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Posts Tagged ‘democrazia’

Il bluff del PDmenoelle e l’inciucio permanente con Berlusconi

Se il PDmenoelle volesse davvero mandare a casa Berlusconi, dovrebbe rispondere immediatamente al nostro appello a istituire la Giunta per le elezioni, per lì votare l’ineleggibilità di Berlusconi (ai sensi dell’articolo 361 del 1957) in quanto beneficiario di concessioni di Stato (le frequenze TV di Mediaset). Invece Bersani incontra con Berlusconi e prepara l’inciucio, mentre Renzi apre al governissimo col PDL. La solita minestra riscaldata degli ultimi 20 anni di inciucio permanente PDL / PDmenoelle per salvare la partitocrazia.

l'inciucio permanente

Il bluff con cui il PDmenoelle fa finta di opporsi a Berlusconi per poi accordarsi sottobanco è sotto gli occhi di tutti. Il M5S, che dice quello che fa e fa quello che dice, voterà l’ineleggibilità di Berlusconi non appena il PDmenoelle ci concederà, per grazie divina dal suo iperuranico piedistallo, di convocare le Commissioni permanenti avviando le attività del Parlamento, oggi ancora congelato per volontà bipartisan di PDL e PDmenoelle.

Per non dimenticare l’inciucio storico, riascoltiamo le garanzie date da Violante a Berlusconi http://www.youtube.com/watch?v=Tv37Mb4QOsM

Il Parlamento deve lavorare, le Commissioni permanenti devono essere varate, dobbiamo ritornare alla democrazia parlamentare superando il golpe partitocratico che sta congelando il Parlamento per facilitare l’inciucio PDL / PDmenoelle e offrire l’Italia sull’altare sacrificale dell’austerità imposta dalla Troika. Il bluff del PDmenoelle è ormai conclamato. Bersani svegliati e, se ne hai il coraggio, vota l’ineleggibilità di Berlusconi, come farà il M5S!

C’è un populismo della ragione che si chiama democrazia

Jakob Augstein, columnist progressista, su Der Spiegel ribalta le offese di Steinbrück e attacca la leadership tedesca: dell’Europa non abbiamo ancora capito nulla. Riproponiamo l’articolo tradotto dal blog Voci dalla Germania.

di Jakob Augstein

Jakob Augstein

Un voto svizzero contro l’avidità e un voto di protesta in Italia: l’Europa è stanca di questo capitalismo. Solo i tedeschi non l’hanno ancora capito. Steinbrück sicuramente no.
In Svizzera i cittadini hanno votato contro l’arricchimento illimitato dei manager. In Italia un governo di tecnocrati è stato bocciato dagli elettori. C’è un populismo della ragione che si chiama democrazia. La gente è stanca del capitalismo che distrugge la società. L’indignazione è cresciuta, e monta la rabbia. Prima di tutto contro i tedeschi. Ma questi continuano a preoccuparsi solo dei loro soldi e offendono.
La storia del clown ci mostra: ancora una volta il candidato cancelliere della SPD non capisce che cosa sta succedendo in Europa. La Germania è diventata un problema europeo – e Peer Steinbruck non è la soluzione.
Fortunata la Svizzera! A volte bisogna invidiare il paese e la sua democrazia. In un referendum popolare gli svizzeri lo scorso fine settimana hanno fermato la follia crescente dei bonus, delle buone uscite e degli stipendi: in futuro saranno gli azionisti a decidere, e non piu’ i manager. Saranno vietati i bonus all’ingresso e le buonuscite milionarie. Hanno avuto il coraggio di fare qualcosa, gli svizzeri.
L’austerità di Merkel è un inferno

Lo mostrano anche le reazioni alle elezioni italiane. Le “condizioni non sono chiare”, è stata la prima risposta dei mercati. Sono i veri sovrani e si comportano come tali. Moody’s ha minacciato un declassamento del merito di credito. E anche il mercato obbligazionario ha reagito: “l’Italia in cambio del caos elettorale ha ricevuto una fattura con interessi piu’ alti da pagare”, ha riferito la Deutsche Presseagentur. Perché per molti giornalisti è normale che siano “i mercati” a rilasciare una ricevuta alla politica.
Una domanda: perché allora non sono i mercati finanziari a eleggere direttamente i governi? In verità succede già da molto tempo. Il professore di economia Mario Monti in Italia e il banchiere centrale Loukas Papademos in Grecia erano tecnocrati insediati dai mercati – e da Angela Merkel.
La cancelliera tedesca ha incatenato alla sua disastrosa ideologia del risparmio l’intero continente. “Austerità”, suona bene e sembra ragionevole. Ma in verità è l’inferno. Le misure di austerità fanno crollare l’economia. In questo modo si aumenta il peso del debito. E non si crea fiducia. Il denaro pero’ è una questione di fiducia. Il saggio Wolfgang Münchau qualche giorno fa sempre su Der Spiegel ha scritto: “viene chiamata anche trappola del debito. Non se ne esce senza l’aiuto esterno. E piu’ ci si dimena, piu’ si scivola in profondità”.
Non è solo il “nostro Euro”

Gli europei sono sempre piu’ stanchi di Merkel e dei mercati. “Il sogno tedesco è l’incubo europeo”, ha scritto il quotidano “Le Monde”. Appena 25 anni dopo aver riconquistato la piena sovranità, la Germania in Europa si ritrova sulla via dell’isolamento politico.
Questa è l’eredità politica di questa cancelliera. Merkel non ha capito che l’Europa è un progetto politico. Non un progetto contabile. Non ha saputo spiegare ai tedeschi che cosa l’integrazione significhi: non solo gli altri dovranno integrarsi. Anche noi. “Schock dopo le elezioni italiane. Distruggeranno il nostro Euro?”, scriveva l’edizione online della Bild-Zeitung. E qui c’è proprio un malinteso. Non è solo il “nostro” Euro.
Probabilmente il quotidiano popolare riesce a intercettare lo stato d’animo dei cittadini. E’ come se i tedeschi non capissero che cosa c’è attualmente in gioco. Assistono all’indebolimento morale del loro sistema sociale con una strana indifferenza. Il movimento Occupy, che due anni fa ha avuto un forte successo, si è spento rapidamente, e nessuno sente la loro mancanza. La tassa sulle transazioni finanziarie, di forte importanza simbolica, viene frenata dal piccolo partito della FDP.
Ma anche lo sfidante di Merkel, Peer Steinbrück, non è certo colui che spiegherà ai tedeschi l’importanza dell’Europa. Non riesce nemmeno a comprendere che cosa sta succedendo intorno a lui. Steinbrück ha offeso il vincitore delle elezioni Grillo chiamandolo “Clown”, ma non ha nessuna idea delle condizioni italiane.
Dove dominano la corruzione, la criminalità e la cleptocrazia il clown probabilmente è la sola alternativa ragionevole. Ma Grillo non è un clown. E’ un moralista. Nella politica italiana non si è abituati – e nemmeno in quella tedesca. Le sue richieste – limite al numero di mandati, riduzione dei parlamentari, legge contro il conflitto di interesse dei politici – sono tutt’altro che clownesche. E i “grillini” che stanno per entrare in Parlamento, non sono tecnocrati o lobbysti, piuttosto eletti nel senso migliore del termine.
Se Steinbrück fosse un socialdemocratico, avrebbe almeno un po’ di simpatia per questi uomini e donne e augurerebbe loro un po’ di fortuna per il difficile cammino che li attende.
Il sociologo Oskar Negt ha scritto: “Il presente soffre di una cronica malnutrizione dell’immaginazione produttiva”. Per la Germania è una frase perfetta. Ma per fortuna non per tutta l’Europa.

Le elezioni italiane sono un trionfo per la democrazia

7 marzo 2013 redazione 9 commenti

di Simon Jenkins (articolo pubblicato su The Guardian, traduzione di Cesare Del Frate)

Simon Jenkins, giornalista di The Guardian

Sono giorni di gioia! Le elezioni italiane sono state un trionfo per la democrazia. “Nessun Papa, nessun governo, nessun capo politico”, è stato per giorni un tweet virale, che ha salutato l’arrivo a Roma della “politica punk”. Il risultato è un antidoto non solo alla corruzione politica italiana, ma al dogma dell’austerità che oggi tiene l’Europa per la gola. L’unico modo per allentare la presa di questo dogma è il voto. Congratulazioni, Italia! Il più spettacolare vincitore è Beppe Grillo, un fortissimo comico e autore di satira con un messaggio molto chiaro: l’austerità, l’euro e la corruzione sono tutte insieme da condannare per la malattia perdurante dell’Italia. Quando i politici hanno cacciato Grillo dalla TV, lui si è spostato sul suo blog e nelle piazze. Il suo goal sono state le elezioni.

La prima vittima di Grillo è stato il Primo Ministro Mario Monti. Monti è stato messo al comando dalle banche un anno fa per imporre una sofferenza senza limiti all’economia italiana, per blindare l’euro e di conseguenza proteggere i crediti delle banche tedesche e di altri Paesi. Mario Monti, il sodale dei banchieri.

Come la Grecia e senza una moneta sovrana a sopportare lo shock, l’economia italiana doveva essere torturata. E infatti è crollata di almeno 2,4% punti di PIL lo scorso anno, con la disoccupazione oltre il 10%. Monti ha promesso di mantenere l’economia italiana in questa spirale autodistruttiva, senza crescita e sempre meno capace di ripagare i propri debiti. Le future generazioni sarebbero state perennemente incatenate alle banche tedesche. Grillo ha dato voce a queste generazioni. La sua proposta politica più forte e coerente potrebbe essere un referendum sull’euro, ma lasciare l’eurozona è la chiave che apre la porta della prigione.

Pare che per un’intera decade l’Europa debba essere dominata dalle “politiche dell’austerità”, un gioco d’azzardo con l’economia di un intero continente paragonabile a ciò che avvenne negli anni ’20 del ’900. I leader politici (e i rispettivi banchieri) proclamano che l’austerità è la punizione “necessaria” da somministrare ai cittadini europei per consentire ai loro governi di indebitarsi oltre le loro possibilità. Questa linea non consente nessuna crescita per ripagare i debiti, né una svalutazione monetaria per farli diminuire. Il messaggio è: dimenticativi di Keynes, e accettate la medicina, anche se è un veleno.

Pur essendo fuori dalla camicia di forza dell’euro, il Premier della Gran Bretagna George Osborne sostiene che l’austerità non ha confini. Mentre Osborne desertifica i consumi interni e l’economia puntualmente si inabissa, le entrate statali affondano, e il deficit e il debito aumentano. Questo è un classico circolo vizioso. Questi ministri delle finanze sono come sacerdoti aztechi di fronte all’altare. Il sacrificio di sangue fallisce nell’invocare la pioggia, chiedono ancora più sangue.

E’ possibile prendere in giro una sola democrazia per così tanto tempo. L’attuale dogma anti-keynesiano va avanti da quattro anni, e molto semplicemente non sta funzionando. In Grecia e Spagna, la disoccupazione ha raggiunto un impressionante quarto della forza lavoro. La Francia è in difficoltà e persino in Germania il trend ci mostra una crescita in caduta libera.

I leader europei stanno stolidamente portando le loro economie in depressione, condannando forse per sempre la competitività dei rispettivi Paesi con il resto del mondo. E non possono dare la colpa di questo a nessun altro se non a se stessi. Stanno facendo tutto da soli, volontariamente, in cieca sottomissione agli dei della “fiducia dei mercati”, che da tempo li hanno abbandonati.

Chiaramente questi leader dogmatici sono impermeabili a ogni idea alternativa. Anche gli economisti sono, per i governi attuali, ciò che i medici furono per le compagnie di tabacco: utili venditori di pentole fino all’ultima occasione. Il cambiamento verrà soltanto da un “potente colpo alla testa” e da uno strumento adeguato. Quello strumento è il voto.

Se c’è qualcosa che un politico teme più di un banchiere centrale, sono le elezioni. La Grecia lo scorso anno si è fatta sedurre dalla stella dell’anti-austerità, Alexis Tsipras. L’Olanda è fieramente anti-austerità. La Francia ha visto la sinistra anti-austerità cacciare dalla Presidenza Nicola Sarkozy. L’austerità in Spagna è alla mercé dei separatisti catalani. L’Italia ha Grillo, e il Cielo sa cosa potrebbe uscirne.

L’Italia è stata a lungo il Paese straniero più amato in Gran Bretagna. La politica italiana stabilirà un nuovo equilibrio. Se l’Italia sarà fortunata, uscirà dall’euro mettendosi sulla strada della rinascita. Se non sarà fortunata, sarà per sempre schiava dei banchieri dell’eurozona. In ogni caso l’Italia ricorderà il momento decisivo delle elezioni di Febbraio 2013, e lo ricorderemo anche noi inglesi.

Pubblicato su The Guardian, 26 Febbraio 2013 (l’originale qui).

Democrazia, mercati, Costituzione, M5S

di Salvatore Settis

Milioni di italiani hanno dichiarato col voto di non poter più seguire un PD il cui progetto si fonda sull’obbedienza al Volere dei Mercati (ripetendo fedelmente le giaculatorie di Monti). Negli ultimi decenni si è aperto un baratro fra i principi della Costituzione e le pratiche di governo. Nella Costituzione troviamo scritta la sovranità popolare, il diritto al lavoro, il diritto alla salute, il diritto alla cultura, il precetto di orientare l’economia secondo il PRINCIPIO SUPREMO dell’utilità sociale (cioè del BENE COMUNE). Possiamo dire, con Calamandrei, “LO STATO SIAMO NOI”. Lo Stato, NON i governi. Perché i governi hanno fatto il contrario: hanno smontato lo Stato, ridotto lo spazio dei diritti, svenduto le proprietà pubbliche, anteposto i profitti al pubblico interesse, promosso la macelleria sociale e la creazione di “generazioni perdute” di giovani. In nome di una concezione miserabile dell’economia come cieca obbedienza alle manovre della finanza, genuflessione ai mercati, concentrazione della ricchezza e impoverimento dei più, la democrazia è stata sospesa e mortificata. Politica è il pubblico discorso fra cittadini, che ha come fine la pubblica utilità, come regola la democrazia. Antipolitica è regolare le sfere vitali della comunità (economia, società, etica) sfuggendo alle regole della democrazia, ponendo l’impersonale supremazia dei mercati al di sopra di ogni istanza di giustizia, di libertà, di eguaglianza. I cittadini che protestano contro tanta violenza, hanno più voglia di politica di tanti che la fanno per mestiere, storditi dai tatticismi di partito. Questo è il senso del travolgente referendum sulla proprietà pubblica dell’acqua, questo è il senso del successo-tsunami del MoVimento 5 Stelle

L’antidoto alla casta: cittadini al servizio dei cittadini

Il virus è stato inoculato: è iniziato il contagio di idee, entusiasmo, impegno su progetti concreti, passione per il bene comune. Abbiamo sparso il virus per tutta la campagna elettorale e oggi, nel giorno della sua chiusura, ringraziamo tutti i sostenitori e simpatizzanti che ci hanno aiutato, criticato costruttivamente, supportato, e un grazie anche a tutti coloro che hanno portato il loro contributo di tempo, idee, energie. Il nostro virus si propaga, è il contagio della conoscenza che rende liberi, ed è anche il miglior antidoto contro la casta.
La campagna elettorale non è stata facile: invece di presentare liste taroccate o andare al bar a prenderci un panino, abbiamo speso due mesi a raccogliere firme, al freddo e al gelo, per strada. E’ stata dura, ma si è rivelata un’occasione per incontrare la gente, per ascoltarne l’indignazione, le speranze, le proposte.
Abbiamo elaborato un programma 2.0: il migliore non perché siamo più bravi o intelligenti, ma perché il programma è in continua elaborazione, costantemente aperto ad integrazioni e correzioni da parte di tutti, chiunque può discuterlo e proporre. Il risultato è un programma all’avanguardia, che guarda alle migliori pratiche in giro per il mondo, per portarle qui da noi, per migliorare la Lombardia. La casta scrive i programmi nelle segrete stanze, e ne vengono fuori papiri simili alle profezie di Nostradamus: dicono tutto e niente, sono così vaghi e generici che li si può interpretare a proprio uso e consumo. Le nostre proposte sono tutte circostanziate e dettagliate, i nostri SI e i nostri NO sono chiari e senza ambiguità.
Mentre la casta organizzava aperitivi elettorali con 4 gatti e 10 poliziotti, asserragliati in bar, ristoranti e centri benessere ad incontrare gli amici degli amici, noi siamo andati nelle piazze: Beppe Grillo le ha riempite per darci una mano, il suo entusiamo è stato un magnete per i cittadini indignati che pretendono una cittadinanza vera e piena.
Formigoni e Penati sono uomini di carta e di casta messi lì per servire gli interessi di chi vuole speculare sul territorio, cementificare, costruire inceneritori cancerogeni e centrali nucleari, privatizzare l’acqua e colonizzare la Sanità con i crociati di Comunione e Liberazione, mentre tutte le istituzioni vengono implacabilmente spartite fra i partiti. Vito Crimi, invece, serve altri: si è messo al servizio dei cittadini, la sua politica è trasparente e limpida.
Mentre la casta allestiva una campagna faraonica con i rimborsi elettorali, che sono un mezzo subdolo per aggirare il referendum che abolì il finanziamento pubblico ai partiti, noi abbiamo fatto una campagna interamente autofinanziata, e non useremo i soldi dei rimborsi elettorali per i nostri fini.
La Lombardia ora può scegliere. C’è un’alternativa alla casta, c’è l’antidoto di una rete di cittadini e di idee dove ognuno conta uno.
Il virus è stato inoculato, è giunto il giorno di rimettere la politica al servizio dei cittadini!
MoVimento 5 Stelle Lombardia

Formigoni: l’impresentabile

Formigoni, a termini di legge, è impresentabile: non si possono fare più di due mandati consecutivi come Governatore (legge 165/2004), lo ribadisce anche il presidente emerito della Corte Costituzionale, Onida. Lui si candida lo stesso, d’altronde il rispetto delle regole non è mai stato il suo forte, che è piuttosto l’arroganza. Formigoni tira dritto, come ha fatto dopo l’avviso di garanzia per l’inquinamento in Lombardia. Il PD tace, anche perché poco avrebbe da dire, nel momento in cui candida in Emilia Romagna Vasco Errani, che di mandati ne ha già fatti due, ma non è mai sazio. Il PDL e il PDmenoelle si confermano sempre gemelli siamesi quando c’è da proteggere la casta. E allora, che Formigoni è impresentabile lo diciamo noi del MoVimento a 5 Stelle, insieme ai radicali e all’IDV: ognuno ha presentato ricorsi per evitare l’ennesimo scempio delle regole del gioco, già violate dal decreto firmato da Berlusconi e Napolitano, e Beppe Grillo ha annunciato che i legali del suo blog si mobiliteranno in caso di vittoria di Formigoni.

Formigoni è impresentabile non solo per la legge, ma anche per il comune senso del pudore. Nei 15 anni del suo “governo” la Lombardia è diventata la regione più inquinata d’Europa, un mare di cemento e smog dalle Alpi fino alla pianura. Formigoni passa il tempo a inaugurare centri commerciali, a finanziare le scuole private a discapito di quelle pubbliche, a fare leggine incostituzionali per imporre la privatizzazione dell’acqua, a fare retorica razzista su migranti e rom, e a nominare i suoi uomini nelle aziende sanitarie, sempre con un occhio di riguardo per Comunione e Liberazione. Su molte cose, quelle peggiori, va a braccetto col PD, dalla privatizzazione dell’acqua alla costruzione della Broni-Pavia-Mortara, fino al nucleare: il PDmenoelle, rullo di tamburi, si dichiara favorevole al nucleare “pulito”, che notoriamente ha lo stesso grado di esistenza degli unicorni e delle sfingi.

Formigoni, per la casta, è irrinunciabile. Per la legge, e per i cittadini

che ormai lo conoscono, è semplicemente impresentabile.

Cesare Del Frate

MoVimento 5 Stelle, Lombardia.

Il PDL gioca sporco

5 marzo 2010 redazione Nessun commento

La questione firme mostra tutta l’arroganza di un PDL che si sente al di sopra di ogni legge, cioè le leggi valgono solo per gli altri.
Le regole del gioco servono a garantire il fair play e pari opportunità fra i giocatori: non ci stupiamo che, proprio per questo, il PDL del sultano Berlusconi sia così insofferente a tutto ciò, propenso com’è a cercare sempre un vantaggio improprio e illegittimo rispetto agli altri, a fare il furbetto come un bulletto ruba merende. Questa volta, per l’ennesima volta, il furbetto è stato preso con le dita nella marmellata, più di 500 firme invalidate per irregolarità procedurali. Senza contare, ovviamente, l’“irregolarità” politica di voler farci credere di aver raccolto 3.900 firme in una manciata di ore, una pretesa offensiva nei riguardi dell’intelligenza degli elettori; oltre il danno la beffa, ora Formigoni, plurinquisito candidato ineleggibile, la legge stabilisce che non si possano fare più di due mandati consecutivi, e questo è il quarto, bene, Formigoni l’indagato ineleggibile non trova di meglio che minacciare una denuncia contro i giudici, chiaro atto intimidatorio e disperato!
Il MoVimento 5 stelle – Lombardia dice no a questa politica da bulli senza regole, e il candidato Presidente Vito Crimi dichiara: “Il PDL gioca sporco, vogliono farci credere di aver raccolto 3.900 firme fra il venerdì sera e il sabato mattina, e poi la domenica, come Nostro Signore, si son riposati. Però il diavolo fa le pentole e non i coperchi, e ora saltano fuori le molte irregolarità”.
Le regole non sono una formalità da burocrati sepolti sotto la polvere, sono invece il minimo indispensabile per garantire una competizione trasparente ed equa, ecco perché diciamo no ai giochetti di Formigoni e ai trucchi da leggina salva capra e cavoli, l’ennesima porcata allo studio del Governo. E poi, se volessero controllare tutte le firme lo facciano pure, l’unico rischio in quel caso è che rimarremmo solo noi come forza in campo. E se poi perdono le elezioni cosa faranno? Una leggina ad hoc per chiedere la rivincita?

MoVimento 5 Stelle – Lombardia

No Berlusconi Day Pavia: la nascita del Popolo Viola. Il pornopedonano, massoni e mafiosi, il cuscinetto, in una giornata di democrazia

6 dicembre 2009 Cesare Del Frate 1 commento

I ragazzi del No Berlusconi Day Pavia

I ragazzi del No Berlusconi Day Pavia

“E che diavolo, adesso mi devo pure alzare alle 3 del mattino per sto’ stronzo?”: mi chiede Teresa mentre incespichiamo mezzi addormentati verso il pullman. “Fanculo”, rispondiamo insieme. Ma come mancare a una manifestazione storica, in cui i cittadini, autonomamente dai partiti, si riprendono la politica e la voglia di un’Italia normale?

Siamo in tanti da Pavia, grazie all’ottimo lavoro degli organizzatori: due pullman. Lela e Valentina hanno portato fiori e corone viola, nonché lo striscione (retto dalle sbarre della zanzariera rotta), Vincenzo i cartelli e il megafono. Altri ragazzi si portano tamburi di latta, altri dei cartelli, in molti hanno fischietti e tutto l’ambaradan dell’attivista incazzato. Ma solo Teresa ha il gadget salvasonno dell’attivista perfetto: il mistico, magico Cuscinetto!

Un cuscino piccolo piccolo, soffice soffice, ti stampi seduto sul pullman, ci appoggi la testa ed è fatta. E’ versatile, l’amico cuscinetto, puoi anche usarlo ai banchetti del sabato mattina: lo appoggi ad un’asta del gazebo, e Morfeo ti aspetta.

Loredana fa la conta, bene, ci siamo tutti, Psiconano arriviamo!, partiamo. Papi sta per avere un incidente frontale, senza airbag, con altri 700 pullman, due treni, un traghetto dalla Sardegna, chissà quante macchine e secondo me anche qualche tir di camionisti incazzati, che stanno partendo insieme a noi da tutta Italia. Un frontale epico che neanche The Fast and the Furious. CRUSH!!!

Durante il viaggio ci sfoghiamo, ci chiediamo in che modo ridare un senso alla politica, ci facciamo la brioche all’autogrill, decidiamo di candidare Spatuzza segretario del PD. Incrociamo tantissimi pullman viola, che salutiamo dal finestrino. E anche uno nero: comincio a fare ciao ciao con la manina, poi vedo una testa rasata, un’altra, un’altra ancora, un giubbotto col gagliardetto dell’Italia, uno che si tira giù le brache e invece che la faccia ci mostra il culo, che tanto sono uguali. Chiamiamo amici e parenti: “A Roma c’è mica una partita di quelle che richiamano i fasci di Verona? No? E’ forse l’anniversario della prima volta che la fata dentina ha portato il primo soldino sotto il cuscino di Mussolini? No? Non sarà che Gasparri ha organizzato a Roma la festa dei fasci colla bava alla bocca, tutti in costume da Satanasso? No? Vuoi vedere che stan venendo proprio per noi…”.  Al che la mitica Loredana chiama la polizia e segnala targa e posizione del pullman degli sfasciati, che nel frattempo continuano a lanciarci segnali di sfida: nel giro di 15 minuti arrivano due volanti che li fanno accostare. Ride bene chi ride per ultimo.

Vincenzo

Vincenzo

Eccoci arrivati! Scendiamo, disincricchiamo gambe e ginocchia, fuori tamburi e cartelli. Io mi metto al collo “Lo psiconano, lo stalliere mafioso, le parlamentari veline: non vorresti crederci, ma è una storia vera”. Vincenzo: “Ci pisciano addosso e dicono che piove”. Giù in metropolitana. Arrivati a Termini, mentre risaliamo le scale mobili come i 7 nani le miniere, iniziano i cori: “Berlusconi, dimissioni!”, “Chi non salta Berlusconi è, è!”. Sbuchiamo a Termini urlando e fischiando, e via in Piazza della Repubblica, già gremita. C’è di tutto, dagli Anarchici Bakuniniani Okkupazionisti, alle Pantere di Quartoggiaro, fino al Partito del Gelato (giuro, c’era uno che aveva rubato il cartello dal gelataio, e ci aveva scritto sopra W il gelato, vota Gelato!).

Bersani è rimasto a casa a giocare a burraco con baffetto D’Alema e Latorre, ma non ci mancano. Bindi è venuta, e tutti ricordiamo il suo “Non sono una donna a sua disposizione” con cui ha messo KO il pornopedonano. C’è Piero Ricca, ci sono i comunisti (ognuno con 5 bandiere, le tenevano anche fra i denti e coi piedi), Travaglio è lì col suo mefistofelico taccuino degli appunti, De Magistris e Di Pietro non potevano mancare, i No Ponte con lo striscione, i ragazzi dell’Onda, i lavoratori di Eutelia, c’è una valanga di grilli mannari, fra cui Giovanni Favia, ma senza bandiere se non quella viola. Ma, soprattutto, ci sono i cittadini in viola, una marea, i veri PROTAGONISTI: quando parte il corteo non se ne vede né l’inizio né la fine.

Eccoci qua! No Berlusconi Day Pavia arriva a Roma

Eccoci qua! No Berlusconi Day Pavia arriva a Roma

Parte il corteo, lento ma inarrestabile, non ho mai visto così tanti cittadini riuniti e determinati. Vincenzo e Loredana lanciano gli slogan col megafono: “Governo di nani, arriva lo tsunami!” (uno dietro di me commenta: “Si si, non ce ne bastava uno, adesso è arrivato pure il nano malefico 2, il pittbull incazzato”), “Berlusconi, dimissioni!”, “Fatti processare!”. Imperversa la citazione di Pertini: “La politica la si fa con le mani pulite”, mai come ora fresca ed attuale. I cittadini mostrano la loro indignazione, chiedono il rispetto della Costituzione, urlano il loro no alla mafia e alla massoneria nello Stato. Giovani ma non solo: un sacco di signori e signore, di mamme coi bambini, di coppie che fanno il corteo mano nella mano. C’è anche una simpaticissima signora pasionaria che fa la foto al mio cartello, e poi mi dice “vai così!”. Urca, le nostre nonne turbo sono pronte a metterlo al suo posto, il mafiosetto di hardcore, come hanno già sistemato il capetto che venne prima.

Chiediamo legalità e rispetto della Costituzione. Chiediamo un governo decente, chiediamo decoro morale e istituzionale. Chiediamo che venga sventato il patto scellerato fra le mafie e i settori deviati della politica. Quando urliamo: “Berlusconi, sei indegno! Sei un corrotto e un corruttore! Fatti processare”, la Carfagna porta le mani al petto e sospira. Senza Papi, le tocca tornare a strusciarsi bagnata sul cofano di una macchina alle fiere di paese. Quando invochiamo il diritto allo studio e la laicità dello Stato, Gelmini ha un brivido lungo la schiena. Senza Papi, con chi mai potrebbe giocare alla maestrina sadomaso col frustino e gli occhialetti da stronzetta? Quando urliamo che la loro crisi non la pagheremo noi, Tremorti fa un gridolino fesso. Senza Papi, chi mai lo lascerebbe indebitare gli italiani a colpi di 1 miliardo di euro al giorno?

Arriviamo al palco: Piazza S. Giovanni non ci contiene tutti, le vie vicine intasate da una folla immensa, indignata e gioiosa. Siamo più di un milione. Sul palco non saliranno politici, ma solo uomini e donne della società civile. Franca Rame e Dario Fo li salutiamo con affetto, e li ascoltiamo rivivere le loro battaglie e speranze. I No Ponte ricordano che il ponte altro non è che l’ennesimo regalo alle mafie: unirà non due coste ma due cosche. Il blogger Alessandro Gilioli dice che Berlusconi è un relitto del passato, un televisore scassato da rottamare per fare spazio ad internet.  Liisa Liimatainen, giornalista finlandese, ci porta il punto di vista europeo, lo sconcerto dei concittadini europei di fronte allo scandalo permanente. Ulderico Pesce urla contro il caporalato e le nuove forme di schiavitù razzista, la sofferenza dei migranti messi a lavorare nei campi per 2 euro l’ora, grazie alla Bossi-Fini e alla legge sul reato di clandestinità. Moni Ovadia ci infervora. Il saluto più affettuoso va a Salvatore Borsellino e al popolo delle agende rosse: Salvatore ha la voce commossa, piena di rabbia ma anche di felicità di fronte allo spettacolo della piazza gremita, commosso dalla volontà di democrazia di tutti, parla di “quel fresco profumo di libertà” che deve scacciare il puzzo dell’accordo fra lo stato e la mafia, del piano di rinascita della P2 che sta sostituendo la Costituzione.

Siamo qui perché vogliamo democrazia, perché il nostro eroe non è Mangano, sono Falcone e Borsellino, perché sappiamo quali sono le origini del potere, prima economico e poi politico, di Joker Berlusconi, perché vogliamo un Paese normale, perché vogliamo una cittadinanza piena. Siamo consapevoli che dobbiamo spazzar via non solo lo psiconano, ma il berlusconismo: la politica ridotta ad un comitato d’affari fra politicanti, mafiosi e imprenditori corrotti, la giustizia negata, il vilipendio di uomini indegni che occupano le più alte cariche, il lavoro umiliato, la casta che si crede al di sopra di tutti. Borsellino ci ammonisce: la mafia l’ha messo al potere, e ora vuole rimuoverlo perché non ha rispettato gli accordi (si, solo lui poteva riuscire a fregare anche la mafia!). Ma non dobbiamo lasciare che sia la mafia a farlo cadere: lo cacceremo noi! E cacceremo insieme a lui la sua corte di servi e ballerine, la sua concezione affaristica, privatistica, autoritaria della politica e della vita civile.

I cittadini si sono ripresi la politica, spezzando quel monopolio che la casta custodisce gelosamente, anche grazie all’inciucio permanente fra PDL e PDmenoelle. Il popolo viola testimonia l’Italia che non si vede nella TV di regime, l’Italia che vuole un futuro. La più grande manifestazione autoconvocata! Un saluto e un abbraccio a tutti quelli che c’erano, e a tutti coloro che non erano a Roma ma erano comunque con noi!

cesare del frate

Libertà di stampa e pubblicità in tempo di crisi

Perché la crisi aguzza l’ingegno…crisi-info1

Lucia Scotton

Nel villaggio globale, dove, attraverso la rete, tutti conoscono tutti, la piccola Italia sembra, dalle parole del premier e della sua “cumpa”, un paradiso dove i miracoli non solo si invocano ma avvengono davvero, anche quelli economici che cancellano le crisi mondiali.

Perché l’ottimismo è il profumo della vita (diceva un simpatico pensionato in una noto spot pubblicitario) e ai disfattisti che vedono tutto nero non bisogna dare retta. La crisi è ormai passata, dicono Belrlusconi, Tremonti e gli altri, e bisogna dare un messaggio di speranza.

 

Se sul fatto di restituire fiducia alla gente e agli imprenditori possiamo essere d’accordo, non si può dire lo stesso degli strumenti adottati a questo fine: “minacciate di non dare la pubblicità a quei media che sono anch’essi fattori di crisi, perché la crisi a questo punto è eminentemente psicologica”, l’invito fatto dal premier agli industriali, suggerendo di “chiudere la bocca” ai “catastrofisti”.

 

L’ennesimo attacco a quella stampa che a suo dire prende “tutte queste posizioni insieme alle opposizioni che danno degli incentivi alla paura che sono fuori dalla realtà”. Le cassandre che osano rivolgergli delle domande e chiedono risposte. Ma da Palazzo Chigi (o forse Grazioli o Villa Certosa visto che siamo d’estate) sembrano uscire solo velate – nemmeno troppo – minacce.

 

Ma i giornalisti le domande le fanno per mestiere, e le facciamo anche noi “citizens journalists”. In una democrazia la libertà di stampa può essere “sospesa” in tempi di crisi economica? Un capo del governo può minacciare, direttamente o indirettamente, la stampa a lui sfavorevole di tagliarle la principale fonte di sussistenza? Può una figura istituzionale di tale rilievo interferire sull’andamento del mercato pubblicitario (e meno male che si definisce liberale) suggerendo su quale giornale, radio o TV investire?

 

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Il nemico della stampa

di Umberto Eco

censura1Sarà il pessimismo della tarda età, sarà la lucidità che l’età porta con sé, ma provo una certa esitazione, frammista a scetticismo, a intervenire, su invito della redazione, in difesa della libertà di stampa. Voglio dire: quando qualcuno deve intervenire a difesa della libertà di stampa vuole dire che la società, e con essa gran parte della stampa, è già malata. Nelle democrazie che definiremo ‘robuste’ non c’è bisogno di difendere la libertà di stampa, perché a nessuno viene in mente di limitarla.

 

Questa la prima ragione del mio scetticismo, da cui discende un corollario. Il problema italiano non è Silvio Berlusconi. La storia (vorrei dire da Catilina in avanti) è stata ricca di uomini avventurosi, non privi di carisma, con scarso senso dello Stato ma senso altissimo dei propri interessi, che hanno desiderato instaurare un potere personale, scavalcando parlamenti, magistrature e costituzioni, distribuendo favori ai propri cortigiani e (talora) alle proprie cortigiane, identificando il proprio piacere con l’interesse della comunità. È che non sempre questi uomini hanno conquistato il potere a cui aspiravano, perché la società non glielo ha permesso. Quando la società glielo ha permesso, perché prendersela con questi uomini e non con la società che li ha lasciati fare?

 

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