Il debito perpetuo

Perché nessuno chiede di estinguere il debito pubblico italiano greco o europeo?
Se ci fate caso, nessuno dei nostri politici, tecnici o giornalisti nemmeno ipotizza l’estinzione del debito, e tanto meno la sua riduzione. Ciò che invece ci chiedono, attraverso le varie manovre lacrime e sangue, è di “finanziare” il debito. Nel mondo reale, il debito serve a finanziare la produzione e gli investimenti. Nel mondo all’incontrario del capitalismo di rapina e della finanza globalizzata, vale l’inverso: il lavoro e la produzione servono a finanziare il debito. Questo è il reale significato della sibillina espressione “finanziare il debito”: lavorare e produrre per ripagare gli interessi. In questo modo il debito, da fattore di una strategia produttiva, diventa rendita permanente che fa “la cresta” su tutto ciò che produciamo.
L’ha detto bene Obama, che all’indomani dell’insediamento dei governi tecnocratici Monti e Papademos ha detto: “Resta del lavoro da fare in Europa per dare ai mercati l’assicurazione che paesi come l’Italia possano finanziare il proprio debito”.
Anche qui, non ci viene chiesto di estinguere il debito ma di finanziarlo, cioè di garantire il pagamento degli interessi (tenendo conto che l’80% del debito pubblico italiano è detenuto da istituzioni finanziarie straniere). La Federal Reserve calcola che il 50% del debito sovrano statunitense sia il frutto dell’accumularsi degli interessi: il debito non viene contratto, se non in misura limitata, per pagare la spesa sociale, ma per ripagare gli interessi accumulati. E non fa che crescere, più o meno velocemente a seconda dei governi ma cresce, inesorabilmente, così come crescono gli interessi.
Qui sta il secondo inganno: tutti parlano del debito, ma non è quello il problema né il nocciolo della sostanza. La radice del problema sono gli interessi. I creditori non vogliono la restituzione del debito, che estinguerebbe anche gli interessi, piuttosto vogliono il costante finanziamento degli interessi (crescenti) su un debito che è strutturalmente permanente ed eterno: la prospettiva non è estinguerlo ma ingigantirlo garantendone la rendita (per i creditori). In Italia paghiamo già il 6% su un debito che vale il 120% del PIL, in Grecia i bond decennali ripagano con il 36% degli interessi, mentre la Finlandia chiedeva il Partenone a garanzie dei propri prestiti. Non è altro che una enorme rendita finanziaria a spese dei cittadini. E ciò è stato reso possibile dalla soppressione della sovranità monetaria degli Stati (la facoltà di stampare moneta per finanziarsi e la conseguente necessità di ricevere i finanziamenti dalle banche sotto forma di debito).
L’Ecuador è uno degli Stati che ha ripudiato come “illegittimo” e “odioso” il debito estero. L’Argentina ha congelato il debito estero, l’Islanda, tramite referendum, si è dichiarata indisponibile a ripagare il debito delle proprie banche verso i creditori esteri (garantendo invece i risparmi dei propri cittadini). L’Europa al contrario sta imboccando la strada della contrazione dei salari e dei diritti sociali per assicurare il pagamento perpetuo di un debito perenne: è questo ciò che vogliamo?
Cesare Del Frate
PS: qui trovate l’illuminante rapporto stilato dalla Commissione per l’Audit sul debito pubblico istituita dall’Ecuador: http://jubileo2000ec.files.wordpress.com/2011/10/libro-caic-english.pdf




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