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Archivio per marzo 2012

Politica e Amministrazione: i due livelli non coincidono nel caso Punta Est

27 marzo 2012 redazione Nessun commento

In una serata calda e dai toni “stranamente” pacati si è svolto in consiglio comunale il dibattito sul  nuovo caso che riguarda il già flagellato territorio pavese e anticipato dai quotidiani locali: l’attenzione dei cittadini della nostra provincia, il cui respiro è stato già contaminato dalle fantastiche-meravigliose esalazioni di amianto fino a terminare con i voluttuosi fumi dell’inceneritore di Corteolona (tanto da far avere a qualcuno forti allucinazioni sulle  surreali curve di un’ipotetica Broni-Mortara) è stata catapultata in città, zona-quartiere Punta Est.

Non riassumo la vicenda,già ampiamente approfondita nell’articolo precedente di Cesare sul nostro blog,ma ne pongo un’altra, più ampia, che è emersa dalla discussione: il rapporto tra politica e amministrazione.

La “pacata” opposizione (nelle persone di Sacchi, Castagna, Ferloni e Vigna) chiede che la Politica (quella della Giunta) riprenda il suo ruolo di attore principale non sfuggendo alle responsabilità che nascono dal mancato controllo delle autorizzazioni procedurali in merito a una variazione di destinazione d’uso non prevista dal vecchio piano regolatore, corredata di pareri negativi tecnici e legali e “forse sanabile” a posteriori con il PGT ; che della cosa se ne parli in commissione garanzia; che si inizi a pensare a un tipo di edilizia contrattata che favorisca il progresso della città e non la mera soddisfazione di un profitto privato; che l’assessore si dimetta.

Di contro l’altrettanto “pacata”maggioranza (Mognaschi, Adenti, Bobbio Pallavicini P., Fracassi e Cattaneo), dopo aver ringraziato per i toni moderati del confronto, risponde con fermezza che la questione non può essere affrontata in sede di consiglio comunale,al massimo in sede di commissione di garanzia, in quanto è una vicenda ancora in fieri, che è compito della magistratura indagare sulla correttezza e legalità dell’operato tecnico-amministrativo, campo che risulta indipendente da quello politico.

Quest’ultimo punto è stato ribadito con fermezza sia dall’assessore Fracassi che dal sindaco Cattaneo: entrambi si prenderanno la responsabilità politica del caso, ma oltre non possono andare, in quanto non è compito della politica “invadere”un campo come quello tecnico, demandato con fiducia al dirigente di turno, perché la legge non permette di ordinare a un dirigente di fare questo o quello,  e che l’unico difetto che può essere rimproverato a questa amministrazione comunale è quello di aver “delegato troppo”, in virtù di quel principio di trasparenza che risulta (a loro dire ovviamente) l’elemento cardine che caratterizza l’operato dell’amministrazione stessa.

Ed è sempre con tono pacato che il Sindaco stigmatizza l’operare di alcuni consiglieri comunali di cui non gli piace “la politica della carte portate in procura”, rivolgendo il suo (non pacato) sguardo verso quel consigliere comunale (che potrebbe essere suo padre) che essendo un “cittadino in comune”, venuto “dal basso” ha forse ancora l’idea (utopica?) che la politica non sia nient’altro che quello che dicevano gli antichi antenati greci: politichè techne ovvero l’arte di amministrare la città.

Giorgia Lomartire-Movimento 5 stelle Pavia

Il caso Punta Est

Fa molto discutere da mesi il caso di Punta Est, zona di Pavia dove sta sorgendo un complesso residenziale. Il PRG destina l’area a servizi universitari. Cosa c’è di servizio universitario in alloggi venduti sul mercato? E’ a partire da questi dubbi che Paolo Ferloni, per la lista civica Insieme per Pavia, ha presentato un esposto in procura. Sabato la polizia ha prelevato carte e documenti sia in Comune sia in Università, nonché presso la ditta del costruttore.

Il Comune si è sempre “difeso” giustificando l’operazione con due motivazioni: grazie ad una convenzione stipulata dall’Università, che prevede il vincolo, per i proprietari di Punta Est, di affittare le case a studenti o ricercatori universitari (se non lo sono loro stessi). Basta questo per definire la zona “a servizio universitario”, come vuole il piano regolatore vigente? Ai lettori il giudizio.  La seconda motivazione riguarda futuri studi universitari sull’area. Avete capito bene: l’Assessore all’urbanistica Fracassi sostiene che dato che l’area sarà studiata dall’Università è rispettata la destinazione d’uso a servizio universitario.

Chi studierà l’area? Quale disciplina? Chi eseguirà i monitoraggi? Le parole dell’Assessore hanno un che di surreale, ma probabilmente siamo noi che non capiamo e lo studio di Punta Est consentirà avanzamenti nella conoscenza e nella scienza di cui beneficerà l’intera umanità. Intanto proseguono le indagini aperte dalla Procura di Pavia. Stay Tuned (di seguito riportiamo articolo della Provincia Pavese sulla vicenda. C.D.F.).

Ad avvisare il dirigente dell’Urbanistica che l’operazione Punta Est era a rischio non vi furono solo i due pareri dei suoi funzionari. Anche il legale interpellato sulla questione espresse profonde perplessità. Lo si ricava, prima di tutto, dalle dichiarazioni rese, come persona informata sui fatti, dall’ex direttore generale del Comune, Maria Laura Bianchi. Nei suoi verbali, l’ex dirigente del Mezzabarba spiega che, dopo avere sottoposto alcuni quesiti al professor Giuseppe Franco Ferrari, l’avvocato concluse per la sostanziale illegittimità dell’atto e consigliò il ritiro in autotutela del permesso. Tale parere non compare tra quelli che sono stati forniti ai componenti della commissione territorio. Ve n’è, invece, un altro, che porta la data del 6 aprile 2011, e nel quale il consulente richiama più volte al rispetto delle destinazioni d’uso previste dal piano regolatore. Decisamente più espliciti i pareri espressi dallo Sportello unico per l’edilizia: qui si parla di «non conformità del progetto alla normativa urbanistico edilizia vigente». Insomma, i “sintomi” di un’operazione che avrebbe potuto prestarsi a contestazioni c’erano tutti. Sarà anche sulla base di questi atti che l’opposizione chiederà chiarimenti nel Consiglio comunale di domani sera. E il sindaco, Alessandro Cattaneo, ieri ha fatto sapere: «L’assessore all’Urbanistica, Fabrizio Fracassi, in apertura di seduta farà una nota sugli avvenimenti delle ultime ore, anche se ciò non sarebbe tecnicamente possibile. Inoltre l’assessore risponderà nell’ambito delle instant question». Il sequestro del cantiere di Punta Est, le perquisizioni in Comune, nella sede dell’immobiliare e al Dipartimento di ingeneria edile e del territorio hanno sollevato una accesa discussione e alcune perplessità. Tra i punti da chiarire (e i magistrati se ne stanno occupando) vi è la natura dell’accordo tra Università e società Punta Est, sulla cui base venne rilasciato il permesso di costruire. Il documento, presentato come “convenzione”, tale non sarebbe, in quanto non discusso o approvato dal Consiglio di amministrazione dell’Università. Sul punto, il rettore, Angiolino Stella, dichiara: «L’Università in quanto tale, nè come rettore nè come organi direttivi, non ha stipulato alcun accordo. Spetterà alla commissione di garanzia decidere di che natura sia questo documento e se sia stato rispettato il nostro regolamento». Al di là della veste giuridica dell’atto, non sono chiare nemmeno le attività di ricerca che si sarebbero dovute svolgere a Punta Est. Lo spiega il consigliere comunale del Pd, Matteo Pezza: «Inizialmente il dirigente disse che la ricerca avrebbe riguardato le tecnologie all’avanguardia nella costruzione delle palazzine. Ma in tal caso, la ricerca si sarebbe conclusa con la fine lavori. Poi si disse che la ricerca avrebbe dovuto riguardare la qualità della vita degli abitanti insediati in queste palazzine. In un documen to si fa riferimento anche a un locale da destinare a laboratorio. Ma l’oggetto della ricerca non è ancora chiaro».

articolo di Fabrizio Merli, da La Provincia Pavese, 25 Marzo 2012.

Bozzano, l’Assessore inconsapevole

Michele Bozzano Pubblichiamo l’appello del Coordinamento pendolari pavese circa la correttezza e la trasparenza degli atti dell’Assessore provinciale ai trasporti Bozzano: in ballo c’è una raccolta firme farlocca presentata da Bozzano stesso in Regione. L’Assessore ha replicato dicendo che non si era accorto che i moduli firme da lui consegnati, e presentati in conferenza stampa, recavano senza averne il permesso né l’autorizzazione il logo del Coordinamento pendolari. L’assessore era inconsapevole, ennesimo caso di politico italiano colto dall’incosapevolezza… Leggete quanto scrivono i pendolari… (qui trovate anche il comunicato stampa ufficiale) [C.D.F.]

Amici pendolari,

da un controllo effettuato dalla Regione Lombardia, Direzione Infrastrutture e Trasporti, è emerso un fatto gravissimoche ci corre l’obbligo denunciare a voi tutti!

Come sapete, al tavolo regionale sulla Mortara-Milano, tenutosi il 5 marzo scorso,abbiamo presentato le 507 firmeraccolte presso l’utenza della Mortara-Milano a supporto della nostra istanza del 13 gennaio scorso e per discutere le numerose criticità della linea. Poco dopo l’avvio della nostra raccolta firme, in collaborazione col Comitato Freccia delle Risaie, veniamo a sapere dai mezzi stampa che taluni sedicenti pendolari vigevanesi hanno avviato una loro raccolta firme per richiedere specificamente un’unica istanza: il RIPRISTINO sic et simpliciter del treno 10324 alle ore 7.08 da Vigevano, anzichè alle ore 7.22 (come da orario attuale). E fin qui, tutto normale.

Peccato che questa raccolta firme sia stata svolta, cosa che ci ha confermato ieri la Direzione Infrastrutture e Trasporti di RL, su moduli riportanti l’intestazione del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, senza che vi fosse alcuna nostra autorizzazione in merito. Questi sedicenti pendolari si sono poi fatti un vanto, sui mezzi stampa locali, di aver raccolto 600 firme in soli 10 giorni, guardandosi bene però dal dichiarare che questa raccolta firme era stata svolta su moduli riportanti a chiare lettere il nome “Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi” e strumentalizzando la popolarità della nostra rete attiva di pendolari e comitati pendolari sull’intero territorio provinciale pavese.

Il fatto si è poi aggravato poichè a questa farsa ha partecipato attivamente anche l’Assessore ai trasporti della Provincia di Pavia, Sig. Bozzano e il consigliere comunale di Vigevano, Sig. Motta, i quali insieme ad una “delegazione” di questi sedicenti autori di una raccolta illecita (poichè svoltasi utilizzando il nostro nome senza autorizzazione alcuna) hanno organizzato unaconferenza stampa a Vigevano in data 4 febbraio 2012 in cui tale Sig. Loria ha consegnato le firme a mani dell’Assessore Bozzano, il quale si è successivamente recato personalmente in Regione per la consegna (assieme al consigliere Motta) avvenuta in data 29/02, alcuni gg prima del tavolo istituzionale del 5 marzo. L’assessore nel fare ciò ha però omesso gravemente sia di informarci che i moduli riportavano TUTTI l’intestazione “Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi”, sia di confrontarsi con noi per supportare anche la nostra raccolta firme ufficiale che peraltro trattava temi (inclusivi del 10324) ben più corposi di una singola istanza.

Reputiamo quanto accaduto gravemente riprovevole e come da comunicato stampa che potete scaricare in calce a questo post,chiediamo le dimissioni dell’Assessore ai Trasporti della Provincia di Pavia per aver, con il suo grave atteggiamento omissivo, tradito il suo ruolo istituzionale di Assessore di tutti i cittadini e non solo di alcuni.

Ricordiamo infatti che l’Assessore Bozzano ben conosce il nostro Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi che opera con serietà, competenza e costanza a tutela dei diritti dei pendolari dell’intero territorio pavese, che è soggetto attivo all’Osservatorio Provinciale alla Mobilità e che è riconosciuto sia a livello locale, che regionale.

Abbiamo anche chiesto ai soggetti coinvolti in questa amara vicenda di scusarsi pubblicamente con l’utenza pendolare per aver carpito la loro buona fede utilizzando il nome del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi senza alcuna autorizzazione in merito, anzi ingenerando solo confusione con una doppia raccolta firme che si è sovrapposta a quella da noi effettuata.

Come possiamo avere ancora fiducia di un Assessore che si comporta così?

Lettera aperta al Presidente della Provincia di Pavia Bosone per una mobilitazione contro l’autostrada e a difesa del territorio, dell’agricoltura e della salute.

Sulla Provincia Pavese di oggi è pubblicata la lettera del Coordinamento No all’autostrada Broni-Mortara e della Rete ambientalista pavese. La pubblichiamo sul blog: il progetto dell’autostrada è al fotofinish: chi si oppone deve informare i cittadini e chiedere che le Istituzioni adottino scelte responsabili (C.D.F.)

Lunedì 27 Febbraio la Provincia di Pavia ha incontrato il Coordinamento di Comitati e Associazioni contro l’autostrada Broni-Mortara e la Rete dei Comitati e delle Associazioni per Salute, Ambiente e Sviluppo Sostenibile della Provincia di Pavia. All’evento hanno partecipato anche numerosi imprenditori agricoli, il settore economico maggiormente minacciato da un progetto che prevede una colata di cemento su oltre sei milioni di mq. di pregiato terreno agricolo.

Secondo i proponenti, sull’autostrada viaggerà una media di 45.000 veicoli al giorno, di cui circa il 30% saranno camion, con il conseguente impatto ambientale in termini di emissioni di polveri sottili e diossine. Gran parte dei veicoli arriveranno dal traffico della zona Sud della Provincia di Milano. Il costo complessivo dell’opera supera il miliardo di euro e sarà ripagato dai pedaggi, 35 km. sulla Broni Mortara costeranno 4 euro a fronte ad esempio di 2,2 sull’A7, per un ricavo complessivo previsto di 2.657 milioni di euro……

I costi economici e l’impatto ambientale dell’autostrada sono imponenti, a fronte di benefici quasi nulli, le esigenze della mobilità in provincia di Pavia vanno da sud a nord e non da est a ovest come l’autostrada Broni-Mortara (in realtà Redavalle-Castello d’Agogna) e vanno quindi risolti diversamente. Per questo motivo siamo assolutamente contrari al progetto, e con questa lettera aperta invitiamo il Presidente Bosone la Giunta e il Consiglio Provinciale ad affiancare, alle osservazioni tecniche in corso di elaborazione, una presa di posizione politica forte che ribadisca il parere negativo espresso lunedì nell’incontro con i Comitati e le Associazioni evidenziando le criticità ai Comuni e alla Regione.

Invitiamo inoltre la Provincia a farsi promotrice di un’opera pervasiva e partecipata di informazione e sensibilizzazione nei confronti sia degli Enti locali sia – è cruciale – della cittadinanza.

I cittadini della Provincia hanno il diritto di conoscere gli effetti ambientali, gli impatti sull’agricoltura e i rischi per la salute di quest’opera faraonica di cui sfugge il senso e l’utilità.

E’ inoltre opportuno che la  Provincia prenda contatto con le altre Province lombarde interessate da progetti autostradali simili per denunciare queste politiche infrastrutturali che incidono pesantemente sul debito pubblico, sull’ambiente e sulla salute ignorando al contempo le ragioni della mobilità sostenibile (adeguamento della viabilità esistente, trasporto merci su ferro, mobilità personale tramite trasporti pubblici e soluzioni innovative).

Abbiamo bisogno di una grande mobilitazione dal basso e chiediamo che la Provincia continui ad essere disponibile per difendere il territorio, l’ambiente e la salute.

Nicola Ghisilieri

Portavoce Coordinamento di Comitati e Associazioni

contro l’autostrada Broni-Pavia-Mortara

Alda La Rosa e Cesare Del Frate

Referenti Rete dei Comitati e delle Associazioni

per l’Ambiente, lo Sviluppo Sostenibile e la Salute

Un solo territorio visto da due occhiali differenti

11 marzo 2012 redazione Nessun commento

Riportiamo volentieri questo articolo pubblicato oggi dalla Provincia Pavese e a firma di Giorgio Boatti. Fa riflettere sull’uso sconsiderato del territorio provinciale e ben si innesta nella discussione sulla necessità o meglio sull’inutilità di una nuova autostrada che attraverserebbe la nostra provincia.

Dalla Provincia Pavese di domenica 11 Marzo 2012

Il territorio della provincia di Pavia è uno solo, ma a volte si ha l’impressione che a seconda di chi lo guarda, e degli occhiali che si usano, cambi aspetto, proponendosi in due versioni divergenti. Eppure questa provincia non rappresenta una realtà particolarmente complessa. E’ una media provincia italiana, di antiche tradizioni e con caposaldi di eccellenza nella produzione agricola, in alcuni residui spicchi industriali, in presidi di ricerca e cura e formazione universitaria. Il suo territorio si riassume in un dato essenziale: quasi 3.000 kmq di superficie, 548 mila abitanti e dunque una densità di 184 abitanti a kmq. Forse è proprio qui, nella densità – che ci pone in coda (con Mantova e Sondrio) al fitto insediarsi abitativo e alla conseguente cementificazione che contraddistingue la Lombardia – l’origine degli occhiali diversi che si inforcano nell’osservare il territorio pavese. Per qualcuno tutto questo spazio “residuo” è una manna del cielo. Un’occasione imperdibile di affari e profitti che va colta al più presto. Chi primo arriva – come dice il proverbio – meglio alloggia. Dunque qualunque cosa ci si possa piazzare – dalle discariche alle logistiche, dai centri commerciali ai parchi acquatici, dalle autostrade ai piani di governo del territorio che costruiscono insensatamente prevedendo di moltiplicare per due o per tre gli abitanti in dieci anni – tutto va bene. Purché si faccia in fretta. Paracadutate dove capita e giustificate in qualsiasi modo, tutte queste proposte scrutano il territorio della provincia con sguardo da rapina, calcolano rapidamente il profitto che può derivare dal posarci uova di cemento, discariche di amianto, colate di asfalto e subito si danno un gran daffare per convincere quelli che stanno laggiù in basso, coi piedi posati nella realtà quotidiana della provincia, che tutte queste opere “non si possono non fare”. Quanto siano congrue con le vocazioni economiche e sociali di una località, come si inseriscano nella vita delle comunità, in che misura confliggano con progetti di valorizzazione che si giocano sulla lunga durata e sulla qualità da conseguire con meditata fatica: tutto questo sembra non avere voce in capitolo. A lungo, negli ultimi anni, è andata così. Traccia di queste ricognizioni dall’alto sono rimaste – quando non misteriosamente sparite dagli archivi perché forse troppo imbarazzanti – sulle mappe urbanistiche di tanti comuni della provincia. Poi qualcosa è cambiato. La partecipazione delle persone alle scelte collettive e la maggiore consapevolezza delle comunità sul loro futuro ha fatto qualche passo avanti. I custodi della Legge hanno finalmente cominciato a tener d’occhio i troppi bracconieri di territorio: qualcuno è stato preso con le mani nel sacco, altri – intuendo di essere sotto osservazione – non sanno bene cosa fare. Se mollare il carniere o rischiare per fare l’ultimo bottino, così da garantirsi, se va bene, una vecchiaia serena. Per il territorio della provincia di Pavia questo è un momento cruciale: soprattutto se avanza la consapevolezza che, rifiutando le razzie speculative che divorano aree, bisogna puntare alle vocazioni più preziose di queste terre, anche in vista dell’occasione dell’Expo. Capitale del riso, con Vercelli e Novara, Pavia e la sua provincia può giocare un ruolo significativo se la rassegna del 2015 sul nutrimento rifiuterà il ridicolo del voler ricostruire negli hangar di cemento della fiera di Rho gli habitat delle coltivazioni pregiate distanti poche decine di chilometri. Le produzioni agro-alimentari di qualità, il sistema irriguo lomellino con la bella proposta del Museo delle Acque, l’ambiente naturale del fiume e delle colline, i castelli e le cascine abbinate al sapere dell’antico polo universitario pavese, sono la strada da percorrere con serrato gioco di squadra. Mettendo fine alle razzie che hanno ferito, più di quanto sia tollerabile, questo territorio.

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