Formigoni go home!
Il celeste Formigoni è sempre più extra-vergine e, dicono i giornali (lui ovviamente smentisce) indagato. Apprendiamo oggi dalle pagine del Fatto Quotidiano (articolo riportato sotto) che Formigoni sarebbe indagato nell’affaire Maugeri: è questo il “modello” della sanità lombarda. Che il celeste extra-vergine fosse governatore abusivo, al quarto mandato quando la legge prevede un tetto di 2, lo sosteniamo da anni anche in tribunale, ed ora è arrivata anche la sentenza del Consiglio di Stato (leggi qui). Regione Lombardia non ha ancora recepito la legge nazionale sul limite di due mandati, povera Regione proprio non recepisce e non capisce, in compenso recepisce l’orda di indagati nel Consiglio regionale, ormai abbiamo perso il conto. Formigoni farebbe bene a dimettersi e a ad andare in Procura a raccontare ciò che sa sulla Maugeri e i mille scandali regionali: per questo il 7 Luglio, a Milano, il M5S manifesterà contro il Presidente extra-vergine e inconsapevole (qui l’evento facebook) (Cesare Del Frate).
Di seguito riportiamo l’articolo del Fatto Quotidiano
di Redazione Il Fatto Quotidiano
Il governatore della Lombardia Roberto Formigoni è indagato nell’inchiesta della Procura di Milano sui 70 milioni di euro che il polo privato della sanità Fondazione Maugeri ha pagato negli anni al consulente-mediatore Pierangelo Daccò. La notizia è stata pubblicata sul Corriere della Sera. Le ipotesi di reato, riporta il quotidiano, sarebbero due: corruzione per la somma dei benefit ricevuti da Daccò e finanziamento illecito per oltre mezzo milione di euro relativi alle elezioni regionali 2010.Al momento Formigoni ribatte così: “Non ne so nulla”. E’ l’unica risposta, al momento, affidata all’Ansa. Questa mattina è prevista, nella sede della Regione, una conferenza stampa di Formigoni convocata già da ieri sera.
Il finanziamento elettorale illecito, sottolinea il Corriere, sarebbe provenuto da un’azienda sanitaria privata in vista della campagna di Formigoni per le Regionali lombarde. L’ipotesi di reato di corruzione farebbe invece riferimento ai molteplici benefit di ingente valore patrimoniale – vacanze, soggiorni, utilizzo di yacht, cene di pubbliche relazioni a margine del Meeting di Rimini, termini della vendita di una villa in Sardegna a un coinquilino di Formigoni nella comunità laicale deiMemores Domini – messi a disposizione del governatore dal mediatore Daccò. Le ipotesi di reato di corruzione e finanziamento illecito sono del tutto inedite, come evidenzia il Corriere della Sera. Sono spuntate nell’ultimo giro di interrogatori alcuni dei quali sono stati secretati. Tra questi quelli di Daccò. In ogni caso, per quanto se ne sa, né il “mediatore” né Simone avrebbero fatto ammissioni.
Sospetti anche sulle delibere di giunta. Ci sono anche alcune delibere varate dalla Giunta regionale nel corso degli anni “nell’interesse” della Fondazione Maugeri alla base delle accuse mosse dalla Procura al presidente Formigoni. In particolare, secondo quanto scrive l’Ansa, i pm milanesi sono arrivati ad ipotizzare nei confronti del governatore la corruzione anche analizzando una serie di provvedimenti “complessi” che hanno ritoccato al rialzo i cosiddetti “drg”, acronimo che sta per “Raggruppamenti omogenei di diagnosi” con il quale si indica il sistema di retribuzione degli ospedali per l’attività di cura, introdotto in Italia nel 1995. Tra i beneficiari di questi rialzi, tra varie strutture sanitarie, rientrava proprio la Fondazione Maugeri. Per gli inquirenti, questa è l’ipotesi, tali delibere di giunta sulla maggiorazione dei rimborsi sarebbero state la contropartita dei benefit di lusso, come i viaggi esotici e le vacanze su mega yacht, e di “altre utilità” pagate da Daccò, come da lui stesso a messo a verbale, a Formigoni e al suo entourage.
Questi provvedimenti approvati dalla giunta Formigoni hanno cominciato ad essere affrontati negli ultimi interrogatori e, in particolare, da quanto si è saputo, in quelli resi da Costantino Passerino, l’ex direttore amministrativo della Fondazione arrestato lo scorso 13 aprile assieme, tra gli altri, all’ex assessore regionale Antonio Simone, amico personale del governatore come Daccò.
Le parole di Daccò. Chiaro che proprio le parole di Daccò abbiano avuto un peso specifico particolare, come rileva il Corriere: Daccò aveva parlato di “aprire le porte in Regione Lombardia”, aveva detto di sfruttare “la mia conoscenza personale con Formigoni per accreditarmi presso i miei clienti”, di muovere «nell’ente pubblico le leve della discrezionalità» cruciali per il riconoscimento agli ospedali delle «funzioni non coperte da tariffe predefinite», cioè del capitolo (pari al 7% del bilancio della sanità per quasi 1 miliardo l’anno) parametrato su attività d’eccellenza e di ricerca in aggiunta ai normali rimborsi delle prestazioni erogate ai pazienti.
Durante l’inchiesta, nata come costola del crac dell’istituto San Raffaele, sono state arrestate finora 7 persone per accuse di vario tipo: associazione a delinquere aggravata dal carattere transazionale e finalizzata al riciclaggio, appropriazioni indebite pluriaggravate, frode fiscale ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tra le persone finite in carcere due persone ritenute molto vicine al presidente della Regione Lombardia: uno è, per l’appunto Daccò, in cella da novembre, legame tanto stretto che i due hanno passato insieme molti periodi di vacanza; l’altro è Antonio Simone, in carcere dalla scorsa primavera, ex assessore regionale della Dc nei primi anni Novanta, coinvolto nella prima fase di Tangentopoli e infine riemerso come imprenditore immobiliare e consulente del settore della sanità. Simone, peraltro, è un compagno della prima ora di Formigoni, visto che entrambi sono tra i fondatori di quel Movimento popolare, “braccio politico” tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta di Comunione e Liberazione.
La lunga difesa di Formigoni. Il presidente Formigoni ha più volte respinto qualsiasi ipotesi di coinvolgimento nelle vicende giudiziarie che hanno travolto la sanità della Lombardia e in particolare due colossi come l’Istituto San Raffaele e la Fondazione Maugeri. L’ultima volta il governatore lombardo ha ribadito che tutte le inchieste riguardavano rapporti tra privati, che nessuna figura pubblica (politica o tecnica) era coinvolta e che Daccò non ha avuto vantaggi dalla Regione per il solo fatto di essere suo amico.
All’inizio di questa vicenda Formigoni aveva spiegato anche di aver solo fatto con Daccò «vacanze di gruppo» ai Caraibi, dove ogni componente della comitiva pagava qualcosa. Ha fatto il giro di giornali online e tv la conferenza stampa in cui Formigoni diceva di dover controllare le sue agende o le ricevute (salvo poi non trovare verifica) per i rimborsi. Successivamente Formigoni aveva precisato che «non c’era stato bisogno di alcun conguaglio» con Daccò. Infine la vicenda della villa in Sardegna. Il presidente della Lombardia ha spiegato che ha “potuto accumulare risparmi per un milione di euro che ho prestato a un amico» (cioè Alberto Perego) per comprare la villa venduta per 3 milioni a Perego da Daccò due settimane prima del suo arresto. In Regione non è indagato nemmeno un usciere, aveva ripetuto Formigoni. Ma dopo l’ex dirigente alla Programmazione sanitaria Alessandra Massei, la scorsa settimana è finito sotto inchiesta (e perquisito) anche il direttore generale dell’assessorato alla sanità, Carlo Lucchina.
Pubblichiamo l’appello del Coordinamento pendolari pavese circa la correttezza e la trasparenza degli atti dell’Assessore provinciale ai trasporti Bozzano: in ballo c’è una raccolta firme farlocca presentata da Bozzano stesso in Regione. L’Assessore ha replicato dicendo che non si era accorto che i moduli firme da lui consegnati, e presentati in conferenza stampa, recavano senza averne il permesso né l’autorizzazione il logo del Coordinamento pendolari. L’assessore era inconsapevole, ennesimo caso di politico italiano colto dall’incosapevolezza… Leggete quanto scrivono i pendolari… (qui trovate anche 



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