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Iolanda Nanni al Consiglio Regionale: criticità e opportunità per la Provincia di Pavia

5 aprile 2013 redazione 1 commento

riportiamo di seguito il testo integrale dell’intervento della consigliera Iolanda Nanni al Consiglio Regionale lombardo del 4/4/2013 (visionabile al seguente link ) :

di Iolanda Nanni

Iolanda Nanni, portavoce consigliere in Regione Lombardia

Presidente Maroni, Assessori della Giunta, Presidente Cattaneo, Consiglieri tutti,

Abbiamo ascoltato con attenzione il suo programma di governo, come pure il discorso di insediamento del Presidente Cattaneo. Come cittadina eletta al Consiglio Regionale per il M5S, le mie preoccupazioni maggiori vanno alle priorità ed urgenze presenti sul territorio pavese, che sono tuttavia immanenti in ogni area dell’intera Regione Lombardia.

La Provincia di Pavia ha tre vocazioni principali: agricoltura, turismo e ricerca scientifica. Se guardiamo a come le Istituzioni abbiano promosso o meno queste caratteristiche del territorio, possiamo osservare uno spaccato della paralisi di una politica autoreferenziale se non, troppo spesso, connivente con interessi economici dubbi.

La Provincia di Pavia è diventata la “discarica” della Lombardia, in un senso sia metaforico che letterale. Diversi progetti di discariche insistono sul nostro territorio, che vanno ad aggiungersi a quelle abusive già esistenti.

Cito ad esempio il progetto di discarica di amianto di Cava Villa, con una capienza stimata di 550.000 metri cubi, attigua a terreni dedicati a risicoltura. Altre discariche sono progettate a Ferrera e Gambolò. Noi ci opponiamo fermamente al proliferare di simili progetti che garantiscono lauti profitti senza però beneficiare il territorio: supportiamo i numerosi Comitati e Associazioni che si battono per la salute dei cittadini, per l’ambiente e per lo sviluppo sostenibile ai quali vogliamo fermamente aprire le porte della Regione.

Mentre spuntano come funghi sempre nuove discariche di cemento amianto, dobbiamo constatare l’assenza a tutt’oggi di un serio studio scientifico e quadro normativo vincolante circa i criteri di smaltimento dell’amianto stesso, nonostante Regione abbia legiferato anche recentemente sulla materia.

Soluzioni urgenti per Broni

Raccogliamo l’ S.O.S. del Sindaco di Broni, nell’Oltrepo’ pavese, dove il Sito di interesse nazionale, per la presenza della Ex Fibronit, azienda produttrice di manufatti contenenti amianto, costituisce per la Lombardia un’emergenza assoluta dal momento che sono stati colpiti da malattie asbesto correlate 3.800 ex lavoratori, i loro familiari, direttamente o indirettamente a contatto con la fonte di inquinamento e cittadini che hanno soltanto la colpa di aver respirato -  all’epoca della produzione – l’aria malsana di Broni perché – come noto – la conseguenza del grave inquinamento ambientale causato dalla dispersione di fibre, ha generato conseguenze disastrose a distanza di 35-40anni circa, come previsto dalla medicina.

Parliamo di un’area di circa 13,5 ettari situata all’interno del centro abitato e a poche centinaia di metri da un plesso scolastico. Si tratta dell’unico Sito di interesse nazionale in Lombardia, inquinato da amianto e che necessita oggi una bonifica non più procrastinabile!

Abbiamo la drammatica statistica di un morto al mese da mesotelioma pleurico (patologia causata dall’amianto) con urgente necessità di reperire circa 16 milioni di euro per la bonifica dell’area ex-Fibronit, una cifra minuscola, Presidente Maroni, per il bilancio di Regione, quello che è mancato sino ad ora è stata la volontà politica di reperire risorse per priorità assolute come il problema dell’amianto.

Chiedo a Lei, Presidente Maroni, giacchè la richiesta di intervento da parte del territorio è stata sottoscritta, oltre che dal Sindaco di Broni, anche da Lega Nord Padania, e a Lei Presidente Cattaneo, visto che è stata sottoscritta anche dal Popolo delle Libertà di intervenire insieme con la massima urgenza.

Ci impegneremo affinché la nostra Regione finanzi direttamente o anticipi gli interventi necessari per portare a termine le attività di bonifica del Sito di Broni e di smaltimento del materiale contenente amianto.

Il denaro dei contribuenti viene sperperato in opere faraoniche a beneficio dei grandi costruttori, e al contempo si negano cifre ben più modeste, come quella occorrente per la bonifica dell’ex Fibronit, per interventi essenziali e urgentissimi volti a garantire un diritto primario e inalienabile come quello alla salute.

Una Lombardia malata di mafia

A proposito di opere faraoniche, Presidente Maroni e Presidente Cattaneo, la Commissione Antimafia del Parlamento Europeo, in una serie di audizioni nell’ottobre 2012 a Milano, ha dichiarato: «Non esiste un solo grande cantiere pubblico lombardo che non abbia problemi di criminalità e che non sia stato oggetto di un provvedimento di interdizione da parte dell’Antimafia».

Tra le grandi opere che hanno visto indagini su interventi della criminalità troviamo Expo, i lavori all’Ospedale San Paolo e, nel settore trasporti e viabilità, Brebemi, Tav, Pedemontana, la nuova metropolitana 5 e la SS42 a Bergamo. Le indagini mostrano un quadro inquietante in cui, secondo i magistrati inquirenti, la ’ndrangheta opererebbe non solo nel settore dei subappalti ma anche in quello del movimento terra e delle cave, ambiti strettamente connessi alle grandi opere lombarde, e il tutto avverrebbe anche con gravi rischi ambientali e sanitari (rifiuti tossici illegalmente accumulati sotto le autostrade Bre.Be.Mi e Brescia-Padova).

Il M5S intende fermamente opporsi a tutte quelle infrastrutture che, oltre ad essere inutili, come ad esempio la Broni-Mortara, TEM, Pedemontana, la Rho-Monza, abbiano un alto impatto ambientale ed intende invece dedicarsi e chiedervi un fermo intervento sulla riqualificazione, manutenzione e il pieno efficientamento della rete stradale attuale, provvedendo contestualmente al potenziamento dell’offerta e della qualità degli standards del servizio di trasporto pubblico su ferro e su gomma per alleviare i drammatici disagi vissuti da migliaia di pendolari tutti i giorni.

No alla Broni-Pavia-Mortara

Proprio le Associazioni e i Comitati si interessano ogni giorno di una serie di criticità della Provincia di Pavia, sulle quali daremo battaglia. Ho già citato il caso Fibronit: l’altra grande problematica è connessa all’autostrada Broni-Pavia-Mortara. Quest’opera non risolve il problema della mobilità nel pavese, che interessa principalmente l’asse sud-nord e non quello est-ovest, peraltro già servito da un’autostrada che correrebbe parallela a quella progettata, e andrebbe ad aggravare pesantemente l’inquinamento dell’aria. Inoltre la Broni-Pavia-Mortara andrebbe a danneggiare il tessuto agricolo, soprattutto in Lomellina, terra di eccellenze nella risicoltura. Abbiamo bisogno di migliorare la manutenzione del tessuto viario già esistente, non certo di nuovi ecomostri. Abbiamo bisogno di promuovere l’agricoltura e di fermare il consumo di suolo: l’agricoltura non solo è come ovvio essenziale per garantire la sovranità alimentare, un bene che sta venendo eroso, ma anche per i suoi intrecci col turismo. L’Oltrepò merita di veder valorizzato il suo potenziale turistico, ricco come è di aziende vinicole e agricole di eccellenza.

La nostra Provincia necessita di un modello di sviluppo incentrato sulle piccole e medie imprese che sia sostenibile sia da un punto di vista ambientale che sociale. Vediamo subito un esempio concreto: il ciclo dei rifiuti. Dicevo prima che la nostra Provincia sta diventando la discarica della Lombardia: vi operano ben due inceneritori, a Corteolona e Parona, il primo dei quali è attualmente oggetto di un progetto di triplicamento. I nostri inceneritori importano rifiuti dal resto della Lombardia e d’Italia, a fronte dell’assenza di un piano coordinato a livello provinciale e regionale per l’implementazione del ciclo della raccolta-riciclo-riuso del rifiuto. Invece di favorire i grandi speculatori del rifiuto, che senza i contributi pubblici garantiti dal meccanismo dei Cip6 chiuderebbero i battenti domani, dobbiamo creare una rete virtuosa di piccole e medie imprese della raccolta differenziata, del riciclo, del riuso.

Per una cittadinanza attiva

Ho parlato di “ascolto della cittadinanza”. Ebbene, prima di candidarmi in Regione sono stata la fondatrice del Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, e ho fatto parte di numerosi comitati e coordinamenti civici di cittadini che si spendono per il bene comune. Quando parlo di partecipazione e di ascolto, sto parlando anche della mia personale esperienza di lavoro sul territorio, dal basso, per portare la voce dei cittadini nelle Istituzioni. Produrre dossier, interfacciarsi con Regione, coordinare gli attivisti, è stato per anni il mio pane quotidiano. Spesso i 5 stelle vengono raffigurati come neofiti della politica. Noi, 9 consiglieri lombardi, così come i tanti altri consiglieri e parlamentari eletti, non siamo neofiti. Di politica ci occupiamo da anni lottando contro gli inceneritori, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile, denunciando le infiltrazioni mafiose. Veniamo da un lungo percorso, e portiamo ora queste nostre esperienze e testimonianze direttamente nelle Istituzioni. Troppo a lungo le Istituzioni hanno ignorato e tenuto a distanza l’associazionismo, i comitati, le libere organizzazioni di cittadini. E’ ora che Regione cambi, che diventi una casa di vetro, accogliente e capace di dare risposte effettive e concrete ai cittadini. I cittadini e le loro libere organizzazioni non dovranno più essere il soggetto passivo di scelte calate dall’alto, dovranno anzi essere consultati a monte del processo deliberativo, affinché il loro punto di vista venga integrato nel processo stesso di decision making. Altrimenti parole come partecipazione e sussidiarietà rimarranno mere invocazioni prive di contenuto. E noi favoriremo questo processo di partecipazione diretta per il bene comune.

La Lombardia è malata di mafia

15 febbraio 2013 Cesare Del Frate 2 commenti

di Cesare Del Frate

La Lombardia è malata di mafia: i candidati del M5S in Regione sono pronti a portare avanti una battaglia per la legalità. Il M5S Pavia denuncia da anni gli intrecci fra mafia e politica, così come emergono dalle intercettazioni e dai processi in corso: ci siamo letti le oltre 2.000 pagine dell’inchiesta Infinito, c’è voluto del tempo ma siamo pazienti e abbiamo organizzato lo spettacolo “Se telefonando”, in cui abbiamo letto pubblicamente le intercettazioni fra politici locali e uomini accusati di associazione mafiosa, per informare i cittadini dal basso. Abbiamo portato la nostra denuncia anche in Consiglio comunale, in un intervento rilanciato anche dal blog di Beppe Grillo (qui il video).

Cesare Del Frate, candidato per il M5S in Regione Lombardia

Siamo come nella Sicilia degli anni ’80: i politici lombardi negano l’infiltrazione mafiosa, o ne minimizzano la portata, “tutto va bene madama la marchesa”. Eppure i cittadini sanno che le mafie vanno dove ci sono i soldi, e in Lombardia ce ne sono tanti, e dove esiste già un tessuto politico clientelare sul quale la criminalità può attecchire e propagarsi. Il ventre molle della Lombardia, che la mafia conosce bene e sfrutta, è appunto il clientelismo partitico che tutto si spartisce: bastano relativamente piccoli pacchetti di voti per eleggere consiglieri comunali o regionali che, una volta dentro le Istituzioni, garantiranno le “giuste” nomine nelle aziende partecipate quali ASL, Ospedali, ex municipalizzate etc. La catena della clientela parte da un pacchetto di voti, transita per i consigli comunali e regionali, e approda dove ci sono gli appalti e gli interessi principali: le aziende partecipate, le fondazioni, gli enti pubblici.

Per combattere l’infiltrazione mafiosa è allora necessario in primo luogo rivedere il sistema delle nomine politiche nelle aziende partecipate: basta con la spartizione partitocratica. A Parma abbiamo rescisso questo legame incestuoso fra partiti e interessi economici, facendo crollare la cupola parmense. Oggi vogliamo farlo anche in Lombardia.

La seconda misura urgente da adottare è richiedere la certificazione antimafia non solo per il primo livello di appalti, ma anche per l’intera cascata dei subappalti. Andando in particolare a guardare al microscopio Expo 2015.

Per la Lombardia il cambiamento è possibile, e la legalità deve essere messa al primo posto!

Ps: Beppe Grillo sarà a Pavia Lunedì 18 alle 21 in Piazza Vittoria: lo tsunami sta arrivando, vi aspettiamo!

Chi ha incendiato la mia casa

dalla Provincia Pavese di oggi 5_1_13:
PAVIA Chi ha incendiato la mia casa

«Il fumo avvolgeva le case, saliva su e spariva. A intervalli sempre più brevi le avvolgeva, saliva su e spariva. Il fuoco dovevano averlo spento in fretta. Forse avevano già lasciato il luogo dell’incendio. Probabilmente un esperto stava rimuovendo le macerie. Cercava degli indizi. Incendio doloso». Il passo è ripreso da “Accusata” (Effigie, 2008) romanzo della scrittrice svizzera Mariella Mehr di cui sono l’editore italiano. La notte tra il 30 e il 31 dicembre 2012 uno o più piromani hanno dato fuoco a casa mia. Se le fiamme si fossero via via propagate all’intero seminterrato, non saremmo qui a lamentare danni in fin dei conti contenuti (qualche centinaio di libri andati in fumo e poco più). E tra i libri sul bancale andato in cenere, singolarmente c’era anche “Accusata”. Un “ladro” mi aveva già fatto visita un paio di settimane prima: aveva aperto i cassetti e gli armadi in tutte le stanze per poi andarsene senza rubare niente. Un avvertimento: quasi a dire «non sentirti al sicuro nemmeno in casa tua». O forse cercavano documenti, e non trovandoli sono poi tornati intenzionati a risolvere quel loro “problema” in altro modo. A meno di non credere a una precoce visita della befana, sembra scontato il nesso con alcune delle battaglie sulla criminalità urbanistica condivise con Franco Maurici e Walter Veltri, anche loro colpiti da atti intimidatori. Ma già il 16 febbraio 2012, le vetrine di Insieme per Pavia erano state distrutte a picconate; anche in questo caso non era la prima volta. Il 17 maggio al blog Direfarebaciare è stato inoltrato questo anonimo commento: «Stanotte è morto un mio amico. Siate più buoni. Non fate che qualcuno desideri danzare sulle vostre tombe». L’incendio di una abitazione civile non ha precedenti in città. Le fantomatiche mafie? No, si direbbe una reazione emotiva: voi danneggiate noi e noi danneggiamo voi, distruggendo vetrine, bruciando case e auto. «Nella fattoria di Huber – scrive Mariella Mehr sempre in “Accusata”, che è la storia di una piromane – sono bruciate le mucche nella stalla. Sono bruciati il cavallo e un paio di maiali, i gattini appena nati nel fienile. Soltanto i polli sono riusciti a salvarsi. Sono scappati in tutte le direzioni, varcando il recinto». Nel villaggio «c’erano i furbi e gli ingenui , che si lamentavano disperati. Eppure anche nei loro occhi brillava una scintilla sospetta».Dopo il rogo di casa mia la solidarietà di molti – il sindaco e l’ex vicesindaco tra i primi – è stata ben gradita. Ma ancora più gradito sarebbe stato l’abbozzo di una riflessione autocritica da parte di chi – a destra così come a sinistra – per decenni omertosamente ha taciuto le illecite istanze corruttive, favorendo così la rassegnazione (quando non l’assuefazione), di fronte ad una truffaldina deroga alle regole capace di minare la coesione civica: quel laissez-faire popolare alla progressiva irrisione delle norme civili – a partire dalle più elementari – che, contaminando il senso comune, inavvertitamente fa da brodo di coltura per ogni successivo violento arbitrio. Giovanni Giovannetti

Ecomafie in Lombardia

6 aprile 2012 redazione Nessun commento

di Giorgia Lomartire

Lunedì 2, In una fresca serata primaverile, si è svolta presso l’Aula magna della nostra Università una conferenza molto interessante organizzata dal neonato movimento Costruendo Libera riguardante il velenoso insediamento delle mafie nel territorio italiano e in particolare in quello lombardo.

Il dibattito è stato aperto dalla giornalista del Sole 24 ore Serena Uccello e dal dr. Cannavò di Legambiente che hanno riportato dei dati molto inquietanti: l’ammontare dei veleni sequestrati in 10 anni ricoprirebbe tutta la rete autostradale italiana e cioè 13 milioni e centomila tonnellate di rifiuti il cui valore è pari a 43 miliardi di euro!!! (Se pensiamo che per creare un sistema di ammortizzatori sociali decente basterebbero solo 2,3 miliardi di euro…). E questi sono solo i dati sui sequestri,senza contare quella che i criminologi chiamano la “cifra oscura”, i reati che non sono stati scoperti/denunciati.

Nel 2010 i dati degli illeciti ambientali nella nostra Regione vedono un aumento consistente rispetto all’anno precedente e uno slittamento dal 14° al 6° posto per l’illegalità nel ciclo dei rifiuti:

1679 reati contro l’ambiente (+ 89% rispetto al 2009)

1340 persone denunciate (+55% rispetto al 2009)

7 persone arrestate (- 22% rispetto al 2009)

474 sequestri effettuati (+79% rispetto 2009).

In particolare il settore della movimentazione terra è quello in cui la ‘ndrangheta detiene il primato assoluto, soprattutto nella zona dell’hinterland milanese e della brianza con la complicità di molti imprenditori, i cosiddetti “colletti bianchi” (specializzati nella falsificazione dei documenti), senza contare che le sanzioni previste dalla normativa di riferimento (cfr. art.260 Dlgs 152/2006) per tali reati sono molto poco efficaci, con il rischio oltretutto di incorrere nella famigerata prescrizione. La maggior parte delle infrazioni dell’Unione Europea riguarda appunto la materia ambientale e la sua tutela penale: una direttiva che prescriveva l’adozione entro dicembre 2010 di strumenti penali in tale ambito non ha invogliato il legislatore che a introdurre nel luglio 2011 soltanto due contravvenzioni, senza fare alcuna riforma generale in merito.

Nel discorso si è poi inserito il dr. Cicconi che ha sottolineato il ruolo fondamentale che la Pubblica Amministrazione dovrebbe avere nel controllare i lavori pubblici facendo specifico riferimento all’articolo 118 comma 11 della normativa sui contratti pubblici, che contiene la definizione del subappalto anche in termini quantitativi e che cerca di arginare il fenomeno delle infiltrazioni mafiose,forti soprattutto nell’ambito delle cave (produzione materiali inerti e fornitura calcestruzzo). Il contesto attuale, caratterizzato da una forte crisi economica, risulta però molto permeabile a infiltrazioni mafiose di vario tipo: infatti si sono introdotti nel nostro ordinamento giuridico nuovi istituti contrattuali che si giustappongono alle norme di contrasto della corruzione e della mafia concepite per lo più per gli istituti contrattuali tradizionali e che favoriscono quei soggetti che dispongono di forti liquidità a costo zero e che hanno l’esigenza di riciclare capitali di provenienza illecita.

ASL di Milano in mano a chi? e Pavia?

11 gennaio 2011 redazione Nessun commento

Formigoni (con l’OK della lega) sta tentando di mettere l’ASL DI MILANO (la piu’ grande d’italia) in mano a Pietrogino Pezzano. Il profilo di questa persona non puo’ essere considerato – oggi – sufficientemente di garanzia per il ruolo che andrebbe a svolgere.

Riportiamo dal Fattoquotidiano:

“Pietrogino Pezzano, classe ’47, è originario di Palizzi in provincia di Reggio Calabria. E’ suo il nome che compare (senza essere indagato) nell’inchiesta “Infinito”, diretta dalla Dda di Milano, che ha portato all’arresto di oltre 300 persone, tra Calabria e Lombardia. Per tutti l’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso. Di Pezzano è poi la voce intercettata dall’antimafia mentre parla con Giuseppe Sgrò, detto ‘Peppe’, ritenuto dagli inquirenti un importante affiliato alla ‘locale’ di Desio. E’ sempre Pezzano che compare in alcune fotografie che lo ritraggono assieme a capibastone della Brianza come Saverio Moscato e Candeloro Polimeno.”

Il sindaco PD di Vanzago, Roberto Nava, ha annunciato per protesta le dimissione dal consiglio dell’ASL 1 di Milano.
L’associazione SOS Racket ed Usura di FREDIANO MANZI si sta muovendo organizzando, per il 29 gennaio, banchetti in tutti 70 i comuni che stanno dentro l’ASL 1.

La città e la ’ndrangheta, il Consiglio aperto

8 novembre 2010 redazione Nessun commento

abelli chiriaco

Questa sera al Mezzabarba i cittadini, oltre che assistere, potranno intervenire

PAVIA. La città e la mafia, le istituzioni e il tentativo di infiltrazione della ’ndrangheta, l’inchiesta della direzione nazionale antimafia e le scelte della politica: se ne parla questa sera in un consiglio comunale aperto al quale i cittadini, oltre che assistere, potranno intervenire. Il consiglio aperto era stato chiesto dalle opposizioni in estate, all’indomani dell’inchista sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Lombardia che ha portato all’arresto del direttore dell’Asl Carlo Chiriaco, alle dimissioni dell’assessore Pietro Trivi coinvolto nell’inchiesta e del presidente della commisione territorio Dante Labate, non indagato ma citato nelle intercettazioni telefoniche.
Tre mesi dopo la richiesta di un consiglio straordinario, il presidente Raffaele Sgotto ha convocato il consiglio e i capigruppo consiliari hanno deciso di far installare uno schermo nella cappella di palazzo Mezzabarba in modo da consentore al maggior numero di persone di assistere. Nei giorni scorsi le forze dell’ordine hanno compiuto una serie di sopralluoghi e garantiranno un presidio al Mezzabarba.
In un Consiglio aperto i cittadini possono anche intervenire: i capigruppo hanno stabilità che chi vuole prendere la parola dovrà iscriversi nella lista degli interventi all’inizio della seduta, ed avrà tre minuti di tempo.
Nel corso della seduta il presidente della commissione consiliare antimafia Sandro Bruni, presenterà il lavoro svolto da agosto ad oggi.
Potrebbe anche essere l’ultima relazioni di Bruni nelle vesti, oltre che di presidente dell’antimafia, di capogruppo del Pdl: l’ex sindaco, almeno secondo i meglio informati, dovrebbe entrare in giunta assumento le deleghe che erano state di Pietro Trivi.
Giovedì sera secondo consiglio comunale aperto della settimana: in questo caso il tema sul quale che i cittadini e le associazioni potranno intervenire sarà il riordino scolastico. L’amministrazione ha predisposto un piano che modifica profondamente l’assetto dei circoli e delle presidenze in città.
Piano che ha già incontrato l’opposizione dei genitori e anche dell’amministrazione provinciale.

Fonte: La Provincia Pavese

P.s. Il MoVimento 5 Stelle, a meno di ripensamenti dell’ultimo minuto del Presidente Sgotto, chiederà di prendere la parola per esprimere le nostre opinioni in merito alla questione. Cesare Delfrate nostro portavoce, parlerà a nome di tutto il MoVimento 5 stelle Pavia. Domani su questo blog troverete copia della lettera che leggeremo in Consiglio Comunale.

Arrestato il Sindaco di Borgarello

21 ottobre 2010 redazione Nessun commento

(Apcom) – Il sindaco del Comune di Borgarello (Pavia), il 41enne palermitano Giovanni Valdes, è stato arrestato all’alba di questa mattina dal personale della Dia di Milano che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere anche a carico del vicedirettore generale del Credito Cooperativo di Binasco (Milano), il 46enne milanese Alfredo Introini, e dell’imprenditore immobiliare di origine pugliese Salvatore Paolillo di 55 anni. I provvedimenti, emessi dal Gip Andrea Ghinetti su richiesta dei magistrati della DDA di Milano Boccassini, Storari e Dolci, scaturiscono dalle ulteriori indagini seguite alla maxi operazione contro le cosche calabresi che il 13 luglio scorso aveva portato all’arresto di circa 150 persone in Lombardia. I tre sono stati arrestati “in relazione ad un concorso in turbativa d’asta per l’assegnazione in diritto di superficie di un lotto del Piano di zona per l’edilizia economica e popolare del comune di Borgarello, con l’aggravante, per il sindaco, di aver commesso il fatto nella sua veste di preposto alla gara stessa”. Gli arrestati avrebbero agito in concorso con Carlo Chiriaco, l’ex direttore della Asl di Pavia, finito in manette nel luglio scorso per associazione mafiosa e attualmente recluso nel carcere di Torino. Valdes, Introini e Paolillo sono stati associati nella carceri di Monza, Voghera e Milano Opera.

Senza peli sulla lingua, Cesare Del Frate , MoVimento 5 Stelle Pavia , parla chiaro sugli intrecci poco chiari fra politica e ‘ndrangheta. Da non perdere !!!

10 ottobre 2010 redazione Nessun commento

prima parte

seconda parte

terza parte

ultima parte

La giunta risponda ai cittadini!

Su Facebook ho diffuso una nota ironica dal titolo “L’imene di Pietro Trivi è salva, alleluja!”, in cui commentavo l’audizione pubblica in cui l’ex assessore Trivi parlò davanti alla stampa riguardo le indagini a suo carico. Trivi stesso è intervenuto, e di seguito trovate la nota e lo scambio di opinioni fra me, Iolanda Nanni e Trivi stesso. Il Sindaco ha promesso un incontro con le associazioni e i cittadini per chiarire i sospetti rapporti fra clan e politica: l’incontro si faccia al più presto, e sia davvero pubblico. Basta con comizi coi cittadini imbavagliati: i cittadini hanno domande da porre, e vogliono farsi sentire.

NOTA FACEBOOK:

Oggi la commissione antimafia si è trasformata in una grande sala chirurgica in cui, a porte aperte, è stato ricostruito l’imene di Pietro Trivi, alleluja!
allora, intanto si è portato la claque, tutti eccitati e trepidanti di assistere al miracolo chirurgico.
Il Trivi, accusato di corruzione elettorale con intercettazioni relative al taglio delle banconote da mettere in busta, derubrica subito l’accusa a “campagna mediatica”, e annuncia che di questo non parlerà. E infatti nulla dice per fugare ombre e sospetti sulla corruzione elettorale. Chiriaco lo liquida in 5 secondi: erano amici da 12 anni, ma lui non sapeva niente.
Dalle intercettazioni emerge che Chiriaco era solito fare lo sbruffone con gli amici, confidando orgoglioso le sue sparatorie, le estorsioni, i suoi rapporti con ndranghetisti. C’è chi si vanta della macchina o della collezione di francobolli, lui invece faceva lo sborone così. Però con Trivi no, erano amici ma la vicinanza al sant’uomo lo rendeva mite, discreto, umile: a Trivi non ha mai fatto i racconti che l’hanno reso celebre nelle cerchie di conoscenti, e nemmeno la portinaia dell’ASL, che Chiriaco scherzosamente salutava ogni mattina col gesto della mitragliata, ecco, neanche lei, la portinaia, che aveva capito tutto, osò lacerare il velo di ignoranza di Trivi, velo dovuto non a ingenuità, ma alla purezza di cuore: per i giusti il male è inconcepibile, non riescono a immaginarlo.
Ma il meglio viene dopo: le prove dell’innocenza e della verginità. Il Trivi snocciola l’elenco delle delibere da lui promulgate quando assessore: dalla sagra della porchetta alla notte danzereccia. Va avanti per mezz’ora, sembra stia leggendo l’elenco del telefono, ogni delibera citata solo per il nome e niente più, ma in realtà stiamo assistendo a un discorso difensivo formidabile: non c’è una delibera, non una!, dal titolo “Favore da ricambiare alla ndrangheta”, “Accordo sottobanco col clan”, ecco, è innocente!
E’ talmente al di sopra di ogni sospetto che si permette pure d’ironizzare: una delle delibere riguarda un concerto di bossanova, mica “di boss e nove!”, esclama trivi ammiccante. C’è poi la delibera sulle bolle blu al ponte vecchio, quella sull’organo da riparare di s. Luca (“la mia parrocchia!” esclama Trivi commosso, con tanto di pausa scenica di contrizione riflessiva), per non parlare di quella sulla serata culturale “ti prego amami ancora”, le prove definitive e inoppugnabili che fugano ogni dubbio.
A quel punto si alza il presidente della commissione antimafia e gli chiede: “Signor Trivi, nel suo discorso risponde Roma per Toma. L’elenco del telefono delle delibere non ci dice nulla, perché nessuno ha messo in questione il suo operato di assessore. al contrario il suo silenzio sulla corruzione elettorale che le viene addebitata è inquietante, non chiarisce i dubbi e ne alimenta di ulteriori. La sua affermazione poi di non aver mai sospettato di Chiriaco, quando anche la lavandaia del borgo al solo nome di chiriaco si faceva il segno della croce, è incredibile e umiliante, per lei. Ha abusato della nostra pazienza e ha oltraggiato l’intelligenza nostra e dei cittadini, pronunciando un discorso autoassolutorio a favore della stampa, strumentalizzando la commissione antimafia per tenere un comizio ed evitando di render conto nel merito riguardo le ombre sulle sue azioni e sulle sue frequentazioni. Si vergogni, e restituisca dignità democratica alla commissione antimafia chiedendo scusa per questo teatrino indegno!”.
No ovviamente nessuno gli ha obiettato nulla e, finito il suo monologo, hanno sbaraccato baracca e burattini non consentendo né alla stampa né ai cittadini di porre neanche una domanda. L’imene è salva, Trivi riverginato, e più non dimandare.

Scambio fra Pietro Trivi, Iolanda Nanni e Cesare Del Frate:

PIETRO TRIVI: Adesso basta! La vicenda che mi ha coinvolto sta devastando me e i miei famigliari e lei non ha nessun diritto di speculare sul dolore altrui. Purtroppo le indagini in corso non mi permettono di affrontare un dibattito con lei ed i suoi amici sulla vicenda. cosa che farei immediatamente!  Lei [Iolanda Nanni, ndr.] saprà certamente che le esternazioni da parte degli indagati sui fatti oggetto di indagine potrebbero essere male interpretate dai magistrati che stanno indagando.
Per tale motivo, solo per questo, le garantisco che non posso invitare lei ed i suoi amici ad un confronto pubblico nel quale rispondere a tutte quelle domande che lei ed i suoi amici avreste voluto farmi.
Ovviamente sono disponibile a valutare ogni sua proposta alternativa che possa esaudire la sua curiosita’ compatibilmente con la mia posizione processuale.
Detto ciò la invito a voler essere più contenuta nei toni che utilizzerà quando si riferisce alla mia persona dal momento che non sono più disposto a tollerare pesanti attacchi personali che verranno perseguiti nelle opportune sedi giudiziarie.

CESARE DEL FRATE: Signor Trivi, ci rimprovera di farle “pesanti attacchi personali”, e poi minaccia delle querele! La prego, pensi a quello che dice e scrive, perché non siamo degli sciocchi. La rassicuro sul fatto che nessuno le fa attacchi personali, perch…é nemmeno la conosciamo e in ogni caso le critiche che le rivolgiamo sono solo ed esclusivamente politiche. Se poi lo facciamo con una certa ironia, non se ne abbia a male: un po’ d’ironia è proprio quello che ci vuole, soprattutto davanti a certe situazioni. Dice di non essere disponibile a un confronto pubblico per non pregiudicare la sua posizione nel processo: però non si è fatto scrupoli a strumentalizzare la commissione antimafia per tenere un monologo che assomigliava a un comizio. Senza che nessuno avesse la facoltà di rivolgerle una sola domanda.
Stia certo che teniamo ben separati e distinti i piani delle indagini da quello della politica: non abbiamo accuse da rivolgerle, chiediamo semplicemente che siano fugati dubbi e sospetti politici. Cosa che lei, nel suo monologo, si è ben guardato dal fare.
Infine, sappia che lei non è il primo a minacciarci di querela, e se pensa di intimorirci sbaglia bersaglio. Raccontare ed esaminare intercettazioni pubbliche uscite sui giornali non è reato. Chiedere a un politico che si assuma le sue responsabilità e sia trasparente non è reato. Un politico che non chiarisce dubbi e sospetti gravissimi e che minaccia querele, beh, non è reato, ma è qualcosa di poco decoroso.

IOLANDA NANNI: Gentile Sig. Trivi,
leggo con sorpresa il suo post sulla mia bacheca, nel quale Lei pubblicamente mi rivolge una sorta di intimidazione alla mia persona. Cesare, Le ha già dato una risposta a nome del MoVimento 5 Stelle di cui siamo entrambi… esponenti, ma ritengo importante un chiarimento anche da parte mia. Premesso che mai ho adottato alcuna espressione offensiva nei suoi confronti come persona, né è mia intenzione farlo, né mi interessa, ciò che ho legittimamente espresso a nome del MoVimento 5 Stelle (e lo sottolineo in quanto Lei ha più volte fatto riferimento “a me e i miei amici” eludendo la mia posizione politica), sono opinioni elaborate sulla base di fatti pubblicati da tutti i giornali e media locali che adombrano la nostra città e destano in noi cittadini legittimi dubbi, sospetti ed indignazione. D’altronde, basterebbe leggere l’eloquio delle intercettazioni che La riguardano, per essere turbati. Detto questo, sarà la magistratura ad accertare e giudicare, noi non abbiamo mai espresso una condanna alla Sua persona, né mai lo faremmo, essendo garantisti. Pensiamo che quando si decide di fare politica, si dovrebbe imparare a vivere in una casa di vetro dove ogni azione sia compiuta con trasparenza ed alla luce del sole ed assumendosene le responsabilità. Se Lei si è comportato come sopra, sicuramente non avrà nulla da temere dalla magistratura e dall’opinione pubblica. Per quel che ci riguarda, uno dei nostri compiti principali è informare i cittadini di quanto sta accadendo e lo facciamo coscienziosamente e basandoci su fatti documentati e pubblicati dai giornali, ma non tolleriamo strumentalizzazioni, né attacchi personali che hanno sapore intimidatorio. Noi non staremo in silenzio!

CESARE DEL FRATE: signor Trivi, ero tentato di farle due domande ma ho cancellato il commento relativo perché ritengo che lei non debba rispondere personalmente a me, o a chiunque altro, circa quelle che sono responsabilità politiche. Dovrebbe farlo davanti …ai cittadini in un dibattitto pubblico. il Sindaco ha annunciato che avrebbe incontrato i cittadini e le associazioni per chiarire: lo solleciti ad organizzare al più presto un incontro pubblico in cui sia data la parola anche ai cittadini, e al quale lei stesso potrà partecipare e rispondere, chiarire ed esporre le sue argomentazioni. Che sia però un dibattito realmente aperto, e che avvenga al più presto!

PIETRO TRIVI: Signor Del Frate, ho immediatamente inoltrato la Sua richiesta al Sindaco al quale ho chiesto di fissare il prima possibile l’incontro da Lei auspicato.
Parteciperò volentieri e risponderò a tutte le domande alle quali potro’ rispondere com…patibilmente con la mia posizione processuale.
Su questo aspetto mi consulterò domani stesso con il mio Avvocato.

CESARE DEL FRATE: bene, rimaniamo allora in attesa di news sull’incontro con i cittadini.

Il sistemone pigliatutto. Lorsignori: se li conosci li eviti

Ecco qua il sistemone pigliatutto che descrive le relazioni pericolose fra sospetti ndranghetisti, amministratori pubblici e politici pavesi, per come sembra emerge dalle intercettazioni pubblicate sulla stampa, in cui si cinguetta di appalti, bustarelle, voti comprati, poltrone, estorsioni. Gnamm!!

Il processo farà il suo corso, e non sta a noi accusare nessuno. Di sospetti politici, invece, ne parliamo eccome, e facciamo nomi e cognomi. Intanto Carlo Chiriaco, direttore di ASL per meriti sul campo (ex indagato per estorsioni e truffe sanitarie, che gli sono valse a mo’ di titoli onorifici nella scalata al potere), nonché uomo di spicco del PDL locale. Amico un po’ di tutti, anche se oggi lo evitano come la peste, è agli arresti con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa: come si vede nella mappa, lui è il vero collante del sistemone pigliatutto. È assiduamente in contatto sia con Pino Neri, accusato di essere nientemeno che il boss dei boss, il vertice del cupolone della ’ndrangheta lombarda, e sostiene di fare da tramite fra Neri ed esponenti della giunta, nonché, ci arriveremo, il Faraone: la cupola incontra la piramide.

“Uomini di Neri”, così li definiscono i PM, sono Francesco Del Prete, candidato in “Rinnovare Pavia”, e Salvatore Ilacqua, candidato in “Rinnovare Vigevano” (entrambi partiti della famiglia Filippi). Allora, la questione è questa: Pino Neri e le famiglie a lui collegate da tempo fanno affari in provincia, e ora vogliono fare il salto, mettere i loro uomini direttamente nei consigli comunali. Si rivolgono allora ad Ettore e Luca Filippi, che accettano le candidature, ma poi arriva il cattivo Centinaio (oggi vicesindaco di Pavia), che dice di no, qualche sospetto gli è venuto. Ecco che Chiriaco allora chiama in soccorso l’angelo custode Angelo Ciocca (allora assessore provinciale e oggi consigliere regionale leghista), e magicamente la cosa si sblocca: Del Prete viene candidato ma, mannaggia, non viene eletto. Oggi Ettore Filippi lo difende sostenendo che era il candidato dell’oratorio di S. Carlo Borromeo, d’altronde quanti uomini d’onore sono stati trovati in bunker ripieni di santini e acqua benedetta?

In seguito alla delusione elettorale, Chiriaco torna alla carica e chiede per Del Prete una poltrona ad ASM, Luca Filippi gli risponde picche, la poltrona è già prenotata per lui: “come cazzo fai perchè papà, scusami facciamo noi!” (4/12/09). Contentino: Del Prete si aggiudicherà una consulenza ad ASM, pare di 12.000 euro lordi l’anno, da cui si è dimesso dopo le inchieste.

Arrivano le regionali, e si cerca di ricucire lo strappo fra le famiglie delle cosche e i Filippi. Tocca sempre a Chiriaco far da tramite, poraccio. Neri vuole puntare su Abelli (prima scometteva sulla moglie, ma poi è arrivato er gabbio), ne parla al telefono con un compare:

“noi conosciamo FILIPPI, lei (riferito ad ABELLI) lo conosce meglio di noi, per carità, è un ottima persona, non ho dubbi … non intendiamo però farci sminuire da lui…(inc)… noi non chiediamo niente…(la radio ed i rumori sovrastano la voce di NERI)…Carlo ci tiene che dico questa parola qua, anche perché tramite Carlo (CHIRIACO) …(inc)…è bene che lei (inteso ABELLI) sappia che il nostro gruppo l’appoggia…non le chiediamo niente e facciamo capo a Carlo (CHIRIACO), che noi lavoriamo per lei (sempre ABELLI), e che manifestiamo un impegno maggiore, perchè se qui… se possiamo valere dieci in città…in provincia… molto di più!!…  abbiamo queste capacità…. sta di fatto che noi non votavamo lì!… e quindi, già noi… i nostri nuclei famigliari…”

Chiriaco manda pure Del Prete a promettere il loro sostegno da Abelli, Abelli lo riceve, e Del Prete se ne torna contento da Pino Neri, e gli racconta:

“gli ho detto sono un amico del Dott. CHIRIACO, l’avvocato NERI, amico del Dott. CHIRIACO, gli aveva chiesto di presentarmi…di cercare un candidato….loro…. ma loro invece conoscendomi …hanno deciso di puntare ….di darmi una mano..come per dire….sono stati bravi… però non è che si è… mi ha detto…me lo dovevi dire 15 giorni fà …guardi che io non sono venuto per chiederle……

N: no no

D: …io volevo solo dirle che saremmo contenti di darle una mano e se poi c’è la possibilità di fare un percorso all’interno del PDL….

N: lui ha il compito di coordinare…non è che può pensare…(inc.)

D: no no..per carità….credo di aver fatto una buona impressione..

N: penso di si…”.

Si è presentato come amico di un sospetto boss ’ndranghetista e di un trafficone, e gli ha fatto buona impressione, meno male! Abelli spera di prendere 12.000 preferenze, Neri punta a 18.000: alla fine ne prenderà metà di quelle che si auspicava, un terzo delle speranze ’ndranghetiste, e se ne rimarrà a Roma, nonostante la minaccia “sono tornato” con cui, tramite cartelli elettorali neri, ha tormentato i pavesi per tutta la campagna elettorale. E chi cazzo gliel’aveva chiesto di tornare?!?!

Oggi Abelli difende l’indifendibile sostenendo che se il suo nome è nelle bocche di sospetti ’ndranghetisti è solo perché lui è “persona nota”. Infatti da 15 anni il suo nome è sulla bocca di tantengisti, di corrotti e, pare, di ndranghetisti, ma lui non c’entra nulla, è che a loro piace pronunciare il suo nome, ci fanno i gargarismi e lo canticchiano sotto la doccia. È una questione di stile, una licenza poetica (il suo nome emerge in tantissime carte processuali, anche se lui non è mai stato condannato). A Scajola gli compravano casa a sua insaputa, ad Abelli procacciavano i voti, ma lui era ignaro di tutto. Chiriaco ci mette l’anima, e il Faraone neanche un grazie:

giuro che farei la campagna elettorale per lui come fosse la prima volta… con la pistola in bocca… perché chi non lo vota gli sparo”.

abelli chiriaco

E la giunta? Beh, il solito Chiriaco è pizzicato in imbarazzanti conversazioni con Dante Labate, Pietro Trivi ed Ettore e Luca Filippi (per i quali “ammorbidisce” i controlli dell’ASM sui loro locali, dopo che Luca al telefono gli intima “…mi hai rotto i coglioni !… tutti i giorni mi mandi l’ASL nei locali…”, al che lui chiama un tal Gigi “ascolta… oggi quelli devono andare li’ no…gli dici di andare con …. molta benevolenza…. il problema e’ anche di carattere politico … nei limiti della… decenza”). Nelle intercettazioni spunta fuori pure una mega speculazione a Piazzale Europa, la costruzione di un Motel, un’operazione fognaria per la quale cercano di ottenere più soldi, e in una delle speculazioni promettono di riservare una quota del 20% a Dante Labate, il quale viene giudicato da Neri e Chiriaco alquanto esoso (conversazione avvenuta l’1/7/09):

Chiriaco:  Dante ( ndr. Labate Dante) è fuori di testa completo”

NERI: “ma completamente,  anche… ,  io dico ma chissà cosa fa, lui si sta rovinando con le proprie mani “

CHIRIACO: “perchè ABELLI come dire è perplesso, dice ma che cazzo di comportamenti sono questi”

NERI: “ma no, ma non…guarda che …”.

CHIRIACO: “guarda CON QUELLO CHE MI COSTA LUI  IO PAGO TUTTI GLI  ALTRI e lui ….inc…  se ne fotte,  questo mi ha detto”

NERI:”ma si..  “

CHIRIACO: “vuole SAN MATTEO per lui, poi vuole che si tiene l’ALER “

NERI: “Si tiene l’ALER pure ..cazzo ….. inc..  ma è pazzo “

CHIRIACO: “sì …poi vuole alla SP vuole “

NERI: “a MUSOLINO”.

CHIRIACO: “Musolino… e qualche altra cosa “.

Molti di questi favori e speculazioni pare siano rimasti solo promesse: mentre le telefonate erano in corso, sono arrivati i carabinieri. Ciò che comunque emerge dalle intercettazioni è la spregiudicatezza con cui politici locali si interfacciavano con un uomo, Chiriaco, dietro il quale l’ombra di Pino Neri era ben visibile. I quattro moschettieri Labate, Trivi e i Filippi telefonano, telefonano, spendono intere ricariche discutendo di tutto tranne che del bene pubblico o degli interessi della città: son già troppo affaccendati nei loro, di interessi.

Intanto uno di loro è indagato, Pietro Trivi, per corruzione elettorale. Cattaneo si è affrettato ad esprimergli “solidarietà politica”. L’aveva già fatto con la Gariboldi: il giorno dopo sono arrivati i carabinieri alle 4 del mattino e l’hanno portata a S. Vittore. Trivi, per ora, si è solo dimesso.

C’è o non c’è un sistema clientelare e nepotistico di spartizione della cosa pubblica? Gli appalti, le consulenze, il PGT vengono decisi con i criteri della trasparenza e del bene comune oppure con quelli degli amichetti del quartierino? A queste domande la maggioranza non ha ancora risposto: eppure, se prendiamo anche solo le nomine nelle società partecipate, troviamo mogli di, figli di, tesserati di partito. Il PD chiede la sua parte di poltrone, e il PDL si aggiudica la fetta più grosse. E i cittadini onesti, che non sono amici di Tizio o figli di Caio, e che non hanno la tessera del PDL o del PDmenoelle?

A furia di ragionare con una mentalità clientelare e privatistica, può capitare di imbattersi in personaggi come Pino Neri. E a volte, in questo monopoli di lottizzazioni, si pesca la carta “andate in prigione senza passare dal via”, come è successo a Carlo Chiriaco e Rosanna Gariboldi.

Per ora non c’è stata risposta né reazione: il sindaco ha dichiarato che “Pavia si è dimostrata impermeabile alle infiltrazioni mafiose”, e nulla ha detto sul sistema clientelare tratteggiato dalle intercettazioni. Il PD si è ben guardato dal chiederne le dimissioni, in quanto responsabile di cotanta maggioranza. Solo le formazioni di sinistra e i 5 stelle denunciano questo tragico degrado.

In compenso, durante la manifestazione antimafia di venerdì scorso, Dante Labate ha deriso i cittadini che chiedevano legalità porgendo il dorso delle mani, ad imitazione di un famigerato gesto mafioso, mentre Luca Filippi li provocava fino a quando non è intervenuta la polizia a farlo desistere.

Pavia merita una maggioranza al di sopra, e non al di sotto, di ogni sospetto. Il Sindaco e la giunta si dimettano immediatamente!!

MoVimento 5 Stelle Pavia

p.s.1: scarica e diffondi la mappa del sistemone pigliatutto, qui!

p.s2.: abbiamo qui ricostruito a grandi linee solo la parte di intercettazioni uscite sulla stampa che riguardano i politici, ma le indagini contengono moltissimo di più, lo vedremo nei prossimi mesi!