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Archivio per gennaio 2011

“A furor di popolo” il PD ci studia, speriamo impari qualcosa!!

31 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Ecco a voi il video che documenta la conferenza organizzata il 21 Gennaio dal PD Milano. In questa conferenza è stato proiettato il documentario ” A furor di popolo”. Il documentario in questione vuole cercare di capire il nostro movimento, studiarlo, raccontarlo. Sottolineiamo il fatto che nessuno del PD ci ha invitati a questa conferenza, nemmeno per sentire l’opinione di chi si cerca di studiare. Come potete immaginare, il tam tam di rete ha fatto in modo che in sala ci fossero più esponenti del MoVimento di quelli del PD. Al minuto 50 del video trovate l’intervento di Cesare Delfrate, attivista delle 5 stelle di Pavia. Buona visione!!!

Quelli del PD parlano di noi from snp video on Vimeo.

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Mobilità ciclistica: vincono i primi 19 comuni lombardi, nulla di fatto per PAVIA E VOGHERA

30 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Vi ricordate del bando regionale sulla mobilità ciclistica del 6 agosto 2010?

Il MoVimento 5 Stelle ha spronato le istituzioni locali a partecipare, in particolare i Comuni di Pavia e Voghera e la Provincia di Pavia allo scopo di incentivare l’uso delle biciclette sul nostro territorio in un’ottica di mobilità sostenibile. A tal fine abbiamo presentato all’Assessore ai lavori Pubblici di Pavia, Luigi Greco, ed all’Assessore Provinciale ai Trasporti, Romano Gandini, due dossier nei quali segnalavamo le criticità della rete ciclabile pavese e della Provincia e illustravamo proposte utili per il miglioramento della nostra rete ciclabile. Lo stesso ha fatto il MoVimento 5 Stelle di Voghera.
Il 5 gennaio 2011 la Regione Lombardia ha pubblicato le graduatorie dei progetti presentati. Ricordiamo che il bando regionale prevedeva un contributo fino alla concorrenza massima del 50% per un ammontare totale pari a Euro 6.800.000 di finanziamenti.
Ebbene, sono stati presentati in tutta la Regione Lombardia, un totale 248 progetti e gli ammessi al finanziamento sono stati il 94% dei partecipanti per un importo pari a Euro 6.861.784,43. I progetti finanziati però sono stati i primi 19 della graduatoria. La maggioranza dei progetti è stata presentata dai Comuni, solo due le Province partecipanti (Pavia e Monza Brianza), RFI non ha trasmesso alcuna richiesta di finanziamento e Ferrovie Nord ne ha presentato uno classificatosi 43°.
Per il territorio pavese, sono stati presentati solo 27 progetti (su 190 comuni presenti nell’area pavese) di cui 26 da Comuni e uno dalla Provincia di Pavia. Di questi, 2 sono stati ritenuti inammissibili per documentazione non conforme o incompleta presentata dai Comuni di Volpara (PV) e di Ferrera Erbognone (PV) così privando i cittadini della possibilità di usufruire di una rete ciclabile migliore.
19 sono stati invece i progetti ammissibili e finanziati dalla Regione Lombardia ed in questa graduatoria, l’unico comune pavese a classificarsi (al 9° posto) è stato il Comune di Borgarello con un progetto relativo all’adeguamento e messa in sicurezza del percorso ciclopedonale lungo l’alzaia del Naviglio Pavese e per la creazione di un sistema di “bike sharing” per connettere Borgarello alla stazione ferroviaria ed al monumento della Certosa di Pavia, il progetto dal costo totale di Euro 800.000, ha ricevuto dalla Regione Lombardia un cofinanziamento di Euro 560.000.
Fanalino di coda dei 19 progetti finanziati, si è classificata al 19° posto la Provincia di Pavia con il progetto del primo stralcio Voghera-Codevilla della “Greenway Milano-Pavia-Varzi”, progetto dal costo di Euro 800.000 finanziato dalla Regione per l’importo di Euro 397.604,87.
Nulla di fatto (e troviamo la cosa clamorosa) per il Comune di Pavia ed il Comune di Voghera piazzatisi, il primo, al 45° posto ed il secondo al 79° posto, entrambi hanno presentato progetti di modesta entità, nonostante le esigenze impellenti di adeguamento e messa in sicurezza di piste ciclabili e della realizzazione di velo stazioni adeguate. Riteniamo che entrambi i Comuni, spronati dal nostro MoVimento, ci abbiano messo la “buona volontà” ma avrebbero potuto fare molto di più, considerato che, nella graduatoria dei primi 19 (immediatamente finanziati) si sono piazzati i comuni di altri capoluoghi di provincia come Lodi e Monza.
Citiamo, fra gli altri comuni pavesi che hanno partecipato al bando, e che si sono classificati dopo il 19° posto quindi fra i progetti ammissibili e finanziabili in futuro, anche: Pinarolo Po (28° posto), Siziano (53°), Torre Beretti e Castellano (56°), Lungavilla (71°), Villa Biscossi (77°), Gerenzago (90°), Rivanazzano Terme (112°), Frascarolo (116°), Tromello (120°), Torre de’ Negri (126°), Retorbido (129°), Garlasco (132°), Ottobiano (159°), Linarolo (163°), Roncaro (172°), Carbonara Ticino (177°), Travacò Siccomario (179°), Bornasco (184°), Valle Salimbene (204°), Belgioioso (211°), Cigognola (218°).

Iolanda Nanni

MoVimento 5 Stelle Pavia

Sunto della riunione del 27 Febbraio per dire NO al centro comemrciale a Borgarello

29 gennaio 2011 redazione Nessun commento

In breve i prossimi step da portare avanti:

1) costituzione di un Comitato di cittadini CONTRO IL CENTRO COMMERCIALE (Sì ALLE ASSOCIAZIONI, no ai partiti che si sono mostrati incapaci di tutelare il territorio e la salute pubblica nonostante i proclami “a posteriori” giunti da entrambi gli schieramenti (ipocriti: sia chi governa, sia chi fa opposizione)

2) agire per vie legali:

a) esposto alla Procura della Repubblica;

b) ricorso al Tar

Analisi della fattibilità di entrambe le azioni attraverso lo studio da parte di una commissione tecnica (avvocati ed ingegneri) costituitasi stasera all’incontro che studieranno la documentazione prodotta. Abbiamo già ravvisato alcuni gravi motivi di illegittimità.

3) mobilitazione dell’opinione pubblica: mediante una raccolta firme che coinvolga non solo Borgarello (dove 900 firme sono già state raccolte dall’Associazione Parco Visconteo), ma anche la vicina Pavia e Certosa e i comuni del nord (Vellezzo Bellini, Giussago, etc) mediante banchetti e volantini informativi.

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6 febbraio, ultima fermata hARd-CORE! Manifestazione Nazionale per le Dimissioni di Berlusconi

29 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Il Popolo Viola Milano in collaborazione con la Rete Viola Gruppi Locali , si mobilita per dare sfogo alle voci di protesta dei Cittadini Italiani che lamentano ormai da anni l’emergenza democratica che il Paese sta affrontando a causa delle vicende giudiziarie e personali del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

L’emergenza democratica si è concretizzata, e continua tuttora, con la mancata attuazione da parte dell’attuale esecutivo di Riforme ed azioni concrete per contrastare la crisi economica. L’Italia è agli ultimi posti per l’occupazione e la crescita mentre rimane al vertice delle classifiche per disoccupazione, debito pubblico e corruzione.

Aggravante della situazione socio-economica è la condizione impietosa a cui sono ridotti i Cittadini Italiani ad assistere quotidianamente all’abuso sistematico, da parte del Presidente del Consiglio, dei mezzi di comunicazione di massa a meri fini propagandistici per attaccare chiunque gli chieda conto delle inchieste per le quali è indagato che emergono dagli Atti della Procura della Repubblica di Milano, invece di presentarsi ai Pubblici Ministeri come un normale Cittadino per dimostrare la sua estraneità ai gravissimi reati contestati; Favoreggiamento della Prostituzione Minorile e Concussione ai danni dei Funzionari della Questura di Milano.

Questo è l’ultimo di una serie di scandali che coinvolgono Silvio Berlusconi ma che troppo spesso vengono messi in secondo piano opacizzati dai gossip come il “bunga bunga”; ad esempio i discutibili rapporti personali intercorsi con il deceduto “stalliere” Vittorio Mangano (definito “eroe” ma esponente di spicco della mafia e pluri-omicida), oppure il patto di ferro che lo lega al Senatore Marcello Dell’Utri (braccio destro e co-fondatore di Forza Italia – condannato a 7 anni in Appello per concorso esterno in Associazione mafiosa) e a Nicola Cosentino (coordinatore PdL in Campania e sul quale pende una richiesta d’arresto per camorra respinta dai partiti della maggioranza PdL e Lega Nord in Parlamento), oppure i continui attestati di amicizia all’ex ministro Cesare Previti (condannato in via definitiva e interdetto dai pubblici uffici).

Non si dimenticano né si sottovalutano le insistenti dichiarazioni di collaboratori di giustizia che chiamano in causa il Presidente del Consiglio quale referente politico verso il quale convogliare il consenso elettorale nel periodo di pax militare successivo alle stragi del 1992-’93.

ll Popolo Viola Milano e tutta la Rete Viola Gruppi Localii, insieme alla Società Civile che condivide il presente Appello, chiedono quindi le immediate dimissioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi secondo i dettami, ampiamente compromessi, dell’Art. 54 della Costituzione Italiana che prescrive:

“i Cittadini cui sono affidate Funzioni Pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla Legge”.

Fatte salve le indicazioni da parte delle Autorità preposte alla Vigilanza sull’Ordine Pubblico (che verranno comunicate in tempo reale) tutte le componenti democratiche del Paese, ovvero la Società Civile, le Associazioni, i Comitati, i Movimenti, che hanno ancora la forza di indignarsi per recuperare il senso dell’Etica e della Morale Pubblica sancite dalla Costituzione, sono invitati a mobilitarsi per:

ARCORE

(provincia di Monza e Brianza)

DOMENICA 6 FEBBRAIO 2011

LARGO DELLA VELA – MUNICIPIO

www.reteviola.org

Info da Pavia: Mandateci una mail di conferma a noberlusconidaypavia@gmail.com indicando nome, cognome e numero di posti x pulman.

Silvia Rovelli (cell. 392-0411154)
Loredana Mannarino (cell. 340-3082332)
Rete Viola Pavia

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Santoro: “Il 13 febbraio manifestazione davanti al tribunale di Milano”

29 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Il ministro Paolo Romani scrive all’AgCom per denunciare violazioni al contratto di servizio del conduttore di Annozero

“Berlusconi non rispetta gli altri”. Per questo “Michele Santoro, Barbara Spinelli e Marco Travaglio hanno deciso di lanciare un appello. Il 13 febbraio senza bandiera e simboli dei partiti saremo davanti al tribunale di Milano per manifestare in difesa del lavoro della magistratura e dei valori di indipendenza e autonomia che sono fondanti nella nostra Costituzione”. Lo ha annunciato il conduttore di Annozero nel corso della conferenza stampa convocata alla Fnsi dopo le polemiche seguite alla puntata di ieri sera, che si è aperta con uno scontro in diretta tra il conduttore e il direttore generale della Rai, Mauro Masi. “Si tratta di un appello – ha spiegato il giornalista – per sottolineare il livello di emergenza raggiunto in questo Paese dall’informazione e da tutti i poteri che dovrebbero essere autonomi da quello politito. Noi vogliamo solo fare i giornalisti, come i magistrati di Milano credo che vogliano fare solo i magistrati”.
”Quella di ieri è la nostra quinta performance per ascolti, ma è in realtà la prima se si considera la situazione attuale della televisione”, ha aggiunto Santoro. “Ai tempi di Samarcanda c’erano film che facevano 12 milioni di spettatori, cosa che oggi non accade, e quindi oggi il peso specifico del talk show rispetto ad allora è enormemente cresciuto. Togliere una trasmissione come Annozero significherebbe fare un grande regalo alla concorrenza”.
“Quella del premier che chiede la chiusura di una trasmissione come la nostra è una incredibile invasione di campo. Poi si chiede di intervenire attraverso l’Autorithy che ha membri al suo interno decisi dal governo: è lo stravolgimento della democrazia”, ha concluso Santoro chiedendo alla Commissione di Vigilanza di intervenire perché vengano date delle regole ai politici e ai loro interventi in trasmissione.
“C’è un percorso di guerra che mi pare abbastanza evidente con l’obiettivo di cancellare le due o tre trasmissioni non ancora controllate”, ha aggiunto Marco Travaglio. “La manifestazione del 13 febbraio davanti al tribunale di Milano assomiglia molto a quella del 2002, quando si organizzò il girotondo a difesa della magistratura ma oggi c’è una differenza: il mondo dell’informazione non si indigna più come allora, i Tg e la maggior parte delle testate preferiscono annacquare tutto e così si fanno titoli dove non si capisce mai chi è l’aggressore e chi l’aggredito. Si parla sempre di “scontri” e non di “attacchi”, con titoli come: ‘Scontro tra Masi e Santoro’ oppure ‘Scontro tra Berlusconi e la magistratura’, che sembrano fatti apposta per confondere”.
Poi è stato il turno di Roberto Natale, presidente della Fnsi, che ha prima citato il caso della telefonata del premier a L’Infedele, poi la telefonata di Masi nel programma di Santoro: “Si possono chiamare le cose con il loro nome? C’è un chiaro disegno che porta alla censura”.
“Siamo arrivati a un punto di indecenza, testimoniato dalla telefonata di ieri sera del direttore generale della Rai”, ha concluso il segretario della Fnsi Franco Siddi. “Il Paese sta vivendo una stagione esasperata che appartiene agli interessi forti che sono tutti attorno al potere di governo e al potere di controllo sul sistema televisivo”.Ma mentre Santoro lancia la sua iniziativa del 13 febbraio arriva la ritorsione del ministro delle Comunicazioni Paolo Romani. Romani invia una lettera al presidente dell’Autorità garante per le comunicazioni, Corrado Calabrò, in cui lamenta “violazioni da parte del conduttore di Annozero agli obblighi derivanti dal contratto di servizio”.
Il ministro precisa di aver inviato la stessa missiva al presidente della Commissione di vigilanza Rai, Sergio Zavoli, e al presidente del Cda Paolo Garimberti: “E’ il caso di valutare la possibilità di attivare i poteri di verifica e istruttori, nonché ogni ulteriore iniziativa di rispettiva competenza. E’ accaduto che nel corso della trasmissione del programma Annozero del 20 e del 27 gennaio (proprio quelle dedicate al caso Ruby e a Berlusconi, ndr) si sia dato ampio rilievo ad affermazioni di carattere gratuito, denigratorio e gravemente lesive della dignità e del decoro di eminenti personalità politiche, che sarebbero state proferite da soggetti coinvolti nell’attività di indagine da parte della magistratura requirente”.

Fonte : Il Fatto quotidiano

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Ecco come ci prendono per il culo…e tu cittadino, continua a votare questa gentaglia.

29 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Fs, il ritardo ora è denaro

Il meccanismo di pagamento delle regioni incentiva i treni locali a rallentare ancora: ogni minuto in più può costare alle casse regionali un aggravio di spesa di quasi 80mila euro

Poveri pendolari. Non bastava la sporcizia, la mancanza di puntualità, il sovraffollamento. Ora si scopre che i treni regionali vanno sempre più piano non per colpa dei mezzi troppo vecchi, dell’inadeguatezza delle linee o del destino cinico e baro. Secondo diversi esperti, e in particolare quelli di Assoutenti, la causa è un’altra e si chiama “contratto di servizio” o, come dicono alle Ferrovie, “contratto a catalogo”. In base a questo tipo di intesa, tra i parametri usati per calcolare il prezzo che le Regioni devono corrispondere a Trenitalia (Fs) per i treni locali, il fattore tempo è diventato determinante. Più tempo ci vuole per percorrere una linea, più il prezzo sale.

Siccome la durata di un determinato percorso non è stabilita da un’autorità terza, neutrale tra Regioni e Ferrovie, ma dalle Ferrovie stesse attraverso la società Rfi (Rete ferroviaria italiana), è forte il sospetto che quest’ultima possa essere tentata di allungare i tempi così da consentire alla consorella Trenitalia di incassare più soldi. Prima non funzionava così: fino al 2009 per determinare il prezzo di ogni convoglio si faceva riferimento soprattutto alla lunghezza della tratta. Ci sono anche altri elementi che assieme al tempo concorrono a stabilire il prezzo base dei treni, dai posti a sedere al coefficiente di riempimento dei vagoni. Con un’offerta inferiore a 150 posti a treno, per esempio, il prezzo orario è di circa 518 euro l’ora e sale fino a 811 euro quando i posti disponibili sono oltre 600. Poi ci sono le maggiorazioni: più 18 per cento per i festivi (sabato compreso), i notturni (più 16 per cento), l’età dei vagoni (più 10 per cento se hanno meno di 12 anni o se restaurati di recente), il load factor (l’indice di riempimento) che comporta una maggiorazione del 10 per cento, se i posti occupati sono meno del 20 per cento di quelli offerti.

Sarà una coincidenza, ma di fatto, da un po’ di tempo, soprattutto da quando il sistema dei contratti è cambiato, i treni regionali sono sempre più lenti. Gli esempi sono mille. Nell’estate di 16 anni fa il tempo medio ufficiale di percorrenza di un regionale tra Bolzano e Verona era di 108 minuti, nell’inverno 2010 è salito a 121 minuti (+12 per cento), tra Firenze e Roma l’incremento è stato di 37 minuti (+ 18,5 per cento), tra Roma e Ancona 22 minuti (+ 9,5 per cento), tra Roma e Sulmona 12 minuti (+7,5 per cento), tra Avezzano e Roccasecca 13 minuti (+12). L’incremento è stato repentino soprattutto negli ultimi mesi: 10 per cento medio dal 2008 al 2010 tra Roma e Firenze, 2 per cento tra Bolzano e Verona, 2,5 tra Roma e Ancona, più 5 Roma-Sulmona, più 2,5 Avezzano-Roccasecca.

In ballo ci sono tanti soldi. I tecnici hanno calcolato che su una linea dove corrono 15 coppie di treni (30 treni al giorno) con meno di 150 posti, ogni minuto di percorrenza in più comporta un aggravio di spesa per le Regioni di circa 78 mila euro all’anno. Siccome i treni sono migliaia e i tempi di percorrenza sono aumentati su moltissime linee, è facile supporre che gli incassi di Trenitalia siano cresciuti parecchio. Quanto è impossibile dirlo con esattezza, perché Fs non intendono fornire questi dati che considerano riservati, in particolare non vogliono darli al Fatto, giudicato un “giornale non obiettivo”.

Ovviamente le Ferrovie respingono con sdegno il sospetto di fare la cresta sui treni locali. Sostengono che il fattore tempo sta alla base del prezzo concordato con le Regioni perché il costo del trasporto ferroviario è determinato soprattutto dal costo del personale, i capitreno e i macchinisti. Più tempo ci vuole per collegare un posto a un altro e più lavoro è necessario ed è ovvio che salga il prezzo del servizio. I tecnici dell’Assoutenti obiettano, però, che il costo del lavoro è il 60, al massimo il 70 per cento del totale, il resto è usura delle macchine, pulizie, ammortamenti, energia, manutenzioni. E se è vero che il costo del lavoro aumenta in funzione del tempo, gli altri costi, invece, dovrebbero essere determinati esclusivamente dalla lunghezza delle tratte. Far crescere quindi anche questi ultimi in relazione al tempo è un’operazione che secondo questi esperti provocherebbe “un indebito beneficio” a Trenitalia. Tornando all’esempio di prima (15 coppie di treni con meno di 150 posti), ogni 78 mila euro all’anno incassati da Trenitalia per ogni minuto di percorrenza in più, 23 mila sarebbero “indebiti”.

Le Fs sostengono pure che i tempi di percorrenza spesso crescono perché le Regioni vogliono più fermate, magari per venire incontro alle richieste dei pendolari, e le fermate portano via tempo. Anche perché proprio nel 2008 le stesse Fs hanno introdotto una nuova disciplina per le soste obbligatorie in stazione sulle linee minori, portandole da 30 secondi a un minuto tondo. Di fatto, allungando i tempi di percorrenza, le Fs ottengono anche un altro vantaggio: evitano le sanzioni per gli eventuali ritardi. Con tempi di percorrenza più lunghi, infatti, è molto più difficile che un treno accumuli ritardi ed è molto più facile schivare le multe.

Di fronte a queste realtà, alcune Regioni, dopo esser state indotte dal governo Berlusconi ad affidare i servizi ferroviari a Trenitalia senza gara per 6 anni rinnovabili per altri 6, cominciano a rendersi conto che non è stata affatto una buona idea e vorrebbero fare marcia indietro. Finché lo Stato ha continuato a trasferire senza battere ciglio i finanziamenti necessari per pagare i treni, non si sono fatte troppi scrupoli, ma ora che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, con la legge di Stabilità ha tagliato i fondi impedendo che le Regioni potessero partecipare al gettito delle accise sul gasolio da autotrazione (quasi 1 miliardo e 200 milioni di euro), il quadro per loro è cambiato completamente e in peggio.

Per onorare i contratti con Trenitalia, le Regioni sono state messe di fronte a due strade assai poco gradevoli e popolari: aumentare le tariffe in media del 30 per cento rispetto al 2010 e ridurre i servizi del 15. Per questo stanno ragionando di ripensare i contratti con le Fs. La Conferenza delle Regioni, cioè l’organismo politico che le rappresenta, lo ha già scritto chiaro e tondo in un documento: “La manovra finanziaria è una novità che determina consequenziali effetti in termini di validità ed efficacia o quanto meno di rinegoziabilità dei contratti”.

Dal Fatto Quotidiano del 26 gennaio 2010

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Giornata di lutto: Muore il territorio pavese

28 gennaio 2011 redazione 2 commenti

GIORNATA A LUTTO PER IL NOSTRO TERRITORIO PAVESE:

IL 26 GENNAIO 2011 ALLE ORE 14 LA REGIONE LOMBARDIA HA APPROVATO CON PARERE FAVOREVOLE DEL COMMISSARIO PREFETTIZIO DI BORGARELLO IL CENTRO COMMERCIALE CHE DEVASTERA’ L’INTERA AREA CON TRAFFICO PESANTE, INQUINAMENTO, CONSUMO INUTILE DI SUOLO!
TUTTO CIO’ PER FARE GLI INTERESSI DI POCHI E, GRAZIE ALLA COMPIACENZA DEI NOSTRI RAPPRESENTANTI POLITICI LOCALI, CHE EVIDENTEMENTE HANNO A CUORE, NON LA NOSTRA TERRA, MA SOLO IL VILE DENARO!
IL MOVIMENTO 5 STELLE PAVIA CONTINUERA’ A BATTERSI SUL TERRITORIO PER IL PERSEGUIMENTO DELLA TUTELA DELL’AMBIENTE IN CUI VIVIAMO E A DENUNCIARE QUESTI GRAVI FATTI, DETERMINATI DA UNA POLITICA MIOPE ALLE ISTANZE DEL TERRITORIO CHE SI PIEGA SUPINAMENTE ALLE LOBBY AFFARISTICHE E DI POTERE SENZA ESSERE IN GRADO DI TUTELARE I BENI PIU’ IMPORTANTI CHE I CITTADINI POSSIEDONO: LA SALUTE PUBBLICA E IL DIRITTO DI VIVERE IN UN AMBIENTE SANO E VIRTUOSO.

NOI PROPONIAMO UN NUOVO MODELLO DI SVILUPPO ECONOMICO IN CUI L’AMBIENTE E IL TERRITORIO SIANO AL CENTRO DELLA PROGRAMMAZIONE POLITICA E CONDANNIAMO TUTTI I PARTITI POLITICI DI DESTRA E DI SINISTRA CHE SONO STATI COMPLICI DI QUESTA ENNESIMA DEVASTAZIONE TERRITORIALE.

NOI NON MOLLEREMO E LORO DOVRANNO ACCORGERSENE!

M5S Paia

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Dagli amici infermieri…..

28 gennaio 2011 redazione Nessun commento

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SOS da Kampala

28 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Leggiamo e vi riportiamo con sgomento….

Il 2 ottobre 2010, il giornale ugandese Rolling Stone ha pubblicato un articolo intitolato “Divulgate 100 foto dei leader gay ugandesi” in cui si leggevano i loro nomi, gli indirizzi di casa e una descrizione della loro vita privata. Le informazioni sono state ottenute attraverso vari siti web tra cui anche Facebook e attraverso l’uso di telecamere nascoste sia in luoghi di ritrovo pubblici che in abitazioni private. Il tabloid sostiene che gay e lesbiche vogliono “reclutare” entro il 2012, in una sorta di complotto internazionale, un milione di bambini sotto i 12 anni ritenuti facilmente convertibili all’omosessualità e alla bisessualità.
A denunciare l’accaduto numerose associazioni umanitarie internazionali e naturalmente il movimento glbt ugandese. Uno dei principali bersagli di questa incredibile campagna di dio è Kato David Kisule (nella foto in alto), attivista gay ugandese il cui volto è stato pubblicato addirittura sulla copertina di Rolling Stone. L’associazione radicale Certi Diritti lo ha invitato a Roma in occasione del suo ultimo congresso, ed è lì che l’abbiamo incontrato.
Cosa sta succedendo in Uganda?
L’anno scorso i pastori evangelici degli Stati Uniti, in nome della protezione della famiglia tradizionale, hanno diffuso nel mio paese odio e omofobia. Ciò ha portato a una serie di conseguenze: dalle vessazioni agli arresti, fino ad arrivare all’attuale proposta di legge contro le persone omosessuali.
Di cosa si tratta?
La legge in vigore prevede già la reclusione per chiunque commetta un reato “contro natura”. La proposta in discussione punta a inasprire ulteriormente le pene. Si era parlato addirittura di introdurre la pena di morte in alcuni casi, ma su questo punto il governo ha poi fatto marcia indietro. Tuttavia rimane in campo un grave peggioramento della situazione. Il governo vuole promuovere la criminalizzazione dell’omosessualità a tutti i livelli, fino a punire chi non denuncia le persone glbt o le aiuta in qualsiasi modo. Che l’omofobia più violenta sia già un fenomeno istituzionalizzato è del resto dimostrato dal fatto che le autorità non fanno assolutamente nulla per proteggere la nostra comunità contro chi la attacca.
Che conseguenze ha avuto la pubblicazione delle foto sul giornale?
L’uscita del primo articolo ha causato l’aggressione di otto persone i cui nomi e foto erano stati pubblicati, mentre una donna è stata costretta ad abbandonare la propria casa dopo che i vicini l’avevano colpita con una raffica di pietre.
Avete intentato una causa contro il giornale?
Sì, e la corte suprema dell’Uganda ha emesso il primo novembre 2010 un ordine provvisorio che intima a Rolling Stone di cessare qualsiasi pubblicazione che identifichi con nomi, foto o altri dati rilevanti, persone riconosciute come gay e lesbiche. Abbiamo consegnato una lettera al giornale in cui abbiamo chiesto di non proseguire nella pubblicazione di ulteriori foto e dati personali come preannunciato, ma abbiamo ricevuto una risposta negativa da parte del direttore che ha confermato l’intenzione di pubblicare nuove foto e dati personali. Come in effetti poi è accaduto.
Il 23 novembre 2010 avete avuto un’ulteriore udienza presso la corte.
Com’è andata?
Alla fine dell’udienza del caso Rolling Stone, io e altri siamo stati assaliti da fondamentalisti religiosi, personale del giornale ed “ex omosessuali” plagiati nel loro odio nei nostri confronti da leader religiosi. Fortunatamente, grazie all’intervento di alcuni rappresentanti di associazioni per i diritti umani siamo riusciti a lasciare indenni l’edificio. Questo ha costretto alcuni di noi a vivere in clandestinità per il timore di nuovi attacchi.
Anche tu vivi in clandestinità?
Sono costretto a vivere in luoghi diversi dove non c’è la televisione e dove non ci sono i giornali perché potrebbero riconoscermi. Anche le associazioni lgbt sono costrette a cambiare spesso sede perché potremmo avere dei problemi se ci trovano. Ma ho deciso di vivere in Uganda e di restarci per lottare contro questa omofobia in prima linea e per proteggere gay e lesbiche in Uganda.
Prima di salutarci chiedo a David se ha un compagno. “Non aspettano altro che incastrarmi… È molto difficile che io possa avere una relazione soddisfacente”. Lo invito a mostrarmi una copia del giornale Rolling Stone per fotografarlo. Il suo volto è ora più sereno, ma negli occhi scorgo l’inquietudine per quanto ha raccontato. Gli chiedo cosa possiamo fare, noi italiani, per aiutarlo. “Chiedo a tutti voi di firmare una petizione per chiedere giustizia e scoraggiare il parlamento ugandese ad approvare la criminale proposta di legge contro le persone omosessuali, anche in considerazione del fatto che il ministro dell’etica e dell’integrità ha dichiarato che tale testo dovrà essere approvato prima che le camere vengano sciolte, cioè prima di maggio 2011”. Per scrivere a David (in inglese): davidkisule@gmail.com

di Pasquale Quaranta il 1 gennaio 2011
Fonte: Pride

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Per non dimenticare mai

26 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Che porte enormi e pesanti!
Un odore strano, tenace
Fievole ma persistente… Un disinfettante potente.
‘Restate attorno al punto della doccia.’
Aspetta l’acqua. Non pensare alla folla.
Non notano la tua umiliazione.
Non distinguono la tua testa rasata da tutto il resto!

Mio Dio!… Stanno chiudendo quelle maledette enormi porte!
Perché?… Non può essere!
No, fra un minuto arriverà l’acqua.
Non piangere, sii soltanto paziente,
Presto sarà tutto finito.

C’è un rumore — lassù.
Stanno sollevando una grata.
Tutti gli occhi osservano, sorpresi.
Nessun suono.
Che cosa sono quei cristalli?… Disinfettante secco.
Zolfo!!?

Gas! Gas! Gas! Panico!
Le urla, l’annaspare
Strattoni e mischia.
Il terrore totale del rendersi conto.

Minuti eterni ad arrampicarsi e azzuffarsi.
Dimenticate le famiglie. Istinto di conservazione.
Carne su carne — che afferra e strappa.
Gas, urla, morte… silenzio.

Elizabeth Wyse

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Mattia Calise 20 anni studente candidato Sindaco per il M5S alle comunali di Milano

23 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Siamo felicissimi di annunciarvi che Mattia Calise è il candidato Sindaco del MoVimento 5 stelle per le comunali di Milano. Uno studente universitario di 20 anni si metterà a confronto con le vecchie mummie di partito per riuscire a diventare il Sindaco più giovane di Italia.
Caro Mattia, il MoVimento 5 stelle Pavia sarà in prima fila per lavorare, supportarti, aiutarti in questa bellissima esperienza che siamo certi ci darà tantissime soddisfazioni. Forza MAttia, forza MoVimento, loro non si arrendono? Noi neppure…!!!!!
Qui potete trovare la scheda di Mattia Calise.

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Altro che Bunga Bunga..!!!

22 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Comunicato stampa MoVimento 5 Stelle Pavia.

Il bunga bunga con una minorenne non è che la ciliegina sulla torta per un corruttore (caso Mills), piduista (tessera n. 1816) e amico di mafiosi (il pluriomicida Mangano definito “eroe” e il condannato in secondo grado Dell’Utri). Per quel che ci riguarda, può fare sesso con chi gli pare, anche col vaso di ficus se gli garba, ma non può nominare le ragazze che gli si svendono, che si “offrono al drago” come disse Veronica Lario, consiglieri regionali, parlamentari o addirittura ministre della Repubblica. Il cavallo di Caligola aveva più dignità, e quantomeno non costituiva un’offesa vivente a tutte le donne oneste che fanno affidamento unicamente sulle proprie capacità e competenze. Il problema non è la sua satiriasi senile, è che tratta l’Italia e le Istituzioni come le escort, se ne serve per i suoi privatissimi porci comodi.
È diventato il campione mondiale del maschilismo, del razzismo e dell’omofobia, tutti lo trattano al pari di un pagliaccio, persino le escort alle sue spalle lo denigrano per quello che è, un pover’uomo patetico, mentre i suoi papponi tramano per scucirgli più soldi. Siamo ansiosi di consegnarlo al giudizio della storia e dei magistrati, e gli chiediamo di raccontare tutto ciò che sa sulla vecchia e nuova P2, nonché sulla mafia fra cui ha così tante conoscenze. Ormai è finito, ora tocca a noi ricostruire sulle macerie che ha lasciato. Di lui, in occasione di una delle sue innumerevoli uscite misogine, la premier islandese Siguroardottir ha detto: “Se lo incontrassi, lo guarderei dritto negli occhi”. A una donna libera basta guardarlo dritto negli occhi per incenerirlo. A un cittadino onesto basta guardarlo dritto negli occhi per polverizzarlo. E ai cittadini onesti diciamo: il suo tempo è finito, è stato rottamato, incenerito e polverizzato, riprendiamoci l’Italia e le nostre vite.
Le escort, soprattutto se teenagers, lo chiamano “papi”, i piduisti “muratore”, i magnaccia come Fede e Mora “amico” e i mafiosi gli scrivono pizzini appassionati: se lo tengano loro, noi non lo vogliamo più, non l’abbiamo mai voluto. Se lo riprendano e lo tengano ben chiuso in un bordello o in galera, poco ci importa, basta che se vada e che non siamo più costretti a sentir parlare delle sua smodata e ingorda voglia di sesso e denari. E ai politici che alla sua ombra hanno fatto delle carriere altrove impensabili, ai venduti moralmente al potere, diciamo: sta arrivando il giorno in cui i cittadini si riprenderanno la Repubblica che i nostri nonni hanno costruito col lavoro e con la lotta. È tempo di rimboccarci le maniche, e di ricostruire.

MoVimento 5 Stelle Pavia.

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NO al centro commerciale di Borgarello

22 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Anche il MoVimento 5 stelle di Pavia ieri era presente al Consiglio Provinciale.

PAVIA. «Il consiglio provinciale esprime parere contrario al centro commerciale di Borgarello e invita il commissario prefettizio a non prendere posizione in merito». Progetto bocciato dunque all’unanimità, ma la Lega Nord attacca frontalmente il presidente Vittorio Poma. Questa sarà la posizione della Provincia alla conferenza dei servizi di lunedì in Regione e il suo no, se la conferenza non sarà sospesa, dovrebbe portarsi dietro quello del commissario prefettizio.

Un minuto di silenzio per i militari in Afghanistan, poi la protesta dei nastri gialli cui ha partecipato il consigliere Giuseppe Invernizzi, Prc e i cartelli dell’associazione Parco Visconteo che, oggi sarà tra Zeccone e Certosa a volantinare. Compatto il drappello della Lega Nord in platea, dal sindaco di San Genesio e senatore Roberto Mura al consigliere regionale Angelo Ciocca, ex assessore provinciale, passando per Fabrizio Fracassi.

«Sfiducia al presidente Poma, non rappresenta il consiglio – ha tuonato il consigliere padano Francesco Ratti -. La Provincia deve dire no senza se e senza ma, non procrastinare». Ma gli assessori leghisti restano in carica, anche al termine di un intervento aspro sull’azione del presidente per fermare il centro e, in generale, l’azione contraria alla Lega. «Il Pd è contrario perché crediamo in un altro modello di sviluppo – stempera i toni il neo consigliere Pd Vito Savino -. Perché pur essendo in linea con una pianificazione provinciale prontamente modificata, non porterà prospettive economiche e andrà a distruggere per sempre un’area verde».

Rifondazione Comunista aveva già proposto il voto negativo il 12 ottobre: «Senza programmazione potremo sempre e solo dire no troppo tardi. Ci deve essere un impegno per un piano commerciale provinciale». Stessa richiesta dal capogruppo Pd Pierangelo Fazzini, che ha polemizzato sulla convocazione del consiglio provinciale a tre giorni dalla scadenza e da Andrea Albergati che ha ribadito il no a un progetto che torna da undici anni.

Il capogruppo Pdl Gianluigi Secchi ha accusato l’amministrazione di aver temporeggiato: «La giunta deve dire no al centro per i danni che causerà a viabilità e commercio di vicinato. Non sono nemmeno chiare le compensazioni per le quali non sono stati interpellati tutti i paesi vicini nè tantomeno il capoluogo». E il consigliere della Rosa nel pugno Fabio Zucca è tornato a chiedere programmazione: «Senza regole sugli insediamenti commerciali di grandi dimensioni non si possono evitare le battaglie contro i singoli progetti in base ai singoli interessi. Come quello di Pavia, che in Borgarello vede duplicati servizi compresi nel piano per la Neca».

Anna Ghezzi La Provincia Pavese

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I condannati in via definitiva 2008-2009 che oggi siedono in Parlamento

19 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Signori e signore, abbiamo il piacere di presentarvi i condannati in via definitiva che oggi siedono nel nostro Parlamento. Buona visione!!!!!

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Centro commerciale a Borgarelleo: NO GRAZIE

15 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Un centro commerciale (un altro?) nella campagna lombarda. Sorgerà sulle rive del Naviglio, a Borgarello, paese a nord di Pavia, non distante dalla Certosa. La Regione guidata da Roberto Formigoni ha dato l’ok al progetto. Il fatto in sé non meriterebbe neppure due righe in cronaca: nella miriade di centri commerciali che spuntano come funghi al Nord, è come dare notizia di un cane che morde un uomo. Ma attorno a questo morso banale, ci sono anche uomini che mordono cani: dunque forse vale la pena di raccontarlo, lo strano caso del centro commerciale sulla riva del Naviglio pavese.

Intanto è curioso che la Regione abbia dato il via libera al progetto, visto che il suo “Piano territoriale regionale d’area Navigli lombardi” sostiene che bisogna valorizzare e preservare le aree ancora libere nei pressi di quei corsi d’acqua (una fascia di 100 metri dalle sponde, di 500 in presenza di aree agricole, ricorda Renato Bertoglio, responsabile locale di Legambiente). E cosa c’è di meglio di un bel centro commerciale di 240 mila metri quadrati, per valorizzare le aree agricole di Borgarello?

Ancor più strano è il fatto che, dopo dieci anni di tentativi, a condurre in porto l’operazione sia un commissario prefettizio, che dovrebbe limitarsi a gestire l’ordinaria amministrazione: sì, nel municipio di Borgarello decide il commissario Michele Basilicata, perché il sindaco, Giovanni Valdes (Pdl), è in galera. Già buono sponsor dell’affare, oggi Valdes non se ne può più occupare: ha lasciato il municipio di Borgarello per una più scomoda cella del carcere di Opera.

Arrestato nel luglio scorso, nel corso della grande operazione antimafia che ha decapitato la ’Ndrangheta in Lombardia, è accusato di turbativa d’asta: avrebbe truccato la gara per vendere un terreno davanti al suo municipio, finito a una società, la Pfp, riconducibile, secondo il pm Ilda Boccassini, a Carlo Chiriaco, uomo d’affari che ha ammesso di essere affascinato dai boss calabresi che gli ronzavano attorno. A Valdes, uomo di Cl, consigliere della Compagnia delle opere, il giudice ha rifiutato la scarcerazione a causa della “disinvoltura con cui il sindaco di Borgarello ha messo a disposizione di Chiriaco e dei suoi sodali la funzione pubblica svolta”. Ha fatto carte false, “con collusioni e mezzi fraudolenti”, per far vincere la gara all’amico degli amici.

Non sappiamo se ha usato la stessa “disinvoltura” anche nelle pratiche sul centro commerciale, ma certo in questi casi sarebbe bene usare il massimo della prudenza. Invece: avanti tutta. Strada spianata alla società Progetto commerciale srl di Costantino Serughetti. Malgrado il commissariamento del Comune e le perplessità dei partiti. Ufficialmente la Lega è contraria e così pure il Pd. Ma poi i capataz locali della politica sono, chissà perché, tutti favorevoli (a parte Rifondazione). Compresi i sindaci Pd dei paesi vicini, Certosa e Giussago.

E sapete, ultima chicca, chi è il progettista del centro? L’ex dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Borgarello, Giuseppe Masia, prima ha lavorato al piano del territorio e alla valutazione ambientale strategica. Ha detto sì, nel nome dell’interesse generale. Poi si è alzato dalla sua poltrona pubblica e si è seduto dall’altra parte del tavolo. Salto della quaglia in bassa padana.

Il Fatto Quotidiano, 13 gennaio 2011
Affari & galere di G. Barbacetto

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