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Archivio per luglio 2011

Berlinguer e la questione morale

Degenerazione dei partiti, sequestro delle istituzioni, questione morale: sono passati trent’anni ma le parole di Enrico Berlinguer rimangono di una sconcertante attualità. Ritraggono un paese sotto ostaggio di una politica autoreferenziale che nomina, decide e comanda creando opprimenti reti clientelari che soffocano l’autodeterminazione della società civile e dei cittadini.

In questi giorni in cui le fragili “fondamenta” della Seconda Repubblica si rivelano per quello che sono, cioè sordidi accordi sottobanco, spartizione di prebende e appalti, controllo dell’informazione e contiguità con la criminalità organizzata, riproponiamo le parole di un Berlinguer che rimane sempre maestro di etica e virtù civica. Buona lettura! [C.D.F.]

28 luglio 1981. Eugenio Scalfari intervista Enrico Berlinguer

La passione è finita?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la DC: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.

È quello che io penso.

Per quale motivo?

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ‘74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all’altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.

In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l’andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito “diverso” dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d’infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C’è da averne paura?

Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all’equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.

Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant’anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.

È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche -e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC- non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un’offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.

Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s’intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l’occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio…

…nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo…

Le dispiace, la preoccupa che il PSI lanci segnali verso strati borghesi della società?

No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il PSI, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c’è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il PSI e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c’è o no?

Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c’è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni -che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale- senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e senza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche. [...] Quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

Signor Segretario, in tutto il mondo occidentale si è d’accordo sul fatto che il nemico principale da battere in questo momento sia l’inflazione, e difatti le politiche economiche di tutti i paesi industrializzati puntano a realizzare quell’obiettivo. È anche lei del medesimo parere?

Risponderò nello stesso modo di Mitterand: il principale malanno delle società occidentali è la disoccupazione. I due mali non vanno visti separatamente. L’inflazione è -se vogliamo- l’altro rovescio della medaglia. Bisogna impegnarsi a fondo contro l’una e contro l’altra. Guai a dissociare questa battaglia, guai a pensare, per esempio, che pur di domare l’inflazione si debba pagare il prezzo d’una recessione massiccia e d’una disoccupazione, come già in larga misura sta avvenendo. Ci ritroveremmo tutti in mezzo ad una catastrofe sociale di proporzioni impensabili.

Il PCI, agli inizi del 1977, lanciò la linea dell’ “austerità”. Non mi pare che il suo appello sia stato accolto con favore dalla classe operaia, dai lavoratori, dagli stessi militanti del partito…

Noi sostenemmo che il consumismo individuale esasperato produce non solo dissipazione di ricchezza e storture produttive, ma anche insoddisfazione, smarrimento, infelicità e che, comunque, la situazione economica dei paesi industializzati -di fronte all’aggravamento del divario, al loro interno, tra zone sviluppate e zone arretrate, e di fronte al risveglio e all’avanzata dei popoli dei paesi ex-coloniali e della loro indipendenza- non consentiva più di assicurare uno sviluppo economico e sociale conservando la “civiltà dei consumi”, con tutti i guasti, anche morali, che sono intrinseci ad essa. La diffusione della droga, per esempio, tra i giovani è uno dei segni più gravi di tutto ciò e nessuno se ne dà realmente carico. Ma dicevamo dell’austerità. Fummo i soli a sottolineare la necessità di combattere gli sprechi, accrescere il risparmio, contenere i consumi privati superflui, rallentare la dinamica perversa della spesa pubblica, formare nuove risorse e nuove fonti di lavoro. Dicemmo che anche i lavoratori avrebbero dovuto contribuire per la loro parte a questo sforzo di raddrizzamento dell’economia, ma che l’insieme dei sacrifici doveva essere fatto applicando un principio di rigorosa equità e che avrebbe dovuto avere come obiettivo quello di dare l’avvio ad un diverso tipo di sviluppo e a diversi modi di vita (più parsimoniosi, ma anche più umani). Questo fu il nostro modo di porre il problema dell’austerità e della contemporanea lotta all’inflazione e alla recessione, cioè alla disoccupazione. Precisammo e sviluppammo queste posizioni al nostro XV Congresso del marzo 1979: non fummo ascoltati.

E il costo del lavoro? Le sembra un tema da dimenticare?

Il costo del lavoro va anch’esso affrontato e, nel complesso, contenuto, operando soprattutto sul fronte dell’aumento della produttività. Voglio dirle però con tutta franchezza che quando si chiedono sacrifici al paese e si comincia con il chiederli -come al solito- ai lavoratori, mentre si ha alle spalle una questione come la P2, è assai difficile ricevere ascolto ed essere credibili. Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.

(«La Repubblica», 28 luglio 1981 )

I RATING DELLA POLITICA: ovvero proposta di assegnare un giudizio sulla capacità dei nostri politici di fare onore al loro mandato

17 luglio 2011 redazione 2 commenti

Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch Ratings sono le principali società di rating. Emettono giudizi sull’affidabilità e la solidità degli stati e delle società private.
Grazie a questi indici, i mercati si orientano.

Gli investitori quando comprano il debito o le azioni di una società o di uno stato valutano prima di tutto la capacità dell’emittente di ripagare il danaro investito e i relativi interessi e dividendi. A seconda dell’indice assegnato chi investe di aspetta un adeguato compenso. Per cui maggiore è il rischio, maggiore sarà l’interesse che l’investitore esigerà.

Queste sono le tipologie di indici di Standard & Poor’s:
AAA Elevata capacità di ripagare il debito
AA Alta capacità di pagare il debito
A Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse
BBB Adeguata capacità di rimborso, che però potrebbe peggiorare
BB, B, Debito prevalentemente speculativo
CCC, CC Debito altamente speculativo
D, Società insolvente
Le altre società di rating hanno indici molto simili.

Quando il rating assegnato è pari ad una tripla AAA, significa che l’investimento è sicuro e che il rischio di insolvenza è pari a zero. Se si passa a B la capacità di ripagare il debito è ancora buona nel breve periodo. C e D Invece sono indici negativi che sono associati a paesi e società non affidabili e sui cui investono solo speculatori o soggetti orientati al rischio.

Come illustrato il rating ha un grande potere perchè da un’indicazione chiara e sintetica di quanto sia rischioso un investimento, costringendo Paesi e Multinazionali a pagare più o meno interessi a seconda della loro affidabilità.

La proposta è quella di istituire un indice di rating per la politica. Assegnare cioè un giudizio sulla capacità di un politico di prendere in carico il mandato affidatogli dai cittadini e portarlo a termine.

I rating per la politica potrebbero essere i seguenti:
AAA Candidato con elevata affidabilità e coerenza rispetto al programma
AA Candidato con elevata affidabilità e coerenza media rispetto al programma
A Candidato affidabile ma influenzabile
BBB Candidato con affidabilità media
BB, Candidato con affidabilità media e poca coerenza rispetto al programma
B, Candidato con affidabilità media ed incoerente rispetto al programma
CCC, Candidato rischioso e poco affidabile
CC, Candidato altamente rischioso e poco affidabile
D, Candidato altamente rischioso e non affidabile
In questo modo si potrebbe riassumere la propensione di un politico a non mantenere le promesse fatte in campagna in elettorale, sulla base di elementi che hanno caratterizzato la vita politica del suo passato.

Casi come condanne per truffa o corruzione, episodi di trasformismo politico in corso di mandato elettorale (passaggi da destra a sinistra A\R), l’aver ricoperto più cariche contemporaneamente, l’aver cambiato idea su temi fondamentali del programma, l’aver danneggiato l’immagine del Paese sarebbero presi in considerazione per valutare l’affidabilità di un politico.

Così facendo il cittadino avrebbe un’indicazione sintetica, semplice e soprattutto indipendente e il politico punterebbe a comportarsi in un modo che mantenga il suo rating alto per poter essere rieletto.

Quando si investono i propri risparmi si ha questo tipo di informazione, perchè non averla quando si investe il proprio futuro dandolo nelle mani di un perfetto sconosciuto?

Paolo Catona

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La portavoce del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi a diretto confronto con l’Assessore Regionale ai trasporti Raffaele Cattaneo

10 luglio 2011 redazione Nessun commento

Pubblichiamo il video che testimonia il confronto diretto avvenuto fra Iolanda Nanni, portavoce del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi e l’Assessore Regionale Raffaele Cattaneo. Dopo due anni di duro lavoro e impegno da parte dei pendolari del Coordinamento Pavese, finalmente i vertici delle Istituzioni Regionali pongono la loro attenzione su Pavia e Provincia che da troppi anni era stata abbandonata in questo campo dalle Istituzioni Locali. Ecco cosa vuol dire, fare la vera politica dal basso!

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Raccolta differenziata porta a porta a Vigevano…..

10 luglio 2011 redazione Nessun commento

Salvatore Mandara del MoVimento 5 Stelle di Vigevano incontra il Sindaco Andrea Sala di Vigevano…..

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Arrestato il sindaco di Voghera Carlo Barbieri

7 luglio 2011 redazione 1 commento

Questa mattina è stato arrestato il sindaco di Voghera Carlo Barbieri del Popolo delle libertà. Come lui è finito ai domiciliari il commercialista Guido Marchese.
Il provvedimento nell’ambito dell’inchiesta della procura di Napoli sull’attività di Marco Milanese ex braccio destro del ministro Tremonti(coinvolto nella vicenda della cosiddetta P4). Il fermo del primo cittadino e del commercialista è avvenuta in mattinata. Sindaco e commercialista sarebbero stati convocati nel commissariato di polizia dove gli sarebbe stato notificato il provvedimento.
Le accuse contestate sono di corruzione, rivelazione di segreto d’ufficio e associazione per delinquere.
Le indagini rappresentano lo sviluppo dell’inchiesta in cui e’ coinvolto, tra gli altri,
Paolo Viscione in relazione alle attivita’ della societa’ assicurativa Eig. Secondo l’accusa, Milanese avrebbe ricevuto da Viscione e dalla societa’ somme di denaro nonche’ orologi di valore, gioielli e auto di lusso come una Ferrari e una Bentley,
viaggi e soggiorni all’estero. Tali ‘regali’, secondo le affermazioni fatte da Viscione
costituivano il corrispettivo della rivelazione di notizie riservate e interventi per rallentare le indagini della Guardia di Finanza sulla societa’ assicurativa. Nell’ambito
dell’inchiesta, gli agenti della Digos di Napoli hanno eseguito anche altre due ordinanze agli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, e del commercialista Guido Marchesi, anch’egli di Voghera.

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Iolanda Nanni intervistata da Telepaviaweb

6 luglio 2011 redazione Nessun commento

Ecco l’intervista di Iolanda Nanni portavoce dei pendolari della provincia di Pavia sul vergognoso stato dei treni e sull’assessore regionale Cattaneo che definisce alcuni pendolari responsabili dei danni ai treni……

http://www.telepaviaweb.tv/portale/component/option,com_wrapper/Itemid,88/idnumero,16970

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VIVI OGNI MOMENTO IL TUO DESTINO NON ASPETTA N.5

5 luglio 2011 redazione Nessun commento

Siamo al quinto appuntamento con lo spazio che ogni mese Roberto ci regala sul mondo dei diversamente abili. Come sempre un grazie di cuore a Roberto e a tutti i ragazzi che lo seguono.

Ragazzi bentornati!

Per me e mia moglie è stato un anno (scolastico) di ansia tirato sino all’ultimo giorno. Il figlio maggiore ha infatti iniziato nel peggiore dei modi il ciclo delle scuole medie (primarie superiori, secondarie inferiori …. BOH?!). Una media assurda di note sul registro e sul diario, qualche convocazione e come dessert 2 sospensioni. I voti almeno sono buoni :-]
Per noi genitori 40enni un curriculum del genere vuol dire solo una cosa; BOCCIATO!
E così, nella nostra testa, più si avvicinava il 10 giugno, più si allontanava il Pokemonday a Mirabilandia (weekend regalo di promozione). Invece, contro ogni pronostico, i “non ammessi” sono stati solamente gli alunni che hanno sfoderato con la quota assenze.
Perplessi e contenti, ogni promessa è debito; faccio tutto via internet ed il w.e. successivo partiamo! Solamente io e lo “studente meritevole”. Confesso che avevo timore, per la prima volta dall’incidente dormivo fuori casa, senza assistenza e senza la compagnia di un adulto …. solo con l’orgoglio e la voglia di fare da solo. Misurare e verificare nuovi limiti partendo anche dal viaggio stesso che a causa del traffico ha richiesto 4 ore x 260km. Proprio per la perdita di tempo in autostrada decidiamo di invertire il programma, andiamo diretti a Mirabilandia e a fine giornata in albergo.
L’arrivo al parco divertimenti è facilitato dall’orario anomalo (15,00) e così entriamo sparati alla ricerca di un parcheggio. “… a destra dritto sino in fondo”. Arrivo ma nonostante una discreta schiera di strisce gialle, niente, nessun posto libero. Inutile prendersela, d’altronde siamo arrivati tardi. E così lascio Kristian all’entrata per potersi registrare ai tornei e armato di tanta pazienza (ma con poche energie) vado alla ricerca di un posto. Lo trovo molto lontano dall’ingresso, fa niente, ero contento di essere arrivato in tempo per l’inizio delle gare. E così inizio a risalire il viale in carrozzina piano piano, sotto il sole, bocca sempre più asciutta e velocità “lumachevole”. Una pausa ogni 5mtl, durante il cammino noto che nei posti di disabili ci sono solo e tanti bei macchinoni. Per carità tutti con il tagliando (almeno quelli che riesco a vedere). Ad un certo punto mi fermo all’ombra di un albero, per respirare un po’ di aria fresca, e osservo due signori che aprono il bagagliaio della macchina (in posto disabile) cosa ci sarà? La carrozzina penso, invece tirano fuori un enorme borsa-frigo da campeggio. No, per carità, nessuna voglia di discutere e/o polemizzare.
Partiamo dal presupposto che tutte le macchine parcheggiate erano munite di tagliando. Nutro forti dubbi però che, come prevede la legge, il disabile titolare del permesso si sia trovato a bordo del veicolo. Purtroppo ci troviamo di fronte ad una situazione di numero crescente di disabili, associato all’egoismo di alcuni (uso scorretto del tagliando) ed alla furbizia di molti (tagliando procurato senza requisiti).
Questo è un caso in cui non occorre una nuova regolamentazione, quella esistente è chiara e sufficiente. Qui c’è un problema di coscienza civile; inorridisco al pensiero che questi furbetti possano anche essere genitori. Mi vengono in mente i fumatori che per chissà quale motivo gettano il mozzicone dal finestrino dell’auto ….. solo in Italia.
Non possiamo dire che i parcheggi, a noi dedicati, non esistano. Ci sono, ma è come quando si va a fare la spesa al centro commerciale ….. in settimana nessun disabile ma al sabato spuntano come funghi. Morale? Che non sarà una passeggiata perché
LE GENERAZIONI EMERGENTI DOVRANNO ESSERE IN GRADO DI RICONOSCERE PRIMA DI TUTTO I “CATTIVI MAESTRI” PRESENTI IN CASA LORO

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LA MAFIA RINGRAZIA IL GOVERNO ITALIANO

4 luglio 2011 redazione Nessun commento

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INFORMAZIONE E DIGNITA’……..NOTAV!!!!

4 luglio 2011 redazione Nessun commento

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Banchetto ZEROPRIVILEGI domenica 3 Luglio

2 luglio 2011 redazione Nessun commento

Domenica 3 Luglio dalle ore 16 alle ore 19:30 di fronte al bar Demetrio ovvero Strada Nuova all’incrocio con Corso Cavour, il MoVimento 5 stelle Pavia raccoglierà le firme per ZEROPRIVILEGI. Se non avete firmato passate a trovarci. Vi aspettiamo..!!!!!

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