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Archivio per agosto 2011

Domenica 4 Settembre banchetto ZEROPRIVILEGI a Marzano -Pv-

31 agosto 2011 redazione Nessun commento

Domenica 4 Settembre dalle ore 9 alle ore 12, il Movimento 5 Stelle di Pavia sarà in trasferta a Marzano in P.za I novembre 1872. Oltre a raccogliere le firme per la campagna Zeroprivilegi, saremo a Marzano per supportare il neonato Movimento 5 Stelle Marzano. Venite a trovarci e a firmare……loro non si arrendono? Noi neppure..!!!!

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TRENI RITARDI RECORD TIMORI PER DOMANI DI CHI LAVORA A MILANO

28 agosto 2011 redazione Nessun commento

Pubblichiamo l’articolo della Provincia Pavese scritto da Anna Ghezzi sui disagi dei pendolari pavesi che il coordinamento pendolari della provincia di Pavia ha denunciato pochi giorni fa.

La rabbia: «Venerdì noi sequestrati e senza informazioni». Saltato l’incontro in Regione sui nuovi convogli veloci

Ritorno dalle ferie con sorpresa per i pendolari della linea Voghera – Pavia – Milano che l’altro ieri sono rimasti ostaggio di una «Perturbazione sulla linea» che ha causato 671 minuti di ritardo accumulati da 12 treni tra le 6 e le 9 del mattino. E scatenato una pioggia di e-mail e messaggi al Coordinamento dei comitati pendolari. «Pendolari sequestrati senza informazioni», tuonano i rappresentanti dei comitati dopo una mattinata di ritardi comunicati sempre troppo tardi e soste in aperta campagna tra Pavia e Milano in carrozze senza condizionatore. Ora, nonostante TreNord si sia mobilitata dopo le vibrate proteste e siano stati fatti interventi sulla linea per garantire una ripresa tranquilla, cresce la paura per domani, il lunedì del rientro di massa negli uffici.

I pendolari chiedono all’assessore regionale ai trasporti Raffaele Cattaneo di mantenere l’impegno preso: «Preghiamo l’assessore Regionale ai Trasporti, Raffaele Cattaneo, di mantenere la promessa – spiega la presidente del Coordinamento Iolanda Nanni – convocare un tavolo di confronto in Regione, alla presenza delle istituzioni locali e delle rappresentanze pendolari della linea Voghera-Pavia-Milano per parlare dei problemi e della programmazione della linea suburbana S13 promessaper dicembre».

Sotto accusa ancora una volta sono i servizi informativi sia sui treni (mediante interfonodal personale viaggiante) sia in stazione su monitor e annunci sonori. «I ritardi, che hanno superato gli 80 minuti, sono stati annunciati di venti minuti in venti minuti, non dando così modo alle persone di organizzarsi. Tanto che alcuni hanno rinunciato a prendere l’Intercity rischiando una multa perché convinti che il treno dopo sarebbe stato, al massimo, in ritardo di venti minuti. I servizi informativi dovrebbero poter garantire all’utenza la possibilità – se forniti tempestivamente e puntualmente – di organizzarsi con mezzi alternativi oppure di comunicare al datore di lavoro con esattezza l’entità del ritardo o, ancora, di evitare del tutto di mettersi in viaggio». Il risultato? Ore di permesso sul lavoro “forzate”, richiami, stress psico-fisico e tempo perso tra treni fermati in stazione senza annunci o annunci di ritardi di 30 minuti solo dopo che, dalla partenza, ne erano trascorsi più di 40.

«Gli aumenti imposti li stiamo pagando cari e salati – proseguono i pendolari – ora vogliamo un servizio di trasporto ferroviario efficiente e un materiale rotabile degno della Regione più avanzata di questo Paese».

Venerdì i pendolari incontreranno l’assessore Michele Bozzano a Piazza Italia per conoscere le novità in materia di trasporto provinciale su gomma e su rotaia dopo gli aumenti di agosto. Mentre a fine settembre cercheranno di incontrare l’assessore comunale Antonio Bobbio Pallavicini per capire quali siano le strategie dell’amministrazione sul trasporto pubblico locale.

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Torniamo dalle ferie e troviamo l’INFERNO!

27 agosto 2011 redazione Nessun commento

Leggiamo dal sito del coordinamento pendolari della provincia di Pavia e pubblichiamo.

Oggi l’INFERNO sulla linea ferroviaria Voghera-Pavia-Milano. Ennesimo reclamo pesante da parte del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi alla Regione, RFI, Trenord, Trenitalia che pubblichiamo di seguito. Stamattina nella totale debacle, la nostra posta è stata letteralmente inondata di email!

Gentile Assessore Cattaneo, funzionari della Regione, amministratori e funzionari di Trenord, RFI, Trenitalia,

siamo tornati! Sì, sempre noi, i pendolari pavesi, e vi ringraziamo, GRAZIE INFINITE, per il bentornato che ci avete dato stamattina sulla linea Voghera-Pavia-Milano!

Come già voi ben sapete, stamattina il guasto sulla linea fra Certosa e Locate ha causato una serie infinita di pesantissimi ritardi a catena su tutti i treni della fascia di punta sulla nostra principale direttrice ferroviaria. La fantomatica 22, quella che non vede mai l’ombra di un bonus, quella per la quale i vostri calcoli matematici escludono matematicamente per tutta l’utenza la possibilità di ottenere tangibili risarcimenti ai continui disservizi subiti.

In questo caso, non vi è dubbio che questa circostanza sia del tutto eccezionale (e per fortuna!) e ne comprendiamo la complessità di risoluzione nell’immediato. Ma quello che non comprendiamo e sempre più incessantemente non tolleriamo è la totale INADEGUATEZZA dei servizi informativi all’utenza sia sui treni (mediante interfono o – de visu – dal personale viaggiante) sia presso le stazioni ferroviarie (mediante monitor e annunci sonori adeguati e aggiornati).

Ciò solleva ancora una volta la questione gravissima dei servizi informativi che dovrebbero poter garantire all’utenza la possibilità – se forniti tempestivamente e puntualmente – di organizzarsi con mezzi alternativi oppure di comunicare al datore di lavoro con esattezza l’entità del ritardo o, ancora, di evitare del tutto di mettersi in viaggio.

Perchè sia chiaro che i ferrovieri fossero perfettamente consapevoli della situazione in corso: un vero e proprio sequestro dell’utenza pendolare, in treni molti dei quali senza aria condizionata, i controllori letteralmente SPARITI, abbandonati nelle campagne in lunghe soste e poi di nuovo si riparte a singhiozzo (e ci si illude informando di ritardi tutto sommato esigui rispetto all’entità del disagio finale) e poi di nuovo fermi in attesa di informazioni chiare e puntuali mai arrivate.

Stamani siamo stati letteralmente subissati da email di protesta dei pendolari, contattati anche telefonicamente già alle 7.30 del mattino da persone che cercavano da noi delle risposte che l’azienda non era in grado di dare, ed ecco il bollettino di guerra che ha provocato ore di permesso sul lavoro “forzate” da pagare con le nostre tasche, richiami e minacce di penalizzazioni, stress psico-fisico e soprattutto tempo perso della nostra vita che nessuno di voi ci restituirà!

BOLLETTINO DI OGGI 26 AGOSTO VOGHERA-PAVIA-MILANO:

- R20254 con partenza da Voghera ore 6.18 – arriva a Mi C.le ore 7:41 (anzichè, come previsto, alle ore 7:30) con 11min di ritardo;

- R2882 con partenza da Voghera ore 6.55 – arriva a Mi Porta Garib. ore 9:14 con 73min di ritardo;

- R2178 con partenza da Voghera ore 6.46 – arriva a MI C.le ore 8:53 (anzichè, come previsto, alle ore 7:40) con 74min di ritardo;

- R2180 con partenza da Voghera ore 7:20 – arriva a MI C.le alle ore 9:36 (anzichè, come previsto, alle 8:15) con 82min di ritardo;

- R10898 con partenza da Pavia ore 7:28 – arriva a MI Greco P. alle ore 9:27 (anzichè, come previsto, alle 8:14) con 74min di ritardo

- IC 652 con partenza da Voghera ore 7:34 – arriva a MI C. alle ore 9:26 (anzichè, come previsto, alle ore 8:20) con 67min di ritardo;

- R2514 con partenza da Pavia ore 8.01 – arriva a MI C. alle ore 9:45 (anzichè alle 8:35)con 71min di ritardo;

- R20258 con partenza da Voghera ore 7:45 – arriva a MI Porta Garibaldi alle 10:18 (anzichè, come previsto, alle 9:07) con 71min di ritardo;

- IC 656 con partenza da Voghera ore 8.08 – arriva a MI C.le alle ore 9:57 (anzichè, come previsto, alle ore 8:55) con 62min di ritardo;

- R2674 con partenza da Voghera ore 8.18 – arriva a MI C.le ore 10.10 (anzichè alle ore 9:15) con 55min di ritardo;

- R2532 con partenza da Voghera ore 8:56 – arriva a MI C.le alle ore 10:06 (anzichè alle 9:45) con 22min di ritardo;

- IC 658 con partenza da Voghera ore 9:12 – arriva a MI C.le alle ore 10:04 (anzichè alle 9:55) con 9min di ritardo;

SITUAZIONE SERVIZI INFORMATIVI:

Dalle ore ore 7:30 i membri del nostro Coordinamento sono stati contattati via email e anche telefonicamente da pendolari sul treno R2178 che sarebbe dovuto partire da Pavia alle ore 7:07 e che alle ore 7:30 era in sosta presso Certosa di Pavia di circa 20min e nessuna comunicazione sul treno è stata effettuata all’utenza (i controllori spariti). A seguire, il treno R2180 (che sarebbe dovuto partire da Pavia ore 7:38) è stato invece bloccato in sosta a Pavia fino alle ore 8:00 circa e i passeggeri sono stati fatti trasbordare sul R2882 che sarebbe dovuto partire da Pavia alle 7:14 ma che lì è rimasto fino alle 8:00 e che aveva come destinazione Greco Pirelli anzichè Centrale per proseguire la sua corsa da malato terminale maturando un ritardo di ben 82min.

Alla stazione di Pavia, i ritardi segnalati alle ore 8.00 erano compresi fra i 20 e i 30min, messaggi sonori, dopo la partenza stentata dei poveretti del 2882, annunciavano il primo treno utile IC652 senza autorizzare alla salita i pendolari non muniti di supplemento rapido (ELASTICITA’ un concetto da applicare con TEMPESTIVITA’ in questi casi gravissimi!).

Ovviamente quasi tutti i pendolari “consapevoli” al binario 2 sono saliti sull’intercity, ma altri ne sono rimasti nell’incertezza che fosse loro comminata una multa.

Ci informano che su questo treno sia stata annunciata la CAUSA di questo inferno come “PERTURBAZIONE SULLA LINEA”. Ma non vi vergognate di utilizzare queste espressioni? Vorrei complimentarmi per il creativo che si studia di notte queste espressioni che non vogliono dire null’altro se non che l’utenza sia considerata incapace di intendere e di volere!

A rincarare la dose, dopo aver annunciato un ritardo di soli 20min, diventati dopo altri 20min, 30min, ne è stato dato un ultimo che diceva: “Il ritardo si prolunga poichè siamo in coda al 2178, 2882 e 10898″. Anche qui.

Si prolunga… ma DI QUANTO ANCORA? citare numeri di treni invece di fornire informazioni reali sul ritardo accumulato sì da consentire ai lavoratori di – quanto meno – poter fare una telefonata attendibile al proprio datore di lavoro, potendo comunicare un ritardo credibile (invece no, bisogna fare 3 diverse telefonate per comunicare 3 diversi contenuti, tutti inattendibili! infatti il ritardo maturato è stato di 1 ora esatta).

Solo grazie alla rete fra noi pendolari siamo riusciti a fornire indicazioni approssimative sull’orario di arrivo ad alcuni utenti in una specie di passaparola di sopravvivenza.

Resta il fatto che se dobbiamo far conto sui servizi informativi siamo spacciati!

Alla luce di quanto sopra, preghiamo l’Assessore Regionale ai Trasporti, Raffaele Cattaneo, di mantenere la promessa fattaci: convocare un tavolo di confronto in Regione, alla presenza delle Istituzioni locali e delle rappresentanze pendolari della linea VOGHERA-PAVIA-MILANO che sta diventando una linea di serie C!per trattare le gravi criticità insistenti su questa linea (anche come materiale rotabile dell’ante-guerra) e per partecipare alle informazioni relative alla programmazione della linea suburbana S13 promessaci, pure, dall’Assessore Cattaneo per il prossimo dicembre 2011.

Gli aumenti che ci avete imposto li stiamo pagando cari e salati, ora vogliamo un servizio di trasporto ferroviario efficiente e un materiale rotabile degno della Regione più avanzata di questo Paese: e sapete bene che che non molleremo fino a che non li avremo ottenuti.

Ossequi.

Iolanda Nanni

a nome e per conto del

Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi

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Vivi ogni momento il tuo destino non aspetta N.6

21 agosto 2011 redazione Nessun commento

Ciao a tutti eccoci tornati chi più chi è ancora la, da un breve ma meritato periodo di vacanza. Come primo articolo del dopo vacanze, mettiamo la rubrica curata da Roberto Lentino. Buona lettura e a presto……!!!!

Ragazzi Buon ferragosto!
Essendo una festività religiosa possiamo scambiarci le salamelle in segno di pace senza dover rimandare la grigliata o il gavettone alla domenica successiva.
Voglio tornare a parlare del lavoro, o meglio, del ricollocamento. Già il lessico indica la differenza ….. per noi disabili collocato o ricollocato. Ergo dovremmo essere supportati nell’individuare l’azienda, quindi la tipologia di lavoro che più soddisfa entrambi le esigenze. Purtroppo, come molti già sanno, l’inserimento del disabile in azienda richiede spesso diversi mesi. I motivi sono semplici da individuare e sono essenzialmente 2;
• Rappresenta un costo aggiuntivo, perché imposto (per legge). Ti digerisco con difficoltà
• Diffidenza, non ti conosco. Ieri non c’eri oggi sei al mio fianco. Sarai mica contagioso?
Lo spunto di ritornare sul tema mi è stato fornito da un invito ad un work shop a cui ho partecipato (un ospedale di Pavia); si tratta di un’indagine in ambito CE sulle difficoltà che i disabili incontrano nel mondo del lavoro, oppure gli ostacoli nel riprendere la precedente attività. Alle risposte vengono attribuiti dei codici, creati secondo un tabellario uguale per tutti i Paesi aderenti all’iniziativa, così da trarne statistiche, differenze etc…
Non entro nel merito dell’utilità e quindi del possibile spreco. Ho accettato e basta, vuoi per la vicinanza. vuoi per la stima/amicizia che mi lega ai medici che mi hanno contattato
Per me è stata l’occasione di ripercorrere l’esperienza del ricollocamento a Pavia, contattando l’apposito ufficio dedicato. Ho fatto l’iter per iscrivermi alle liste degli aventi diritto al collocamento mirato (Legge 68), e per un po’ ho creduto di riuscire ad avere almeno qualche colloquio. Ero convinto che una piccola provincia potesse gestire in tempi ragionevoli le attese. I vantaggi del federalismo, del decentramento. Poi è subentrata la proposta della ditta per cui lavoravo prima dell’incidente e quindi non ho avuto più occasione di verificare l’utilità.
Ma incontrando e parlando con altri amici disabili ho avuto conferma che le possibilità di essere collocato (o ricollocato) sono inversamente proporzionali al livello di disabilità (leggi %). Questo non deve stupire perché il datore di lavoro anche se affiancato dall’assistente sociale ha la possibilità di spulciare dalla lista, è’ come essere al supermercato quando facciamo l’ortofrutta fai da te … cerco di prendere il meglio. Il disabile meno disabile. In teoria l’azienda non potrebbe operare una cernita degli iscritti, questo perché esiste la famigerata “graduatoria”, ma il datore di lavoro, si sa, è abile, informato e ben consigliato quindi tende ad affibbiare al lavoro paletti tali per cui non si propone quasi mai un invalido troppo disabile. Scusate l’involontario gioco di parole.
Parlandone quindi tra di noi sono scaturite semplici ma (credo) utili iniziative che potrebbero aiutare;
Utilizzare i call center per offrire lavoro da casa (enti pubblici o parastatali) per i disabili che hanno difficoltà motorie. Adesso sappiamo che sono locati per lo più nel mezzogiorno in strutture medio grosse con lavoratori demotivati (vuoi per il lavoro vuoi per lo stipendio)
L’azienda che deve assumere compila un questionario insieme all’assistente sociale sulle particolarità del lavoro da svolgere e l’ambiente stesso di lavoro. Successivamente, in funzione dei dati raccolti, il centro collocamento disabili proporrà dei profili.
Abbassare il limite dei 15 addetti, anche in maniera non permanente, ad esempio in maniera straordinaria, per un quinquennio, con lo scopo di ridurre in modo sensibile le liste di attesa.
Stimolare e incentivare il lavoro da casa. Nell’era di internet è possibile.

Roberto Lentino

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Banalità scintillanti: risposta a Bosone

L’onorevole Bosone, nonché Presidente della nostra Provincia (W. i doppi incarichi!), ha pubblicato oggi sulla Provincia Pavese una pensosa lettera sulla crisi. Qui trovate la nostra risposta e, a seguire, la lettera di Bosone [n.d.r.].

Banalità scintillanti”: è questo il termine tecnico con cui la logica, disciplina che governa il corretto ragionare, definisce l’esposizione di ovvietà prive di contenuto conoscitivo (non ci fanno scoprire nulla di nuovo) che, però, fanno appello a stati emotivi del senso comune. “La famiglia è sicurezza”, “bisogna difendere le radici della nostra cultura” sono due esempi di banalità scintillanti.

In una recente lettera pubblicata su La Provincia Pavese il Presidente della Provincia, nonché Senatore, Daniele Bosone espone la sua visione della crisi italiana: da un lato “incertezza”, “paura”, “disoccupazione”, dall’altro la necessità di una politica “più solidale e meno liberale” che promuova “l’unità reale dell’Europa”. Nelle parole di Bosone, la politica riflette su se stessa, auto-denunciando la sua “debolezza”, ma non troviamo un’analisi delle cause e delle soluzioni e soprattutto leggiamo fra le righe una sorta di foglio di via della politica locale alla deresponsabilizzazione sulle questioni di importanza primaria che l’intero pianeta è tenuto ad affrontare. Bosone critica gli eccessi del liberismo, guardandosi dal criticare i partiti che da tempo sono profondamente collusi e complici con un’idea distorta del profitto e del mercato, come mostrano i recenti casi giudiziari nel PD e nel PDL, dove riscopriamo, dopo Tangentopoli, l’inquinamento della concorrenza e della libertà di impresa a favore delle manovre sottobanco e delle reti clientelari degli amici degli amici, dove i profitti vengono privatizzati e i costi sociali invece scaricati sui contribuenti.

Bosone invoca una nuova Bretton-Woods, scordando forse che a Bretton-Woods vennero proposti due piani per la regolamentazione dei mercati globali: il primo di Keynes, bocciato, il secondo di White, approvato, che prevedeva fra l’altro l’istituzione del FMI e della Banca Mondiale, istituzioni che hanno giocato un ruolo non indifferente nell’instabilità economica e nell’affermarsi delle politiche neoliberiste più miopi.

Secondo dati EU (che Bosone chiama ancora “Comunità Europea”, vecchia dizione da tempo superata), nel 2008 in Europa il 16% della popolazione vive in povertà. In Italia è povero il 25% dei giovani (1 su 4) e l’11% delle famiglie (8.100.000 persone). Le serie storiche mostrano un progressivo peggioramento delle condizioni di vita degli italiani, a cui corrisponde un progressivo arricchimento della ristrettissima fascia dei “più ricchi”. Fra i “più ricchi” annoveriamo senza dubbio anche gli appartenenti ai vertici della politica, i cui mille privilegi sono ben noti e che da anni promuovono politiche completamente asservite e subalterne rispetto al fondamentalismo di mercato, quali la depenalizzazione del falso in bilancio, la precarizzazione del lavoro, lo smantellamento dello stato sociale, le privatizzazioni selvagge, l’utilizzo dei soldi dei contribuenti per il risanamento dei debiti di banche e imprese private, la trasformazione dei cittadini in “utenti” o “consumatori”. Dopo vent’anni di malgoverno bipartisan, ci aspetteremmo una radicale autocritica da parte della classe dirigente che ci ha condotto dove siamo ora, e la proposta di una visione realmente alternativa del bene comune. I cittadini, con i referendum, hanno indicato la strada: se i politici non si mostreranno capaci di percorrerla, saranno gli stessi cittadini ad attuare il cambiamento, come, del resto, sta già avvenendo in Paesi come l’Islanda, e di certo non staranno a guardare la disfatta totale con lo sguardo di chi è perso nel vuoto e non riesce a vedere attorno a sé i numerosi esempi virtuosi da seguire.

Cesare Del Frate, Iolanda Nanni, Luis Alberto Orellana

MoVimento 5 Stelle Pavia

Lettera di Bosone:

Incertezza, paura, crisi, disoccupazione, sacrifici, recessione sono solo alcune delle parole che, sui media, stanno accompagnando questo timido e indecifrabile inizio di nuovo millennio. E’ come se la società, giunta nel 1989 alla fine di un’epoca – quella della modernità-, stesse faticosaemnte ricercando nuovi equilibri economici e sociali per affrontarne una nuova che, molto più di quelle passate, produrrà cambiamenti con effetti non nazionali e neppure continentali ma planetari. E’ l’epoca della globalizzazione, che durerà decenni e il cui assetto definitivo non è dato conoscere neppure ai più fini analisti.

L’Europa si è scoperta vecchia e arretrata, gli USA hanno perso la scommessa economica e ora si ritrovano nudi, la Cina è un ordigno ambientale, sociale ed economico pericolosamente innestato e l’Africa è un imprevedibile movimento insieme al Medio-oriente.

E’ la “società liquida”, la cui fluidità scorre lungo canali per nulla controllati nè controllabili dalla politica nazionale e internazionale. Anzi, la politica è debolissima, chiusa in difesa dentro schemi angusti e vetusti

La Comunità Europea reagisce con una limitatissima visione di stampo liberl-economicista come se la tenuta dei contri fosse l’unico problema, con L’Euro da più parti attaccato e messo in discussione. Ma non c’è visione d’insieme. L’idea di un “riformismo” legato a una politica di mercato tipica della visione “occidentalista” del secolo scorso è del tutto insufficiente a ridare il senso di una concreta speranza. Temo che l’idea di un’Europa governata dalle “Banche” sia veramente fuori dalla storia.

Servirebbe forse un’America più coraggiosa e meno impaurita e un Europa capace di uno sguardo globale per potersi sedere al tavolo e riscrivere le regole di una finanza interanzionale ormai fuori da ogni controllo politico, in una specie di nuova Camaldoli, certo, perà questa volta mondiale. Si era fatto a Bretton Woods appena dopo il secondo conflitto, si faccia ancora, prima che il debito pubblico esaurisca i nostri inutili tentativi di rincorrerlo. Sono conscio che questo può scontare un duro scontro con la Cina ma è un passaggio che prima o poi dovremo fare. Serve però una politica seria e credibile, nuove generazioni capaci di uno sguardo davvero. E’ tempo non di riformismo ma di una vera rivoluzione dei presupposti della convivenza civile, più solidale e meno liberale, è tempo di una politica cpace di promuovere l’unità reale dell’Europa.

In questo ci staranno razionalizzazioni degli strumenti di governo, riduzione di costi, nuove leggi elettorali e quant’altro: tuttavia, occuparsi esclusivamente di queste cose oggi significa guardare solo alle suppellettili mentre ciò che dovremmo cambiare è la casa.