Dopo oltre dieci anni di rinvii tormentati e sofferenti, false promesse e finti impegni da parte di questo e di quel politico locale e nazionale, il destino dello Stabilimento Genio Militare di Pavia è irrimediabilmente segnato. Il Ministero della Difesa lo ha infatti già inserito tra le tante sue proprietà che verranno presentate alla prossima fiera immobiliare di Cannes (qui) L’intenzione, nell’immediato, è quella di affittarlo per un lungo periodo, e solo perchè per il momento venderlo non si può, la legge ancora lo vieta. La notizia è vecchia, risale ai primi del novembre scorso e più di tanto non sembra aver interessato ed appassionato i pavesi, fatta forse eccezione per gli amici ed i famigliari dei 234 dipendenti civili del Ministero della Difesa che nel frattempo dovrebbero essere stati “collocati” altrove. A nulla valse il summit convocato in prefettura, presenti l’ex sindaco di Pavia, Piera Capitelli (Pd), il consigliere regionale Lorenzo Demartini (Lega), l’assessore provinciale Angelo Ciocca (Lega) e i parlamentari Angelo Zucchi (Pd) e Daniele Bosone (Pd), Roberto Mura (Lega) e Carlo Nola (An, ora Pdl). L’incontro infatti altro non era che una veglia funebre intorno ad un cadavere già freddo e maleodorante, che però i convenuti si ostinavano ancora a voler considerare solo come un malato terminale. I presenti infatti concordarono un comunicato che denunciava come si sarebbe perso uno degli ultimi insediamenti produttivi cittadini, incaricando poi il prefetto di intervenire sulla Presidenza del Consiglio dei ministri per chiedere che in via Riviera venisse comunque mantenuta un’attività produttiva pubblica e l’istituzione di un tavolo di lavoro sul caso. Da allora non se n’è saputo più niente, poco è stato detto sulla sorte toccata ai lavoratori, mentre non una parola è stata spesa sul destino degli edifici storici di questa bella piazzaforte umbertina, forse l’esempio più alto e meglio conservato di archeologia industriale a Pavia. Almeno per il momento, perchè visti i tempi lunghi di questa città, il giorno che finalmente si deciderà che cosa farne gli edifici saranno per lo meno decrepiti. Si tratta insomma della penultima area dismessa cittadina, perchè a breve l’insieme si allargherà a comprendere anche la zona del vecchio Policlinico con gli adiacenti istituti universitari del Cravino.
Recentemente è ripreso un altrettanto annoso dibattito, quello sul Polo o Parco Tecnologico cittadino. Quanto finora prodotto è sotto gli occhi di tutti, nemmeno una scatola vuota, ma solo una scheletrica e rugginosa impalcatura in via Abbiategrasso ed un paio di Srl: la Polo Tecnologico Servizi, che si spera di poter presto affiancare alla costituenda (?) Polo Tecnologico Investimenti, e la Nuova Certosa. Questi fin qui i pochi fatti; poi ci sarebbero anche le tante ed inconsistenti chiacchiere accumulatesi nel tempo e di cui sarebbe davvero difficile rendere conto. Solo nel 2007 l’amministratore delegato della Polo Tecnologico Servizi, Alessandro Scaccheri, espresso dalla Camera di Commercio, assicurava che era stato compiuto un importante passo avanti con “l’ultimazione del progetto di fattibilità della futura struttura del Polo” aggiungendo che era anche stato istituito un “gruppo di lavoro (..) per studiare ulteriori possibilità di sviluppo complementari alla scelta già adottata di realizzazione strutturale”. Mentre Gian Michele Calvi, già allora presidente della Nuova Certosa, garantiva che si sarebbe pensato in grande. Il progetto, che non si sa quanti abbiano visto, è rimasto allo stato di “fattibilità”, mentre l’ingegner Calvi, solo pochi giorni fa, chiedeva lo scioglimento della Nuova Certosa (partecipata al 95 % dalla Provincia) giudicandola una società inattiva ed una scatola vuota.
Quale sarà la sorte del piccolo edificio pensato in via Abbiategrasso non è dato sapere, perchè nel frattempo si anche è pensato di spostare la sede del Polo Tecnologico in un altrettanto minuscolo spazio alla ex Marelli. Eppure, considerata la vocazione universitaria del quartiere di Pavia Ovest, logisticamente parlando, per un polo tecnologico degno di questo nome non ci sarebbe sede migliore dell’ex Arsenale. La struttura si presterebbe infatti quasi naturalmente, e con poca spesa, a questo tipo di conversione, e mantenendone pressochè inalterata la destinazione industriale e produttiva non porrebbero particolari problemi di salvaguardia di tipo storico artistico, perchè le infrastutture esistenti ben si presterebbero a divenire sede di laboratori di ricerca, piccole industrie e spazi espositivi. Non solo, una scelta in tal senso che si concretizzasse in un serio impegno da parte di tutti, permetterebbe ai tanti politici nostrani che hanno già speso parola perchè la vocazione produttiva dell’area non andasse persa, di mantenere finalmente fede alle proprie promesse. A condizione però, questa volta, di partire da un’idea forte di Polo Tecnologico, che tenga finalmente conto, come suggerito da Irene Campari (qui), di quanto in tal senso è stato fatto di eccellente in Italia ed all’estero, senza troppo preoccuparsi di speculazioni immobiliari e consigli di amministrazione. La sede come detto ci sarebbe già, per incominciare basterebbero una scrivania, un computer ed un telefono. Nel frattempo, come Cittadini in Comune, ci stiamo adoprando perchè gli edifici di pregio dell’Arsenale e l’area circostante, svincolati dall’amministrazione della Difesa e sui quali non dovrebbero più insistere segreti e servitù militari, siano adeguatamente tutelati dalla Sovrintendenza competente.
Giuseppe Zapelloni
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