Pino Neri chiede gli arresti domiciliari
Vi proponiamo un articolo uscito oggi sulla Provincia Pavese e una lettera dello stesso Pino Neri. Tra le righe potete leggere un messaggio molto subliminale….”O mi fate andare agli arresti domiciliari, o svuoto il sacco sui rapporti tra politica pavese e ‘ndrangheta”. Noi del MoVimento 5 Stelle di Pavia chiediamo alla Dott.ssa Boccassini di lasciare in carcere questo personaggio fino a quando non deciderà di parlare e di fare i nomi dei politici locali collusi con ‘ndrangheta come lo stesso Pino Neri dichiara di sapere. Forza Dott.ssa Boccassini, ormai non possiamo contare più sulla politica italiana, ci dia la forza di credere in quella magistratura che vuole ancora bene a questo paese. Siamo tutti con lei.
Accusato di ’ndrangheta: «Spiegherò dove si annida il malaffare pavese»
PAVIA. Associazione mafiosa. Di quanto sia accusato Pino Neri, finito in cella a luglio nell’ambito dell’inchiesta sulla’ndrangheta in Lombardia, se ne rende ben conto. E’ lui stesso a scrivere dal carcere che è «indagato per un grave reato». Un’accusa che secondo lui però non può negargli il «diritto alla vita e alla salute». Così in una lettera giunta ieri in redazione annuncia di aver smesso da nove giorni di assumere i medicinali salvavita, indispensabili per un trapiantato come lui. L’avvocato con studio in piazza della Vittoria si dice anche pronto ad «arrivare anche al rifiuto della dialisi». Non solo: avanza dubbi sulla correttezza della perizia medica che considera la detenzione in carcere compatibile con le sue condizioni di salute, annuncia che intende «difendersi nel processo anche se quello mediatico mi ha già giudicato e condannato». In più l’avvocato che risiede in una villetta a San Martino, manifesta l’intenzione di voler affrontare il tema dei rapporti con i politici locali «che molto hanno occupato e ancora occupano le cronache, anche quelle nazionali», dicendosi disposto «una volta ritrovata la necessaria serenità, a offrire un contributo valido per capire dove effettivamente si annida il centro del malaffare pavese».
La detenzione in carcere. Recluso ad Opera, Pino Neri è in carcere da 168 giorni. «Nell’istanza che abbiamo presentato – spiega il difensore, Luca Rallo – il Tribunale del Riesame ha chiesto al carcere di attenersi ale prescrizioni indicate dai periti. Cioè un isolamento tale che eviti la promiscuità con malati infettivi, visto che è un immunodepresso, una dieta particolare e una vigilianza che monitori costantemente le sue condizioni Tutto ciò non può essere assicurato in carcere, forse neppure in un ospedale. Sarebbe necessario concedere gli arresti domiciliari». Proprio per ottenere ciò, il legale ha presentato una nuova richiesta al Gip: «Se otterremo risposta negativa, ci rivolgeremo di nuovo al tribunale del Riesame»
Le condizioni di salute. «La situazione è drammatica – dice ancora l’avvocato Rallo – Per lui basta un semplice virus, per essere spacciato. Pesa 40 chili, in carcere ne ha persi 4. Ha già avuto un ricovero per una broncopolmonite virale, i giudici prima o poi capiranno che il regime carcerario per lui equivale alla pena di morte».
Le accuse della procura. Pino Neri è accusato di essere un boss dell’ndrangheta. In una riunione a Paderno Dugnano, ripresa dalle telecamere nascoste degli inquirenti, pronuncia un discorso su chi avrebbe dovuto diventare il nuovo capo della ’ndrangheta in Lombardia, dopo l’uccisione di Carmelo Novella. La procura non solo lo accusa di avere un ruolo di primo piano nella malavita calabrese radicata nella nostra regione, ma anche di essersi mosso da boss a Pavia. «Neri avrà la possibilità di chiarire tutto – dice ancora il suo legale – Vorrei solo dire che Neri non è un calabrese che si è trasferito a Pavia, bensì una studente che si è fermato a Pavia, che qui vive e svolge una professione. E’ un cittadino di Pavia da quasi 30 anni e se qualcuno l’ha fotografato mentre incontrava qualcuno è un fatto del tutto irrilevante. Non prova nulla».
LINDA LUCINI La Provincia Pavese
Questa la lettera di Pino Neri
Gentile direttore,
dal 19 dicembre sto rifiutando la terapia farmacologica per porre l’attenzione sulle condizioni in cui sono costretto a stare. (Arriverò, anche, al rifiuto della dialisi). Nonostante le attestate gravi condizioni di salute in cui verso (cardiotrapiantato, in emodialisi, affetto da coronaropatia trivasale ed inserito in lista attiva per un nuovo trapianto di cuore unitamenta a quello renale) vengo tenuto recluso in luoghi inadeguati dal punto di vista igienico-sanitario. Il mio stato di immuno-soppresso (assumo la ciclosporina e il cortisone, i farmaci antirigetto) mi espone ad elevati rischi infettivologici tant’è vero che, dal giorno del mio arresto, ho contratto diverse infezioni alcune importanti come la broncopolmonite batterica diagnosticata dal Policlinico di Milano il 3 novembre di questo 2010. Il rischio di infezioni, che possono essere fatali, si rivela ancora più elevato se si considera che sono collocato in un reparto di infettivi (malati di Aids, tubercolosi, ecc.) ed in luoghi sporchi e maleodoranti. Tutto ciò è assurdo che accada in un centro clinico che, solo sulla carta, risulta essere il migliore d’Italia. Basterebbe solo mettere il naso dentro per rendersi conto dello stato di degrado in cui versa questo Centro Clinico e di come sono tenuti i detenuti qui collocati (quattro persone per ogni cella, poche celle singole, docce comuni). Io sono consapevole dei rischi elevati che corro rifiutando di assumere i farmaci salvavita, ma sono altrettanto certo che in questo stato, prima o poi, sarei destinato comunque a una brutta fine. Anch’io, credo, seppur indagato di un grave reato, ho il diritto alla tutela della salute e alla vita. Tenendomi in queste condizioni, invece, si rischia di infliggermi, ancor prima di un giusto processo, una pena non prevista dal codice e bandita dalla Costituzione. Per quanto riguarda le accuse che mi vengono rivolte mi difenderò nel processo anche se quello mediatico mi ha già giudicato e condannato. Quel che mi sta accadendo è forte e ingiusto. Ricordando Pascal, la giustizia deve essere forte ma prima di essere forte deve essere giusta. Una giustizia solo forte è un’opera monca. Se, invece, la giustizia è «giusta» è «forte». Quel che mi accade è solo forte ma non giusto; è fortemente ingiusto! Sui fatti da me denunciati fornirò fatti, circostanze e nomi. Io, i miei familiari e il mio avvocato abbiamo, finora, scelto la linea del silenzio ritenendo così di tutelare meglio le posizioni giuridiche. Oggi, senza aver consultato nè l’avvocato nè la famiglia, ho deciso di rendere pubbliche le mie denunce. Sarebbero tante le cose che vorrei dire e gli argomenti che vorrei affrontare, soprattutto quelli relativi ai rapporti con i politici locali che molto hanno occupato e ancora occupano le cronache, anche quelle nazionali. Forse, un giorno, con maggiore serenità, affronterò nel dettaglio ogni questione di cui il giornale da Lei diretto si è occupato per fare, finalmente, chiarezza su tutto. Se un giorno troverò la necessaria serenità potrò sicuramente offrire un contributo valido per capire dove effettivamente si annida il centro del malaffare pavese.
Pino Neri



Commenti recenti