S.O.S. ACQUA

COMUNICATO STAMPA congiunto del 12 novembre 2009 di:L’acqua è un bene comune, e tale deve restare. La decisione sconsiderata con cui i sindaci della Provincia di Pavia hanno deciso di aprire alla privatizzazione della gestione del servizio idrico, decisione resa possibile ed incoraggiata da una normativa regionale scriteriata, è un atto grave ed un attentato al bene comune. Per questo chiediamo che i 190 sindaci della Provincia ritornino sui loro passi, e garantiscano la gestione pubblica del servizio idrico.
Si possono citare, tra i casi più eclatanti di privatizzazione inefficiente e costosa per le bollette dei cittadini, quelli di Latina, Arezzo e Aprilia, mentre in positivo Milano e due esempi piemontesi e il Consorzio del Monferrato come gestioni pubbliche efficienti ed oculate. Sono solo alcuni degli esempi che confermano come solo una proprietà pubblica ed un governo pubblico e partecipato dalle comunità locali possano garantire la tutela della risorsa, il diritto e l’accesso all’acqua per tutti e la sua conservazione per le generazioni future. Prosegui la lettura…
di Alex Zanotelli
E’ stato uno shock per me sentire che il Senato , il 4 novembre scorso, ha sancito la privatizzazione dell’acqua. Il voto in Senato è la conclusione di un iter parlamentare che dura da due anni. Infatti il governo Berlusconi, con l’articolo 23 bis della Legge 133/2008, aveva provveduto a regolamentare la gestione del servizio idrico integrato che prevedeva, in via ordinaria, il conferimento della gestione dei servizi pubblici locali a imprenditori o società , mediante il rinvio a gara , entro il 31 dicembre 2010. Quella Legge è stata approvata il 6 agosto 2008, mentre l’Italia era in vacanza. Un anno dopo, precisamente il 9 settembre 2009, il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge (l’accordo Fitto- Calderoli), il cui articolo 15, modificando l’articolo 23 bis, muove passi ancora più decisivi verso la privatizzazione dei servizi idrici, prevedendo:
a) L’affidamento della gestione dei servizi idrici a favore di imprenditori o di società, anche a partecipazione mista (pubblico-privata) , con capitale privato non inferiore al 40%;
b) Cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubbliche, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011.
Questo decreto è passato in Senato per essere trasformato in legge. Prosegui la lettura…

Abbiamo sete di democrazia, in tutti i sensi: vogliamo che l’acqua rimanga pubblica! Stanno avvenendo strane manovre all’ASM… Tutto è iniziato con una legge regionale del 2003 che prevedeva la possibilità di separare la gestione degli impianti idrici dall’erogazione del servizio: cioè la manutenzione degli acquedotti ai comuni, la fornitura dell’acqua, e quindi i profitti della vendita, ai privati.
A Pavia l’ASM ha creato la “Pavia Acque s.r.l.”, prima mossa verso la privatizzazione. Pavia rischia di diventare l’ennesimo tassello del domino che in tutta Italia sta facendo cadere il più importante dei beni comuni, l’acqua, nelle più meschine logiche di mercato. A Genova e a Torino la parte del leone l’hanno fatta l’Impregilo e Veolia, la più grande multinazionale nel campo dei servizi idrici. Ad Aprilia la Società Acqualatina, controllata da Veolia, ha triplicato i prezzi. Quando una multinazionale ottiene il controllo del servizio, il risultato è sempre lo stesso: le bollette diventano incandescenti e la rete idrica non viene mantenuta in efficienza. E’ successo in Bolivia, in Argentina, in Inghilterra… Vogliamo succeda anche da noi?
L’ASM ha segato il ramo su cui sedeva, cedendo i trasporti e il gas. Risultato: 56 milioni di euro di debito. Cedere anche l’ultima fonte di entrate, la gestione dell’acqua, sarebbe mettere una pietra tombale su una società già sull’orlo del fallimento.
La privatizzazione dell’acqua si è rivelata ovunque un disastro, tranne che per le tasche di alcuni. Noi seguiamo un’altra strada, quella della buona gestione del bene comune. Cioè: efficienza del servizio e riduzione degli sprechi. Proponiamo l’obbligo del doppio circuito, nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri. La razionalizzazione della rete: molta acqua va sprecata a causa di cattivi impianti, o di un suo uso poco accorto in agricoltura. E ancora: promuovere il consumo dell’acqua del rubinetto, sulla scia di quei progetti, come l’“Acqua del Sindaco”, che sono stati un successo a Venezia e in molte altre città. Bere l’acqua del rubinetto non solo ci fa risparmiare, ma riduce anche la produzione di rifiuti plastici.
Aderiamo alle tesi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, dicendo a chiare lettere che l’acqua è un bene comune e tale deve restare. L’acqua è un diritto, non una merce!
Luis Alberto Orellana, Candidato consigliere Lista Civica “Cittadini in Comune” per Irene Campari Sindaco
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