No Berlusconi Day Pavia: la nascita del Popolo Viola. Il pornopedonano, massoni e mafiosi, il cuscinetto, in una giornata di democrazia

I ragazzi del No Berlusconi Day Pavia
“E che diavolo, adesso mi devo pure alzare alle 3 del mattino per sto’ stronzo?”: mi chiede Teresa mentre incespichiamo mezzi addormentati verso il pullman. “Fanculo”, rispondiamo insieme. Ma come mancare a una manifestazione storica, in cui i cittadini, autonomamente dai partiti, si riprendono la politica e la voglia di un’Italia normale?
Siamo in tanti da Pavia, grazie all’ottimo lavoro degli organizzatori: due pullman. Lela e Valentina hanno portato fiori e corone viola, nonché lo striscione (retto dalle sbarre della zanzariera rotta), Vincenzo i cartelli e il megafono. Altri ragazzi si portano tamburi di latta, altri dei cartelli, in molti hanno fischietti e tutto l’ambaradan dell’attivista incazzato. Ma solo Teresa ha il gadget salvasonno dell’attivista perfetto: il mistico, magico Cuscinetto!
Un cuscino piccolo piccolo, soffice soffice, ti stampi seduto sul pullman, ci appoggi la testa ed è fatta. E’ versatile, l’amico cuscinetto, puoi anche usarlo ai banchetti del sabato mattina: lo appoggi ad un’asta del gazebo, e Morfeo ti aspetta.
Loredana fa la conta, bene, ci siamo tutti, Psiconano arriviamo!, partiamo. Papi sta per avere un incidente frontale, senza airbag, con altri 700 pullman, due treni, un traghetto dalla Sardegna, chissà quante macchine e secondo me anche qualche tir di camionisti incazzati, che stanno partendo insieme a noi da tutta Italia. Un frontale epico che neanche The Fast and the Furious. CRUSH!!!
Durante il viaggio ci sfoghiamo, ci chiediamo in che modo ridare un senso alla politica, ci facciamo la brioche all’autogrill, decidiamo di candidare Spatuzza segretario del PD. Incrociamo tantissimi pullman viola, che salutiamo dal finestrino. E anche uno nero: comincio a fare ciao ciao con la manina, poi vedo una testa rasata, un’altra, un’altra ancora, un giubbotto col gagliardetto dell’Italia, uno che si tira giù le brache e invece che la faccia ci mostra il culo, che tanto sono uguali. Chiamiamo amici e parenti: “A Roma c’è mica una partita di quelle che richiamano i fasci di Verona? No? E’ forse l’anniversario della prima volta che la fata dentina ha portato il primo soldino sotto il cuscino di Mussolini? No? Non sarà che Gasparri ha organizzato a Roma la festa dei fasci colla bava alla bocca, tutti in costume da Satanasso? No? Vuoi vedere che stan venendo proprio per noi…”. Al che la mitica Loredana chiama la polizia e segnala targa e posizione del pullman degli sfasciati, che nel frattempo continuano a lanciarci segnali di sfida: nel giro di 15 minuti arrivano due volanti che li fanno accostare. Ride bene chi ride per ultimo.

Vincenzo
Eccoci arrivati! Scendiamo, disincricchiamo gambe e ginocchia, fuori tamburi e cartelli. Io mi metto al collo “Lo psiconano, lo stalliere mafioso, le parlamentari veline: non vorresti crederci, ma è una storia vera”. Vincenzo: “Ci pisciano addosso e dicono che piove”. Giù in metropolitana. Arrivati a Termini, mentre risaliamo le scale mobili come i 7 nani le miniere, iniziano i cori: “Berlusconi, dimissioni!”, “Chi non salta Berlusconi è, è!”. Sbuchiamo a Termini urlando e fischiando, e via in Piazza della Repubblica, già gremita. C’è di tutto, dagli Anarchici Bakuniniani Okkupazionisti, alle Pantere di Quartoggiaro, fino al Partito del Gelato (giuro, c’era uno che aveva rubato il cartello dal gelataio, e ci aveva scritto sopra W il gelato, vota Gelato!).
Bersani è rimasto a casa a giocare a burraco con baffetto D’Alema e Latorre, ma non ci mancano. Bindi è venuta, e tutti ricordiamo il suo “Non sono una donna a sua disposizione” con cui ha messo KO il pornopedonano. C’è Piero Ricca, ci sono i comunisti (ognuno con 5 bandiere, le tenevano anche fra i denti e coi piedi), Travaglio è lì col suo mefistofelico taccuino degli appunti, De Magistris e Di Pietro non potevano mancare, i No Ponte con lo striscione, i ragazzi dell’Onda, i lavoratori di Eutelia, c’è una valanga di grilli mannari, fra cui Giovanni Favia, ma senza bandiere se non quella viola. Ma, soprattutto, ci sono i cittadini in viola, una marea, i veri PROTAGONISTI: quando parte il corteo non se ne vede né l’inizio né la fine.

Eccoci qua! No Berlusconi Day Pavia arriva a Roma
Parte il corteo, lento ma inarrestabile, non ho mai visto così tanti cittadini riuniti e determinati. Vincenzo e Loredana lanciano gli slogan col megafono: “Governo di nani, arriva lo tsunami!” (uno dietro di me commenta: “Si si, non ce ne bastava uno, adesso è arrivato pure il nano malefico 2, il pittbull incazzato”), “Berlusconi, dimissioni!”, “Fatti processare!”. Imperversa la citazione di Pertini: “La politica la si fa con le mani pulite”, mai come ora fresca ed attuale. I cittadini mostrano la loro indignazione, chiedono il rispetto della Costituzione, urlano il loro no alla mafia e alla massoneria nello Stato. Giovani ma non solo: un sacco di signori e signore, di mamme coi bambini, di coppie che fanno il corteo mano nella mano. C’è anche una simpaticissima signora pasionaria che fa la foto al mio cartello, e poi mi dice “vai così!”. Urca, le nostre nonne turbo sono pronte a metterlo al suo posto, il mafiosetto di hardcore, come hanno già sistemato il capetto che venne prima.
Chiediamo legalità e rispetto della Costituzione. Chiediamo un governo decente, chiediamo decoro morale e istituzionale. Chiediamo che venga sventato il patto scellerato fra le mafie e i settori deviati della politica. Quando urliamo: “Berlusconi, sei indegno! Sei un corrotto e un corruttore! Fatti processare”, la Carfagna porta le mani al petto e sospira. Senza Papi, le tocca tornare a strusciarsi bagnata sul cofano di una macchina alle fiere di paese. Quando invochiamo il diritto allo studio e la laicità dello Stato, Gelmini ha un brivido lungo la schiena. Senza Papi, con chi mai potrebbe giocare alla maestrina sadomaso col frustino e gli occhialetti da stronzetta? Quando urliamo che la loro crisi non la pagheremo noi, Tremorti fa un gridolino fesso. Senza Papi, chi mai lo lascerebbe indebitare gli italiani a colpi di 1 miliardo di euro al giorno?
Arriviamo al palco: Piazza S. Giovanni non ci contiene tutti, le vie vicine intasate da una folla immensa, indignata e gioiosa. Siamo più di un milione. Sul palco non saliranno politici, ma solo uomini e donne della società civile. Franca Rame e Dario Fo li salutiamo con affetto, e li ascoltiamo rivivere le loro battaglie e speranze. I No Ponte ricordano che il ponte altro non è che l’ennesimo regalo alle mafie: unirà non due coste ma due cosche. Il blogger Alessandro Gilioli dice che Berlusconi è un relitto del passato, un televisore scassato da rottamare per fare spazio ad internet. Liisa Liimatainen, giornalista finlandese, ci porta il punto di vista europeo, lo sconcerto dei concittadini europei di fronte allo scandalo permanente. Ulderico Pesce urla contro il caporalato e le nuove forme di schiavitù razzista, la sofferenza dei migranti messi a lavorare nei campi per 2 euro l’ora, grazie alla Bossi-Fini e alla legge sul reato di clandestinità. Moni Ovadia ci infervora. Il saluto più affettuoso va a Salvatore Borsellino e al popolo delle agende rosse: Salvatore ha la voce commossa, piena di rabbia ma anche di felicità di fronte allo spettacolo della piazza gremita, commosso dalla volontà di democrazia di tutti, parla di “quel fresco profumo di libertà” che deve scacciare il puzzo dell’accordo fra lo stato e la mafia, del piano di rinascita della P2 che sta sostituendo la Costituzione.
Siamo qui perché vogliamo democrazia, perché il nostro eroe non è Mangano, sono Falcone e Borsellino, perché sappiamo quali sono le origini del potere, prima economico e poi politico, di Joker Berlusconi, perché vogliamo un Paese normale, perché vogliamo una cittadinanza piena. Siamo consapevoli che dobbiamo spazzar via non solo lo psiconano, ma il berlusconismo: la politica ridotta ad un comitato d’affari fra politicanti, mafiosi e imprenditori corrotti, la giustizia negata, il vilipendio di uomini indegni che occupano le più alte cariche, il lavoro umiliato, la casta che si crede al di sopra di tutti. Borsellino ci ammonisce: la mafia l’ha messo al potere, e ora vuole rimuoverlo perché non ha rispettato gli accordi (si, solo lui poteva riuscire a fregare anche la mafia!). Ma non dobbiamo lasciare che sia la mafia a farlo cadere: lo cacceremo noi! E cacceremo insieme a lui la sua corte di servi e ballerine, la sua concezione affaristica, privatistica, autoritaria della politica e della vita civile.
I cittadini si sono ripresi la politica, spezzando quel monopolio che la casta custodisce gelosamente, anche grazie all’inciucio permanente fra PDL e PDmenoelle. Il popolo viola testimonia l’Italia che non si vede nella TV di regime, l’Italia che vuole un futuro. La più grande manifestazione autoconvocata! Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che c’erano, e a tutti coloro che non erano a Roma ma erano comunque con noi!
cesare del frate



…GRANDE VINCE!!