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L’acqua è un bene comune: DICIAMO NO ALLA PRIVATIZZAZIONE!

NO privatizzazioneCOMUNICATO STAMPA congiunto del 12 novembre 2009 di:

MeetUP Amici di Beppe Grillo di Voghera

MeetUp Amici di Beppe Grillo di Vigevano

Lista Civica a 5 Stelle per Pavia

L’acqua è un bene comune, e tale deve restare. La decisione sconsiderata con cui i sindaci della Provincia di Pavia hanno deciso di aprire alla privatizzazione della gestione del servizio idrico, decisione resa possibile ed incoraggiata da una normativa regionale scriteriata, è un atto grave ed un attentato al bene comune. Per questo chiediamo che i 190 sindaci della Provincia ritornino sui loro passi, e garantiscano la gestione pubblica del servizio idrico.

Si possono citare, tra i casi più eclatanti di privatizzazione inefficiente e costosa per le bollette dei cittadini, quelli di Latina, Arezzo e Aprilia, mentre in positivo Milano e due esempi piemontesi e il Consorzio del Monferrato come gestioni pubbliche efficienti ed oculate. Sono solo alcuni degli esempi che confermano come solo una proprietà pubblica ed un governo pubblico e partecipato dalle comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e l’accesso all’acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future.

Sosteniamo inoltre la raccolta di firme per l’inserimento nello Statuto del Comune di Pavia della dicitura: “Il Comune di Pavia ritiene che l’acqua sia un bene pubblico e non una merce e quindi il servizio idrico viene dichiarato servizio pubblico (…); la rete di acquedotto, la distribuzione, le fognature e i depuratori sono di proprietà pubblica inalienabile e di competenza del Comune; la loro gestione è affidata a enti o aziende interamente pubbliche (…)”. Auspichiamo che simili iniziative si diffondano in tutti i Comuni della Provincia.

La Regione e l’Ato della Provincia di Pavia stanno cercando di imporre la logica della privatizzazione. Per farla accettare ai cittadini, lo fanno un passo alla volta, costringendoci a bere un bicchiere alla volta di acqua e sale, come cantano Mina e Celentano. Una montagna di falsità e mezze verità per nascondere le ragioni puramente speculative della manovra. Ecco una rassegna delle panzane con cui cercano di darcela a bere:

- E’ l’Unione Europea che ci chiede di privatizzare l’acqua.

FALSO! Viene citato l’articolo 14 del Trattato UE, e a sproposito, in quanto nulla dice al riguardo. Inoltre, la Corte Europea di Giustizia ha ripetutamente sentenziato che gli Enti Pubblici hanno piena libertà di erogare in prima persona quei servizi essenziali per la cittadinanza a cui sono connessi specifici diritti, come è appunto quello di accesso all’acqua.

- La rete idrica è inefficiente e necessita investimenti pari a 300milioni di euro:

FALSO! L’Ato stesso, nella sua indagine ricognitiva sullo stato della rete idrica, ha documentato lo stato di buona salute della stessa. La cifra di 300 milioni è un fuoco d’artificio, sparato senza fornire nessun criterio o base di dati oggettiva.

- L’indizione del bando di gara garantirà un finanziamento regionale per il lavoro sulla rete idrica

FALSO! La regione non sgancerà un solo euro: si limiterà a garantire un prestito della Banca Fineco, e ogni centesimo andrà restituito con gli interessi. Come? Con i proventi delle nostre bollette!

- La privatizzazione garantirà un regime concorrenziale

FALSO! L’attuale bando di gara prevede una concessione decennale in regime di monopolio, altro che concorrenza!

- La privatizzazione garantirà le risorse necessarie al miglioramento del sistema idrico

FALSO! Gli oneri di gestione della rete idrica fanno carica alla società Pavia Acque, che è pubblica. L’aggiudicatario del bando, invece, non ha nessun onere, se non quello della manutenzione ordinaria. Ciò significa che tutti gli interventi strutturali sulla rete saranno a carico di Pavia Acque, mentre i proventi dell’erogazione del servizio se li intascherà tutti l’aggiudicatario, alias monopolista senza oneri. E’ la solita, odiosa storia della privatizzazione dei profitti e socializzazione dei costi: BASTA!

Un bando squinternato e scriteriato

Il bando pubblico di gara con il quale è stata messa all’asta l’acqua è squinternato, ed infatti è stato bocciato dall’Antitrust, in quanto prefigura una situazione di monopolio decennale, e dal Co.Vi.Ri (Comitato di vigilanza delle risorse idriche), con delibera del 12/05/09, in quanto “non tutela la risorsa acqua” (ed infatti non prevede la razionalizzazione dell’uso ed il risparmio, anzi, ne incentiva il consumo), e “non tutela gli utenti” (perché non prevede un tetto all’aumento delle tariffe, come invece prescritto dalle norme nazionali).

Il bando è non solo squinternato, ma anche scriteriato, nella misura in cui ignora le esigenze di risparmio della risorsa, di tutela della stessa, di diffusione di una cultura della preservazione del bene comune. E’ privo di tutti i criteri che dovrebbero guidare la gestione del servizio idrico. Ha un solo, ed unico criterio, per di più malcelato: la speculazione. Una speculazione salata, che pagheremo con le nostre bollette!

Il remake di un fallimento

Tutte le esperienze di privatizzazione dell’acqua si sono puntualmente rivelate un disastro: dall’Argentina alla Colombia, i paesi che si sono avviati su questa strada se ne sono amaramente pentiti, per poi tornare sui propri passi. Quelli che non l’hanno fatto, come l’Inghilterra, continuano a pagare un conto salato. In Italia, i casi di Latina, Aprilia, Arezzo, della Calabria, sono dei moniti: tariffe schizzate alle stelle, assenza di investimenti apprezzabili nella rete idrica, scandali giudiziari, arresti di politici e dirigenti locali. E’ questa la fine che vogliamo fare?

Sete di democrazia

La privatizzazione dell’acqua si è  rivelata ovunque un disastro, tranne che per le tasche di alcuni. Noi seguiamo un’altra strada, quella della buona gestione del bene comune. Cioè: efficienza del servizio e riduzione degli sprechi. Ci sarebbero tante cose da fare, ad esempio proporre l’obbligo del doppio circuito, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri. La razionalizzazione della rete: molta acqua va sprecata a causa di cattivi impianti. La tutela della salute: in Provincia ci sarebbe bisogno di controlli efficaci sui depuratori. E ancora: promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto, sulla scia di quei progetti, come l’“Acqua del Sindaco”, che sono stati un successo a Venezia e in molte altre città. Bere l’acqua del rubinetto non solo ci fa risparmiare, ma riduce anche la produzione di rifiuti plastici.

Aderiamo alle tesi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua (www.acquabenecomune.org), dicendo a chiare lettere che l’acqua è un bene comune e tale deve restare. L’acqua è un diritto, non una merce!

Comunicato Stampa congiunto del 12 novembre 2009

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