non molleremo mai. Ripeto: NOI NON MOLLEREMO MAI.
Con queste premesse dobbiamo organizzare un tuo ritorno a Pavia in grande stile, in campagna elettorale, ma stavolta nella piazza principale per prenderci insieme la rivincita su questi servi.

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Gli Orti di via Savoldi: 5mila mq di residenze

di Irene Campari

[Ha collaborato Giovanni Dongiovanni]


Compare sul sito del Comune l’informazione che si escluderà dalla Valutazione di Impatto Strategica il Piano attuativo per la realizzazione di un complesso residenziale alle Conche del Naviglio. Per coloro che non avessero seguito la vicenda (non notissima nemmeno a chi del Consiglio faceva parte), l’area è quella sgomberata tre anni fa dai cittadini Rom, rifugiatisi poi alla ex Snia. Era un’area di sterpaglie in cui trovavano rifugio anche cittadini senza fissa dimora. E che cosa fanno? Orti coltivati? Giardini pubblici? No. 5mila mq di residenze. Veniamo inoltre a sapere che la Vas non sarà necessaria, come previsto in un primo momento, poichè avrebbero già valutato che non ci sarà impatto negativo. Su che cosa? L’occupazione di suolo in una zona già densamente edificata non ha impatto?

Dal sito del Comune:

Procedimento di verifica di esclusione da VAS – Piano Attuativo ” Le Conche del Naviglio”
Il progetto di piano urbanistico attuativo denominato “Le conche del Naviglio” è presentato in variante alla scheda di trasformazione per servizi 17 – S Via Savoldi del PRG vigente.

La proposta d’intervento in sintesi prevede:

  • n° 1 lotto edificabile per complessivi mq. 4.949,35 di S.l.p.  residenziale.
  • Opere di urbanizzazione primaria:
    o nuova strada di servizio agli insediamenti residenziali e al parcheggio pubblico di nuova previsione
    o una nuova pista ciclopedonale e relativo verde di arredo e mitigazione;
    o marciapiedi
    o parcheggio in adiacenza alla via S. Giovannino, con relativo verde pubblico di mitigazione ambientale anche di supporto al Cimitero Maggiore, per la frequentazione del verde pubblico attrezzato (rispetto cimiteriale) e delle attrezzature sportive previste nel Comparto.
  • Opere di urbanizzazione secondaria:
    o verde pubblico alberato e di mitigazione
    o verde per orti urbani
    o aree verdi famigliari
    o una nuova strada di servizio al parcheggio di nuova previsione riservato agli assegnatari degli orti e delle aree a verde famigliare
    o da un parcheggio riservato agli assegnatari degli orti e delle aree a verde famigliare che saranno ospitate nelle aree comunali
    o da una nuova pista ciclabile e relativo verde di arredo.
  • Cessione di  aree per attrezzature pubbliche sportive.
  • Opere di urbanizzazione extracomparti:
    Il progetto prevede la realizzazione del proseguimento delle piste ciclabili, programmate nelle aree di proprietà privata e in cessione al Comune, su altre esterne e già di proprietà pubblica, al fine di rendere realmente fruibile il sistema di mobilità non motorizzata della zona.

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Moratoria sui centri commerciali

di Irene Campari

E’ il quadro dipinto lunedì sera da Romeo Iurilli all’assemblea generale della Confesercenti di Pavia, tenutasi al Collegio Cairoli. Secondo Iurilli, la crisi è profonda e generale. Pavia ha qualche garanzia in più essendo gran parte del suo reddito proveniente dal pubblico impiego ed avendo ingenti depositi bancari che ci pongono al 6° posto tra le città italiane. Ma i consumi sono diminuiti (-4,4%) sopra la media nazionale. L’Unioncamere informa che sono in aumento esponenziale gli assegni scoperti (+9%) e i pagherò (+10%). La caduta della capacità di spesa si attesta intorno al 7%. Aumenta l’usura in tutta la Lombardia e Pavia non ne sarebbe esclusa. Tuttavia, alla Clinica Mangiagalli sono in aumento gli aborti. Se nel 2007 la paura percepita era rivolta allo straniero, adesso nell’ordine: 35% alla precarietà economica; 15% alla solitudine. Quello che con la sollecitazione alla paura dello straniero si voleva occultare, ora non lo si può più fare.”Al di là della crisi non si sa quando il senso di insicurezza sarà superato” dice Iurilli. Vuol dire che i consumi potrebbero stagnare ben oltre il periodo nero. E la nostra provincia e i suoi Comuni non sembrano aver compreso che la morte del piccolo commercio signifca morte delle piccole imprese locali. Dal 2003 le imprese “giovani” sono sensibilmente diminuite; dal 2003 al 2008 è diminuita anche la vita media delle piccole imprese. A vantaggio della grande distribuzione: la nostra spesa alimentare è affidata solo per il 19% alla piccola distribuzione, ben al di sotto sia della media regionale (22%) sia di quella nazionale (24%). A fronte di questo, della crisi dei consumi e di un sistema economico e di credito, alcuni comuni del pavese ambiscono a concedere alla grande distribuzione e ai centri commerciali spazi immensi (Casei Gerola, Borgarello, Albuzzano). E mentre da una parte si chiede al piccolo commerciante di dare il proprio contributo ai Distretti del commercio e ai fondi per la piccola distribuzione, dall’altra assiste al triste spettacolo di holding finanziarie, senza problemi di liquidità, che si accaparrano ogni spazio disponibile per il consumo onnicomprensivo. Iurilli sostiene ciò che sostengo da anni: nuove regole, qualità dell’offerta, democrazia tra le istituzioni e le imprese di cui garante si deve fare la pubblica amministrazione. Chiede alla Provincia di applicare la moratoria sui centri commerciali almeno fino all’approvazione del Piano del commercio. Ha la mia totale adesione. I centri commerciali del pavese occupano in questo momento 275mila mq; se dovessero essere votati alcuni Pgt se ne aggiungerebbero altri 224mila. Di fronte a questi numeri, il rischio di collassamento per il sistema della piccola distribuzione è serio.
Di fronte a questo scenario, che stiamo peraltro descrivendo da due anni su questo blog – e non siamo certo contenti di aver trovato conferme nelle parole di Romeo Iurilli – Andrea Albergati (intervenuto come candidato Sindaco del Pd senza Ricci), senza assumersi le responsabilità per l’insediamento del Carrefour alla Vigentina, piuttosto glissando, ha dichiarato che l’epoca dei centri commerciali è finita. Come fare di necessità virtù. Arriva quello delle residenze di pregio? Come quelle per le quali sono stati chiusi i cinema (piccole imprese) in Corso Cavour o nell’area ex Neca a cui sarebbe, come dichiara Aldo Poli, interessato Caltagirone? O come quelle (100mila mq) agli ex Magazzini Cariplo? Cattaneo, il candidato di Forza Italia, ha camminato a pelo d’acqua, qualche frase fatta, qualche slogan, che di fronte all’aumento di aborti alla Clinica Mangiagalli non sembrano proprio avere il sapore della responsabilità. Albergati non si è assunte quelle per il passato, e Cattaneo non è sembrato volersi assumere quelle per il futuro.
Nessuno ha parlato di mafia. Qualcosina avrei volentieri detto io, magari solo accennando al rapporto edito da Confesercenti, SOS Impresa

Da “La provincia pavese”, 25 marzo 2009

«Basta centri commerciali a Pavia» PAVIA. Nel primo incontro pubblico, seppure indiretto Andrea Albergati, che domenica affronta le primarie Pd e Alessandro Cattaneo (già designato nel Pdl) hanno trovato l’accordo su un tema: basta con i grandi centri commerciali a Pavia. Alla riunione era presente anche un’altra candidata certa, Irene Campari. L’occasione del confronto era l’assemblea per il rinnovo dei vertici di Confesercenti. Nella sua relazione, il presidente Romeo Iurilli ha sottolineato, tra l’altro, il secco “no” della sua associazione a ipotesi di nuove strutture della grande distribuzione, da Borgarello ad Albuzzano sino a Casei Gerola. Chiamati a dire la loro, ovviamente sul territorio comunale, Albergati e Cattaneo hanno in sostanza accolto l’invito alla moratoria. Anche perchè gli spazi, ormai, sono quelli che sono. Albergati ha detto che «la grande distribuzione, con il nuovo “Gs” (il riferimento era al Carrefour ndr) ha esaurito la propria logica in questa città». Subito dopo Cattaneo ha precisato che l’obbiettivo di una ipotetica prossima amministrazione di centrodestra «sarà quello di riempire le piazze e non i centri commerciali». Peraltro, questo è stato l’unico elemento di accordo. Albergati, per il resto, ha puntato sulla necessità di una collaborazione sempre più stretta tra amministrazione comunale e associazioni di categoria, rivendicando la riqualificazione del centro storico come uno dei meriti del piano regolatore entrato in vigore nel 2003. Cattaneo ha replicato che «i tentativi del Prg ci saranno anche stati, ma basta passeggiare una sera per le vie della città e ci si rende conto della realtà». Chiunque risulti vincitore alle comunali del 6 e 7 giugno, lo attenderà un duro impegno. I dati illustrati da Romeo Iurilli, infatti, riflettono su scala locale la crisi che sta investendo i mercati di tutto il mondo. A soffrire in particolar modo è il settore dell’abbigliamento. In controtendenza, invece, le imprese femminili. Tra il 2003 e il 2008 non solo sono aumentate, ma hanno conservato le rispettive quote di mercato. Nello stesso periodo, le imprese condotte da cittadini di nazionalità straniera sono aumentate del 45 per cento. (fabrizio merli)

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Senza Poli e senza Parchi

di Irene Campari

Il Polo tecnologico dovrebbe trasformarsi in un Consorzio pubblico. Finora hanno fondato due Srl. Il Polo è costituito da due società: “Polo tecnologico Servizi” e “Polo tecnologico investimenti”. L’errore originale alla base del fallimento del Polo (o Parco) tecnologico sta nell’aver pensato prima all’edificio e poi a nient’altro. E’ tipico dell’epoca dell’occupazione di suolo, comunque e sempre. Bastava occupare e cambiare destinazione d’uso, tanto a qualcosa sarebbe servito e creare società patrimoniali per la gestione di muri e terreno. Cruciale è che ci sia un Consiglio di amministrazione, magari bipartisan, e che i costi della politica aumentino. Il Polo è partito da un errore segno dei tempi in cui è stato commesso. La scienza, i giovani ricercatori, il trasferimento tecnologico, le spin off company erano sì sostanza e destino, ma potevano attendere. Non so se il progetto del Polo di Pavia – sia in via Abbiategrasso che il fantasma alla ex Marelli – versi nelle condizioni in cui si trova per sciatteria, mancanza di volontà o perchè abbiano deciso di seguire la strada sbagliata: il fallimento è lì da vedere. Il Comune si era fatto addirittura agente immobiliare, prevedendo un edificio alla ex Marelli per poi rivenderlo. Eppure, nella città che si sarebbe compiaciuta nel definirsi “dei saperi”, non è pensabile che nessuno conoscesse realtà italiane in cui l’idea del Parco tecnologico si è sviluppata negli anni fino a trasformarsi in veri e propri poli indipedenti di ricerca, innovazione tecnologica e lavoro, lavoro, lavoro. Pisa ne è modello con il Consorzio Pisa Ricerche. Nato dalle sinergie tra istituti del Cnr, imprese, e amministrazioni è una “piattaforma formativa”. Noi abbiamo invece deciso di essere parte di una “piattaforma logistica”. Inizialmente il Consorzio pisano aveva una sede solo per la gestione amministrativa dei contratti, borse di studio, organizzazione di corsi, ecc. Non aveva una sede per la ricerca; ciascun ricercatore svolgeva parte dei progetti dove era in servizio, essendo appunto una società consortile. Alla sede ci han pensato quando i progetti sono decollati conferendogli identità internazionale. Perchè un’iniziativa tanto sensata non la si è realizzata a Pavia? Perchè si sono fermati a consigli di amministrazione con rappresentanti politici che non si sa di quali rappresentanze siano portatori? Un Consorzio scientifico deve coinvolgere tutte le istituzioni, tutte le imprese a tecnologia avanzata e contribuire ad incrementare l’imprenditoria giovanile, non deve essere frutto di interessi monopolistici e asfissianti. Ma mentre il Polo languiva, dall’esterno venivano imprese ad investire in logistiche e magazzini che non richiedono massicci investiment in know how e sapere scientifico, piuttosto centri commerciali. Allora meglio due srl per il nostro Polo, di cui una “ancora in formazione”. E mentre i Consorzi città Ricerche funzionano e danno lavoro a centinaia di giovani, il cda di “Polo tecnologico servizi” (con sede a Palazzo Mezzabarba 2) si è riunito più volte per decidere come configurare il proprio sito Internet.

Irene Campari


Se l’acqua è un diritto nessuno ne è proprietario

di David Bidussa

In che misura oggi si riesce a pensare uno scenario futuro condiviso e  compartecipe? Scarsa. Questo si deduce riflettendo sui risultati pratici  del Quinto Forum internazionale sull’acqua svoltosi a Istanbul nei giorni  scorsi. Il fatto che nel testo di chiusura l’acqua venga definita un  bisogno fondamentale è già qualcosa. Il fatto che sia un diritto, come del  resto aveva deliberato il Parlamento europeo il 15 marzo 2006 alla vigilia  del quarto forum (Città del Messico, 16 – 22 marzo 2006) è ancora rimasto  un puro auspicio. La distinzione non è capziosa. Perché se “l’acqua è un  bene comune dell’umanità e come tale l’accesso all’acqua costituisce un  diritto fondamentale della persona umana” come recita all’articolo 1 della  risoluzione del Parlamento europeo, allora è anche pacifico che essa non  può essere anche una merce. Non si compra un diritto e non lo si vende in  una società di liberi. Un diritto si compra solo in una società di  schiavi. È una logica stringente, ma allo stesso tempo questa logica pone  dei problemi non semplici, alla “realpolitik”.Il problema dell’acqua e del suo uso, infatti, include che ci si misuri  concretamente con alcuni problemi strutturali che riguardano l’economia e  la gestione delle risorse, ma anche ciò che consideriamo eticamente degno  in termini di valori e di stili di vita.Si può osservare in prima battuta come intorno all’acqua si stia  sviluppando una conflittualità duplice, socioculturale da una parte e  politico-bellica dall’altra. Fortemente intrecciate l’una con l’altra,  stanno trasformando l’acqua da bene comune a merce privatizzabile e  vendibile. I primi, i conflitti socioculturali, sono rappresentati dallo  scriteriato approccio all’uso dell’acqua da parte di molte società ricche.  È una dinamica che non riguarda solo lo spreco o il tasso di inquinamento  , che ne fa una merce, la spreca, la inquina, comunque la disperde. –br– Riguarda anche l’uso meramente estetico, edonistico, che dell’acqua fanno  alcuni Stati che includiamo nel Terzo mondo. Un uso spesso estetico a  splendore del “dittatore locale”. A queste realtà si contrappongono  società o sistemi di impresa che riconoscono all’acqua qualità vitali e  che ne fanno un uso ecocompatibile.I secondi conflitti sono le guerre, spesso mascherate da rivalità etniche  o religiose, che si combattono varie aree del mondo che impongono il  problema del controllo dell’acqua come una strada per stabilire la propria  egemonia nell’intera regione politica ed economica in cui agiscono. Accade  nel Punjab, per esempio o anche nello snodo tra Siria, Israele, territori  di competenza dell’Autonomia nazionale palestinese.Il tema del controllo dell’acqua, meglio del suo consumo controllato e  della gestione della sua qualità tuttavia non è solo un problema di  produzione o di gestione. Riguarda una questione più ampia ovvero allude  alla sfida di modificare o controllare i nostri comportamenti collettivi  soprattutto legati al consumo di risorse non rinnovabili, o comunque oggi  a rischio in una realtà demografica in crescita e in cui sempre più  persone si troveranno a condividere e a gestire una quantità sempre più  ridotta di risorse. Qui si apre una seconda partita per certi aspetti  imbarazzante, per altri stringente.Non più tardi di una settimana fa abbiamo assistito a una discussione  pubblica che prendendo come spunto le dichiarazioni di Benedetto XVI  sull’uso o meno del preservativo ha posto il problema dell’azione e della  prevenzione efficace nei confronti dell’Aids e del suo contenimento. In  una quella discussione, al di là delle scelte che in merito a quella  questione specifica erano richiamate e difese, contavano i comportamenti.  Ovvero quale azione sia utile e necessaria al fine di conseguire e  realizzare l’obiettivo della non diffusione del virus.Non differentemente è per l’acqua il suo uso corretto e l’abbassamento  degli sprechi. Anche il questo caso il problema è riflettere in termini di  comportamenti utili e necessari. Tuttavia, in questo secondo caso, a  differenza di quanto avvenuto per la discussione sull’uso del preservativo  non abbiamo assistito ad alcuna discussione pubblica. Il silenzio ha  invece dominato e continua a dominare. Potremmo domandarci perché e dire  che questo dipende da molti fattori, tra cui quelli relativi ai conflitti  e che ho richiamato. È probabile, ma non è l’unica risposta possibile e a  me sembra la più facile. Ovvero quella che pone meno problemi. Ce n’è  un’altra più profonda e anche più inquietante. Ovvero il fatto che in  questo secondo caso non c’è un’autorità morale in grado di porre il  problema e di imporre la discussione e dunque capace di obbligare a  dichiararsi. E dunque di maturare una responsabilità. È su questo terreno  che può proliferare allora la politica del “far finta”, quella che appunto  consente di prendere decisioni come quella di due giorni fa a Istanbul,  decisioni che non hanno nessun effetto pratico, che non sono vincolanti e  che soprattutto non chiedono un cambiamento di registro nei comportamenti  relativi ai consumi. E che dunque spostano nel tempo il problema, ma non  lo risolvono, Né, concretamente, intendono risolverlo.

*David Bidussa è storico e direttore della Fondazione Feltrinelli

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